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Covid-19, il Consiglio di Stato smentisce l’Aifa e dice sì alla cura con l’idrossiclorochina

L'organo della giustizia amministrativa ha dato ragione a un gruppo di medici di base che ha presentato ricorso contro la decisione dell'Agenzia italiana del farmaco

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
11 Dicembre 2020
in Italia
Sanofi

Il continuo scontro sull’utilizzo o meno dell’idrossiclorochina come terapia contro il Covid-19 segna un punto a favore dei sostenitori del farmaco antimalarico, attualmente usato per la cura all’artrite reumatoide. La terza sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Franco Frattini, ha infatti dato ragione a un gruppo di medici di base che ha presentato ricorso contro la decisione dell’Agenzia italiana del farmaco dello scorso 22 luglio di vietare la prescrizione della medicina al di fuori dell’uso previsto. “La perdurante incertezza circa l’efficacia terapeutica dell’idrossiclorochina – riporta l’ordinanza numero 7097/2020 – ammessa dalla stessa Aifa a giustificazione dell’ulteriore valutazione in studi clinici randomizzati non è ragione sufficiente sul piano giuridico a giustificare l’irragionevole sospensione del suo utilizzo sul territorio nazionale da parte dei medici curanti”. Insomma, per il massimo organo della giustizia amministrativa “la scelta se utilizzare o meno il farmaco, in una situazione di dubbio e di contrasto nella comunità scientifica, sulla base di dati clinici non univoci, circa la sua efficacia nel solo stadio iniziale della malattia, deve essere dunque rimessa all’autonomia decisionale e alla responsabilità del singolo medico in scienza e coscienza”. Saranno loro, quindi, a decidere se prescrivere l’idrossiclorochina ai pazienti colpiti dal Covid-19 non ospedalizzati, previo consenso di quest’ultimi e monitorando in maniera costante il decorso della malattia.

Fra i medici che hanno firmato il ricorso contro l’Aifa c’è anche Antonio Marfella, oncologo del ‘Pascale’ noto per suo impegno ambientalista. Fu proprio Marfella, durante i mesi del lockdown, a lanciare un appello attraverso un’intervista a Il Crivello per l’uso domiciliare dell’idrossiclorochina, “utile a chi ha i sintomi del Covid-19: temperatura oltre i 37 e mezzo e la perdita di uno fra i sensi di gusto e olfatto, e magari è in attesa di eseguire il tampone”. A Marfella rispose, indirettamente, Liberato Berrino, professore ordinario di Farmacologia all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, il quale già precisava che “solo il medico di base può prescrivere l’idrossiclorochina” mettendo però in guardia dagli “effetti collaterali, soprattutto in associazione con altri tipi di farmaci”. Ancora lo scorso 20 novembre, sempre attraverso una nota, l’Aifa confermava “la sospensione dell’autorizzazione all’utilizzo off label dell’idrossiclorochina” e ne consentiva l’uso “nei pazienti non gravi e nelle fasi iniziali della malattia” e “solo nell’ambito di studi clinici randomizzati, in quanto al momento le evidenze, seppur tendenzialmente negative, sono ancora limitate”. Ora la sentenza del Consiglio di Stato fa in parte chiarezza sull’utilizzo di un farmaco che, in ogni caso, precisano i giudici, non è rimborsabile se prescritto off label, cioè al di fuori dell’uso previsto.   

AstraZeneca

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