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Home Cronaca

Clan Casalesi, 100 milioni di beni confiscati ad Alfonso Letizia

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
12 Febbraio 2020
in Cronaca

Beni per un totale di 100 milioni di euro sono stati definitivamente confiscati ad Alfonso Letizia, 74enne imprenditore legato al clan dei Casalesi, in carcere dal 2011. Il decreto è stato emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e notificato dalla Direzione investigativa antimafia di Napoli.

Tra terreni e fabbricati sono 70 immobili, la maggior parte nella provincia di Caserta e 2 a Cavezzo (Modena). Poi 28 veicoli, tra moto e auto, 6 aziende del settore edile, dell’estrazione di inerti e del calcestruzzo, numerosi rapporti finanziari. Da oggi lo Stato ne ha il pieno e totale possesso.

Nel documento è espresso in modo chiaro e preciso che la pericolosità di Letizia deriva “dai rapporti emersi con il clan dei Casalesi, fazione Schiavone nel delicato e strategico settore della produzione e fornitura del calcestruzzo”.

Ma la Dia non si ferma qui. Gli investigatori affermano che Letizia era “il riferimento della famiglia Schiavone, poiché metteva stabilmente a disposizione dell’organizzazione i propri impianti di produzione del calcestruzzo e le proprie strutture societarie ottenendo, di contro, l’ingresso nel cartello delle aziende oligopoliste che l’associazione imponeva sui cantieri presenti nel mercato casertano”.

I decreti di sequestro e confisca, emessi dal Tribunale su proposta del direttore della Dia, sono stati eseguiti tra il 2014 e il 2018, confermati prima dalla Corte d’Appello di Napoli e, in ultima istanza, dalla Suprema Corte di Cassazione.

Letizia è stato arrestato nel 2011 a seguito dell’inchiesta “Il Principe è la (scheda) ballerina”, in cui sono emersi i legami tra politici del territorio e il clan dei Casalesi, in particolare i gruppi facenti capo alle famiglie Schiavone e Bidognetti.

Durante le elezioni, agli elettori veniva consegnata una scheda elettorale rubata dal seggio. La scheda usciva “pre-votata”, con la croce sul simbolo del partito e il nome del candidato da appoggiare già scritto. La “scheda ballerina” era consegnata all’elettore complice, che la inseriva nell’urna e riportava fuori quella bianca ricevuta al seggio. Con la consegna agli uomini del clan, ricominciava il “ballo” illegale della scheda.

 

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Tags: Casal di Principecasalesi
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