Beni per un totale di 100 milioni di euro sono stati definitivamente confiscati ad Alfonso Letizia, 74enne imprenditore legato al clan dei Casalesi, in carcere dal 2011. Il decreto è stato emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e notificato dalla Direzione investigativa antimafia di Napoli.
Tra terreni e fabbricati sono 70 immobili, la maggior parte nella provincia di Caserta e 2 a Cavezzo (Modena). Poi 28 veicoli, tra moto e auto, 6 aziende del settore edile, dell’estrazione di inerti e del calcestruzzo, numerosi rapporti finanziari. Da oggi lo Stato ne ha il pieno e totale possesso.
Nel documento è espresso in modo chiaro e preciso che la pericolosità di Letizia deriva “dai rapporti emersi con il clan dei Casalesi, fazione Schiavone nel delicato e strategico settore della produzione e fornitura del calcestruzzo”.
Ma la Dia non si ferma qui. Gli investigatori affermano che Letizia era “il riferimento della famiglia Schiavone, poiché metteva stabilmente a disposizione dell’organizzazione i propri impianti di produzione del calcestruzzo e le proprie strutture societarie ottenendo, di contro, l’ingresso nel cartello delle aziende oligopoliste che l’associazione imponeva sui cantieri presenti nel mercato casertano”.
I decreti di sequestro e confisca, emessi dal Tribunale su proposta del direttore della Dia, sono stati eseguiti tra il 2014 e il 2018, confermati prima dalla Corte d’Appello di Napoli e, in ultima istanza, dalla Suprema Corte di Cassazione.
Letizia è stato arrestato nel 2011 a seguito dell’inchiesta “Il Principe è la (scheda) ballerina”, in cui sono emersi i legami tra politici del territorio e il clan dei Casalesi, in particolare i gruppi facenti capo alle famiglie Schiavone e Bidognetti.