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Home Società

Marfella: “Fondamentale l’idrossiclorochina, farmaco per la cura domiciliare del Covid-19”

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
31 Marzo 2020
in Società
idrossiclorochina

“La mia paura è che, con l’idrossiclorochina, si possa ripetere ciò che è successo con le mascherine e l’abbigliamento Dpi”. Il professor Antonio Marfella parla da medico, malato e cittadino di questa regione. Ha lanciato un appello al sindaco di Napoli Luigi de Magistris e al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, nel quale ha sollecitato il loro intervento in merito all’idrossiclorochina, in commercio come Plaquenil, farmaco che sta ottenendo risultati incoraggianti nella cura domiciliare del Covid-19.

Dottor Marfella come mai ha deciso di lanciare questo appello al sindaco di Napoli e al presidente della Regione Campania?

“Perché siamo in una situazione più che delicata. Ci sono gli effetti positivi dei decreti del Governo, ma nel mese di aprile rischiamo la saturazione dei posti letto. Ho fatto una valutazione e ho timore che ci sia la carenza idrossiclorochina, un farmaco anch’esso usato nei pazienti con artrite reumatoide, ma nato come anti-malarico. L’idrossiclorochina si prende per bocca e, secondo le linee guida autorizzate anche in Italia, può essere prescritto dai medici di base. Ciò permette di curare i pazienti a casa. L’idrossiclorochina è utile a chi ha i sintomi del Covid-19, temperatura oltre i 37 e mezzo e la perdita di uno fra i sensi di gusto e olfatto, e magari è in attesa di eseguire il tampone. La mia preoccupazione è che non si trovi più in farmacia. Quindi, ho lanciato l’appello per sollecitare le istituzioni locali ad intervenire prima che sia troppo tardi e ci ritroviamo nella situazione delle mascherine e delle tute Dpi. Dotiamoci al più presto di tutti i farmaci utili per la terapia domiciliare, così da poter curare i pazienti direttamente a casa, senza aspettare la positività del tampone o l’eventuale ricovero. Sarebbe un toccasana anche per gli ospedali”.

Questo farmaco è usato in altre regioni italiane. Con quali risultati?  

“In Veneto è usato e dà buoni risultati, ma soprattutto è Piacenza la città dove si sono avuti esiti sorprendenti. È fondamentale essere tempestivi. Può avere efficacia se si interviene a partire dai 3 ai 6 giorni dalla comparsa dei primi sintomi. Superato questo tempo potrebbe essere necessario il ricovero, anche in terapia intensiva. Dati importanti, in questo senso, sono quelli riguardanti l’ossigenazione del sangue, che non deve scendere al di sotto del 90%”.

È fondamentale e imprescindibile, quindi, l’intervento del medico di base per l’assunzione dell’idrossiclorochina?

“Le indicazioni del medico di base sono fondamentali. Stanno pagando un prezzo altissimo per il rapporto diretto con i pazienti. Il medico di base deve sapere se e quando può prescrivere l’idrossiclorochina, seguendo il protocollo”.

Ci spiega, in maniera più semplice possibile, come l’idrossiclorochina può avere effetti positivi sui pazienti che hanno i primi sintomi da Covid-19?

“L’idrossiclorochina si è già dimostrato efficace al tempo della Sars. Come dicevo, appartiene a un tipo farmaci anti-malarici, definiti antichi, perché già all’epoca della ‘spagnola’ si mostrarono efficaci.  Questo tipo di farmaci mostrano attività terapeutica non per azione diretta antivirale, ma perché sono in grado di regolare l’eccessiva e mortale risposta infiammatoria, la cosiddetta tempesta di citochine, prodotta a livello polmonare. Pochi giorni fa, però, il professor Roberto Burioni ha affermato che l’idrossiclorochina mostra capacità di ridurre il carico virale. Se ciò fosse confermato da ulteriori studi, sarebbe una scoperta davvero notevole”.

Ma sembra che questo farmaco abbia forti controindicazioni. È vero?

“Tutti i farmaci hanno controindicazioni. Dipende dalla predisposizione dei soggetti o anche perché si pensa di usare dosaggi più elevati. Può provocare danni alla retina o al fegato, ma il rapporto rischio-beneficio è assolutamente buono. Può essere usato, su prescrizione medica, prima che venga effettuato il tampone, ma se passano 6 giorni dai primi sintomi, come previsto dal protocollo, perde efficacia”.

Ci sono state reazioni al suo appello?

“L’intervento su Facebook ha fatto breccia, ho avuto riscontri positivi. Ora tutti sanno che c’è un’altra possibilità. Alcuni colleghi si sono arrabbiati, pensavano che fosse una terapia innovativa. Non c’è nulla di innovativo. La cura è già in atto in Veneto e a Piacenza, c’è un protocollo internazionale, in Italia autorizzato dall’Aifa, ho notizie che la Sanofi abbia donato gratis il Plaquedil allo Stato italiano, ci sono risultati positivi grazie alla terapia domiciliare precoce. Cosa aspettiamo ad ampliarla anche in Campania? Ho voluto alzare il livello di attenzione sulla potenziale carenza del Plaquenil nella nostra regione, prima di trovarci in difficoltà con i posti letto e andare ad acquistare il farmaco alla borsa nera, come le mascherine”.

 

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