A Mondragone è stata smantellata stamane la zona rossa che era stata prorogata fino al 7 luglio a causa del focolaio di Covid-19 scoppiato tra la comunità di braccianti bulgari residenti nei palazzoni dell’ex area Cirio. I militari dell’esercito hanno così abbandonato l’area che resterà comunque sotto lo stretto controllo delle forze dell’ordine, con il supporto della protezione civile e il monitoraggio da parte dei sanitari dell’Asl di Caserta.
In totale, i casi accertati di positività al Coronavirus legati all’ex area Cirio, in seguito ai tamponi effettuati dall’Asl, sono stati 103. Di questi, 91 sono stati registrati nella sola Mondragone, mentre i restanti 12 nei paesi limitrofi. Gran parte dei contagiati sono infatti braccianti agricoli che vivono e lavorano in condizioni estremamente precarie, soprattutto sotto il profilo igienico-sanitario, in una situazione di povertà e di degrado sociale che ha contribuito alla diffusione dei virus del Sars-Cov-2 fino all’esplosione del famigerato focolaio. All’ex area Cirio era inoltre legato il secondo focolaio scoppiato nella zona, quello di Falciano del Massico, dove sono risultati positivi al tampone 36 lavoratori di una stessa azienda agricola.
Le vicende del focolaio mondragonese sono iniziate due settimane fa, quando una donna incinta di origini bulgare fu portata al pronto soccorso per partorire. In occasione del ricovero fu sottoposta a tampone che ne rivelò la positività al Covid-19. Da quel momento in poi la situazione precipitò, portando all’istituzione della zona rossa e agli scontri e alle violenze consumatesi tra la minoranza bulgara e alcuni gruppi di cittadini. Per oltre due settimane tutti gli occhi della stampa e dei media nazionali furono puntati sulla città del litorale domizio, soprattutto in occasione dell’arrivo del leader della Lega Matteo Salvini, caratterizzato da forti tensioni tra i manifestanti e la polizia, sfociati nel ferimento di un giovane. Salvini è tornato a Mondragone qualche giorno dopo, in una città completamente blindata dalle forze dell’ordine e in un clima surreale, per incontrare alcuni commercianti. La bufera politica che scaturì da tutta questa serie di eventi portò anche alle dimissioni del capo della protezione civile locale.
Oggi, finalmente, quelle due settimane che misero a ferro e fuoco la città sembrano ormai messe alle spalle, e Mondragone sta pian piano tornando alla normalità, sebbene l’attenzione sia comunque alta all’interno di un’area nella quale sono molto diffusi i fenomeni di criminalità. Stamattina, infatti, le forze dell’ordine hanno effettuato diversi controlli nelle palazzine mondragonesi per identificare e rilevare tutte quelle condizioni di illegalità e di sfruttamento legate alla permanenza dei cittadini stranieri. L’obiettivo delle operazioni non è solamente quello di risalire agli immigrati irregolari ma anche di individuare palazzinari e caporali che sfruttano le condizioni subalterne dei migranti, arricchendosi così sulla loro povertà. Nel frattempo, già da questa mattina, molti dei braccianti appartenenti alla comunità bulgara sono tornati a lavorare nei campi, mentre altri, perlopiù lavoratori stagionali, hanno fatto le valigie e sono andati via da Mondragone per trasferirsi altrove.