Sessa Aurunca, sottoposto a sorveglianza speciale il fratello del boss dei “muzzoni”
L'uomo ricopriva un ruolo direttivo nel sodalizio criminale, in particolare con riferimento alle questioni legali, finanziarie e gestionali riguardanti i proventi delle loro attività illecite
Era irreperibile da oltre quindici anni, ma stamattina, al termine di tempestive e articolate attività investigative sul territorio, la squadra investigativa del commissariato della polizia di Stato di Sessa Aurunca ha sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale, proprio nella cittadina della provincia di Caserta, A. E., fratello del boss detenuto M. E., storico capo incontrastato del locale clan camorristico dei cosiddetti “muzzoni”, operante da anni nei territori di Sessa Aurunca, Roccamonfina, Cellole e nelle aree limitrofe. L’uomo, a sua volta esponente di spicco del sodalizio criminale, è stato destinatario di alcuni provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria di Santa Maria Capua Vetere.
Ai vertici dei “muzzoni”, infatti, A. E. ricopriva un ruolo direttivo, in particolare con riferimento alle questioni legali, finanziarie e gestionali riguardanti i proventi delle attività illecite del sodalizio criminale. Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel luogo di residenza per la durata di quattro anni, già emessa dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nel 2008, ma finora mai eseguita per l’irreperibilità del soggetto in questione.
Il Duomo di Sessa Aurunca
Sotto il controllo dei vari sodalizi criminali, il territorio casertano è diventato da anni un punto nevralgico per i traffici internazionali di droga, per la gestione della prostituzione, del traffico di clandestini e nella gestione del caporalato da parte della criminalità locale. In particolare, tra Sessa Aurunca, Cellole, Carinola, Falciano del Massico e Roccamonfina hanno il controllo dell’area gli Esposito detti “muzzoni”, famiglia criminale della quale fa parte anche l’arrestato di oggi. Questo e altri dati sono presenti all’interno del rapporto semestrale della Direzione investigativa antimafia dell’anno 2019 sulle attività e i risultati conseguiti nel contrasto alla criminalità organizzata, reso noto a luglio. Il quadro che ne emerge, per quel che riguarda l’evoluzione delle organizzazioni camorristiche in Campania, offre una mappatura completa del loro radicamento e delle attività illecite svolte nei singoli territori controllati, dove quello camorristico è un fenomeno criminale in continua trasformazione che si sviluppa principalmente su due livelli: uno superiore, all’interno del quale trovano posto le famiglie storiche, che hanno grande incidenza sulla vita politica, sociale ed economica dell’intera regione; e uno inferiore, dove si collocano i gruppi minori e meno strutturati, ma che restano fondamentali per il controllo delle attività illecite sui vari territori.
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