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Home Spettacoli Cinema

Gran finale per “Venezia a Napoli” con Laurie Anderson

La regista e performance artist americana ha chiuso il sipario sulla decima edizione del festival. Maurizio Braucci anticipa una possibile collaborazione con Mimmo Paladino. Tra gli ospiti della giornata anche Andrea Segre e Alessandro Rossellini

Roberto P. Ormanni di Roberto P. Ormanni
21 Dicembre 2020
in Cinema, Spettacoli
Laurie Anderson

Laurie Anderson

Gran finale, ieri sera, per la decima edizione di Venezia a Napoli. Il cinema esteso. Pur costretta alla dimensione virtuale a causa dell’emergenza da Covid-19, la rassegna diretta da Antonella Di Nocera e organizzata da Parallelo 41 Produzioni, dopo sette giorni di proiezioni e incontri su MyMovies, ha messo in scena (online) uno speciale evento di chiusura con un parterre di ospiti degno delle migliori occasioni.  

A dare il via alla serata conclusiva è l’incontro frontale, introdotto da Rosario Gallone della scuola di cinema Pigrecoemme, con i registi dei migliori cortometraggi della Settimana Internazionale della Critica di Venezia: il napoletano Edgardo Pistone (Le mosche, premio alla miglior regia SIC@SIC 2020), Olga Torrico (Gas station, premio al miglior contributo tecnico) e Tommaso Frangini (Finis terrae, menzione speciale al Premio Fedic). Subito a seguire, Andrea Segre presenta al pubblico il suo ultimo documentario Molecole, un’intima opera nata per caso a fine febbraio, col regista che muovendosi tra il silenzioso spazio urbano di una Venezia svuotata dal lockdown e gli archivi audiovisivi privati suoi e di suo padre Ulderico riesce a costruire una lirica narrazione autobiografica attorno al rapporto padre-figlio. “Sul filo dell’abisso – riflette Andrea Segre – si producono sempre bellezze: il panico che produce una fragilità estrema, come vivere una pandemia, ma come anche vivere in una città costruita sull’acqua o all’ombra di un vulcano, è spesso motore di creatività”.

Alessandro e Isabella Rossellini in The Rossellinis

Dopo un commosso ricordo che Beatrice Fiorentino, delegata generale della Sic, dedica alla regista Valentina Pedicini, scomparsa prematuramente lo scorso novembre, si arriva alla seconda parte della cerimonia di chiusura del festival affidata a due momenti d’eccezione. Il primo propone la proiezione di materiali inediti del docufilm The Rossellinis, opera diretta da Alessandro Rossellini, primo nipote del grande regista Roberto, che attraverso un tour biografico in giro per il mondo ha messo a nudo in maniera dissacrante e ironica il ramificato (e scapestrato) albero genealogico della famiglia del celebre maestro del neorealismo, affrontando il peso di un cognome ingombrante. “Solo alla fine della post-produzione – confessa Alessandro Rossellini, intervenuto nella sala virtuale di Venezia a Napoli affiancato dalla montatrice Ilaria De Laurentis e dal produttore Raffaele Brunetti – ho capito la fatica di questo lavoro psicoterapeutico incessante. Ma lo ricomincerei domani: è stato avvincente, ho imparato tantissimo”.

Infine, a chiudere il sipario sulla decima edizione del festival, arriva Laurie Anderson, già celebrata a Venezia a Napoli nel 2015 per il suo film d’esordio Heart of a dog, documentario capolavoro presentato quell’anno al Lido. E l’artista totale, regista, cantante, autrice e perfomer newyorchese, accolta dalla direttrice Antonella Di Nocera e dal produttore Angelo Curti, illumina la conclusione di Venezia a Napoli dialogando a ruota libera e spostandosi tra arte, cinema, musica e attualità.

“Ho perso parecchi amici a causa di questa pandemia – sottolinea la Anderson, collegata dalla sua stanza di New York, riflettendo sulla straordinaria situazione mondiale – quindi non penso che sia stata una vacanza. Però, credo che questa sia stata un’enorme opportunità per rallentare e provare a vedere ciò che non riusciamo a capire”. E poi aggiunge: “Mi manca fare musica dal vivo, ma è un momento molto interessante per capire ciò di cui hai davvero bisogno, buono per apprezzare la solitudine ma anche per amare di più gli amici e familiari proprio perché mancano”.

Laurie Anderson durante la diretta di ieri sera di Venezia a Napoli

Davanti allo schermo Laurie Anderson parla lentamente, scandaglia i pensieri pesando ogni parola. Quasi sembra decostruire le lezioni apprese lungo gli oltre quarant’anni di poliedrica carriera in cui ha esplorato le emozioni umane con approccio spirituale. “È difficile trovare i veri sentimenti – ammette la storica compagna di Lou Reed – ma ho imparato che tutto quello che bisogna fare è semplicemente vivere una cosa facendoci caso. Non deve essere gentile, non deve essere carina, non deve essere giusta o buona. Deve essere solo vissuta”. E a proposito dell’esperienza va ancora più a fondo: “È molto importante sentire. È molto più difficile vedere una persona piangere davanti alla propria canzone preferita piuttosto che davanti al proprio quadro preferito. Perché ciò? Perché le orecchie sono molto più emotive degli occhi. State a sentire!”. Così dicendo si alza dalla sedia, esce dall’inquadratura e torna con una campana davanti alla webcam per dimostrare quanto sia importante l’esercizio dell’ascolto. “Oggi la mente subisce un’offerta caotica, accelerata e non si ha la possibilità di processare le informazioni, di focalizzarsi, di pensare alla propria maniera. Eppure, semplicemente ascoltando si possono allenare i sensi a raccogliere le informazioni, a dare la giusta attenzione senza sottostare a questo sistema monkey mind”.

Prima di lasciare la sala di Venezia a Napoli, mentre imbraccia e accarezza Little Will, il suo border terrier, Laurie Anderson racconta i progetti futuri: nuova musica, nuove storie, il Tai Chi ma soprattutto una serie di sei Norton Lectures in primavera e in autunno all’Harvard Music Departement. Nella sua agenda 2021, però, potrebbe spuntare anche l’Italia. Lo sceneggiatore Maurizio Braucci, infatti, collegatosi a sorpresa durante la diretta, svela di aver lavorato quest’anno a uno script per il secondo film (dopo il Quijote del 2006) di Mimmo Paladino, “uno strano mélange” che incrocia l’inferno di Dante Alighieri con la tradizione popolare del presepe napoletano, in cui, come annuncia l’autore, il ruolo di Lucifero in versione rockstar sarebbe stato pensato e scritto appositamente per Laurie Anderson.

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Tags: Laurie AndersonVenezia a Napoli
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