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Home Cronaca Avellino

Caccia al felino: la storia della pantera che si aggira tra Sannio e Irpinia

Giuseppe Scuotri di Giuseppe Scuotri
21 Giugno 2020
in Avellino, Benevento, Cronaca
pantera

Uno spettro dal manto oscuro e dalle zanne acuminate si aggira, col favore delle tenebre, nelle campagne e nei boschi che circondano alcuni piccoli centri abitati di provincia. Carcasse di selvaggina, grosse impronte, confusi avvistamenti capaci di generare incredulità e psicosi in egual misura: prove empiriche della presenza di una grossa fiera sbucata, in apparenza, dal nulla. Non siamo nella caliginosa brughiera del Devon, lo spettrale palcoscenico su cui si aggirava il mastino dei Baskerville nato dalla penna di Arthur Conan Doyle, ma nell’entroterra campano, tra il Sannio e l’Irpinia. La bestia in questione, invece, sembrerebbe essere una grossa pantera, capace di coprire enormi distanze con discrezione e disinvoltura. I primi segni del suo passaggio sono stati rinvenuti, a fine maggio, nel Beneventano: resti di animali brutalmente dilaniati sono emersi ai margini del comune di Torrecuso e, pochi giorni dopo, il 25 maggio, la carcassa di un cane assalito e sbranato è stata ritrovata a Pesco Sannita. A seguito di queste prime scoperte, le autorità locali si sono subito messe all’opera, con l’aiuto del personale veterinario dell’Asl, per identificare l’autore degli inquietanti agguati: campioni prelevati dai reperti sono stati inviati a laboratori specializzati, per procedere all’identificazione del Dna, mentre i sindaci della zona hanno invitato i propri concittadini a usare estrema prudenza, specialmente nelle aree più isolate ai margini dei centri abitati.

Le ricerche sul campo, invece, sono state affidate ai carabinieri dei locali reparti forestali, che in pochi giorni hanno effettuato diverse battute di caccia nella vasta area che comprende anche Pietrelcina e Ceppaloni. Qui, gli specialisti del nucleo Cctes si sono avvalsi di strumenti all’avanguardia: speciali trappole munite di telecamere a infrarossi, capaci di registrare filmati anche nella più completa oscurità, sono state piazzate lungo il corso del fiume Sabato e del torrente Serretelle, luoghi dove sono avvenuti i primi avvistamenti della fiera. Incontri spaventosi ma, come s’è visto, spesso influenzati da un forte senso di suggestione: al diffondersi della notizia, infatti, si sono moltiplicate le segnalazioni poi rivelatesi non veritiere. In un caso, ad esempio, un gruppo di cittadini terrorizzati ha indirizzato i militari verso quello che, a parer loro, era un possibile nascondiglio della pantera. Un animale dal manto nero aveva, a onor del vero, costruito un riparo nel fogliame in questione, peccato che si trattasse di una gazza ladra e nulla più. Con i risultati dei test di laboratorio in ritardo causa trasloco del centro d’analisi – la suspense, alle volte, scaturisce da circostanze insospettabili – la pantera ha quindi deciso di estendere il proprio raggio d’azione spostandosi verso l’Irpinia. Come un fulmine a ciel sereno, il 3 giugno arriva la notizia di un avvistamento a Roccabascerana, nei pressi di San Martino Valle Caudina e Pannarano.

Sei giorni dopo, il 9 giugno, l’animale fa la sua spettrale apparizione nei pressi del cimitero di Summonte, a quindici chilometri di distanza. Immediata la risposta delle forze dell’ordine: si organizza subito una grande battuta di caccia col supporto dei droni ma il 12 giugno, mentre le ricerche sono ancora in corso, arriva la notizia di un secondo avvistamento nei pressi di un altro camposanto, questa volta a Sant’Angelo a Scala. Nell’incessante succedersi di colpi di scena e cambi di fronte che caratterizza questa serrata caccia al felino, il gruppo delle ricerche si allarga quindi al Partenio e, nel corso della stessa giornata, giunge voce di un’ulteriore apparizione della bestia, non accertata, nei pressi di Montemiletto. Il corpus di prove raccolto, comprendente impronte, foto, nuovi resti di prede e testimonianze coerenti dà, pian piano, sempre più corpo all’ipotesi che il grosso felino, sulla cui stessa esistenza gli esperti nutrivano ancora dubbi, si aggiri realmente nei recessi più oscuri della vegetazione locale. Un particolare su tutti alimenta le incertezze degli addetti alle ricerche: le esche di carne piazzate nelle zone dei primi avvistamenti sono state ritrovate intatte, fatto singolare se si pensa che l’area in questione è abitualmente frequentata anche da predatori autoctoni come volpi e lupi.

La paura della pantera ha contagiato anche gli altri abitanti a quattro zampe dei boschi irpini? Due elementi, tuttavia, sembrano non lasciare molto spazio a speculazioni ulteriori: il resoconto dettagliato di un cacciatore di Sant’Angelo a Scala che, trovatosi a due metri dall’animale, avrebbe fornito particolari calzanti sul suo aspetto e i primi risultati giunti dalle analisi delle impronte, che apparirebbero estremamente simili a quelle di un’altra pantera, ospite di uno zoo locale, impiegata come termine di confronto. Le ricerche proseguono tuttora a pieno regime, con squadre composte da decine di militari, cacciatori e cani addestrati in azione e, nel mentre, un ulteriore tassello si è aggiunto al puzzle, questa volta riguardante la provenienza dell’animale: nei mesi di gennaio e febbraio, infatti, alcuni avvistamenti analoghi erano stati segnalati in Puglia, precisamente nei pressi dei Comuni di San Severo e Apricena. Pur non essendoci al momento nulla di ufficiale, non è illogico pensare che, complice anche la ridotta presenza umana durante il lockdown, la pantera abbia potuto coprire il lungo tragitto che dalla provincia di Foggia l’ha portata fino all’entroterra campano: qui, si spera che questa storia ancora ammantata di un sottile velo di ineffabilità possa trovare, se non un finale degno di Conan Doyle, almeno una conclusione lieta sia per l’animale sia per gli abitanti della zona.

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Tags: campaniaIrpiniaSannio
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