È stato un pomeriggio movimentato quello appena trascorso presso la casa circondariale Francesco Uccella di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, dove ha fatto visita il segretario della Lega Matteo Salvini. Il leader del Carroccio, infatti, è giunto nel carcere sammaritano dopo la pubblicazione del video sulle violenze ai danni dei detenuti consumatesi dietro le sbarre del penitenziario casertano ad aprile dello scorso anno, durante le fasi più critiche della pandemia di Covid-19. In merito a quella che i magistrati hanno definito una vera e propria “mattanza”, come testimoniato chiaramente anche dai video registrati dai sistemi di videosorveglianza presenti nella struttura, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha emesso cinquantadue misure cautelari nei confronti di altrettanti agenti della polizia penitenziaria considerati autori nonché responsabili delle violenze.

Il video degli abusi, pubblicato dal giornalista e reporter partenopeo Nello Trocchia sulle pagine del quotidiano on-line Domani, ha presto fatto il giro sulle principali testate locali e nazionali ed è stato ripreso anche dalla stampa estera, facendo scoppiare le polemiche e l’indignazione dell’opinione pubblica e gettando serie ombre sul sistema carcerario italiano, dove sistematicamente si consumerebbero violenze e abusi di potere in violazione non solo dell’articolo 27 della Costituzione che regola le modalità di detenzione dei cacerati, ma anche e soprattutto per il mancato rispetto dei più basilari diritti umani all’interno di un Paese che si reputa “civile”, come denunciato a più riprese anche all’associazione Antigone e dai garanti dei detenuti. In seguito allo scandalo scoppiato in questi giorni il senatore leghista Matteo Salvini ha deciso di fare visita all’istituto penitenziario per esprimere la propria solidarietà e vicinanza agli agenti in divisa, alla dirigenza e al personale del carcere i quali, secondo il senatore della maggioranza di Governo, sarebbero stati vittime di un vero e proprio “processo mediatico” organizzato ad arte dai principali organi di informazione per “gettare fango sul lavoro svolto dagli agenti di polizia”.


