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Home Cultura

Aldo Masullo, addio a un gigante della filosofia italiana

Diego Del Pozzo di Diego Del Pozzo
25 Aprile 2020
in Cultura, Terza Pagina 2.0
Masullo

Assistere a una lezione di Aldo Masullo era, per chiunque studiasse filosofia a Napoli all’università Federico II, un sogno che diventava realtà. Da quel momento, eri inevitabilmente e felicemente intrappolato nella sua tela fatta di lucidità di pensiero, straordinaria ricchezza culturale, vivacità dell’intelligenza e una curiosità e apertura mentale enormi che lo spingevano, senza preclusione alcuna, a occuparsi anche di arte, musica, cinema, letteratura. E tutte queste doti erano rese ancora più dirompenti dalla passione autentica e dalle sue incredibili qualità oratorie, con le quali riusciva quasi a ipnotizzare le platee di studenti che, sempre, ne affollavano le lezioni sfidando i limiti di capienza delle aule di Porta di Massa. Come ricorda opportunamente Titti Marrone nel suo servizio pubblicato oggi sul quotidiano Il Mattino, “in breve diventò un mito per gli studenti della Federico II. Ancor prima che diventasse ordinario di Filosofia morale, nel 1967, seguire le sue lezioni fu l’elemento distintivo per gli studenti che aspiravano al massimo. E sì che i suoi corsi, i suoi esami, con libri ‘tosti’ come Struttura, soggetto, prassi, o Il tempo e la grazia imponevano devozione assoluta“.

Esegeta raffinato e originale di Fichte, Hegel e Husserl, curioso anche verso la lezione – al tempo guardata con sospetto – di Nietzsche, Masullo ha saputo far germogliare in Italia i grandi semi della tradizione tedesca novecentesca della fenomenologia e dell’esistenzialismo, per far poi convergere il suo personale progetto filosofico intorno all’uomo, tra soggettività e intersoggettività, senza mai assecondare possibili derive autistiche e solipsistiche del soggetto, bensì esaltandone le fragilità e calandolo costantemente nella sua comunità. Dopo aver raccolto a Napoli l’eredità di maestri come Antonio Aliotta e Cleto Carbonara, il filosofo scomparso ieri a 97 anni (li aveva compiuti il 12 aprile), nato ad Avellino poi nolano d’adozione e napoletano per scelta e vocazione (due anni fa, il sindaco Luigi de Magistris e l’assessore alla cultura Nino Daniele gli conferirono la cittadinanza onoraria di Partenope), ha saputo fare a sua volta scuola nel Dipartimento di filosofia federiciano, prolungando il proprio magistero lungo i decenni attraverso diverse generazioni di studiosi come Giuseppe Cantillo, Mariapaola Fimiani, Biancamaria d’Ippolito, Bruno Moroncini, Francesco Donadio, Fabio Ciaramelli, Berardo Impegno, Maria Grazia Pagano, Giovanna Borrello, Giuseppe Ferraro, Simona Marino, Felice Ciro Papparo, Dario Giugliano e molti altri, condividendo con alcuni di loro anche l’altra sua grande passione, quella verso la politica attiva, intesa come servizio reso alla ragione e alla collettività (fu deputato e poi senatore, prima col Pci e poi nei Ds, tra il 1972 e il 1979 e di nuovo dal 1994 al 2001).

Di straordinaria lucidità, ulteriormente esaltata dal fisico asciutto, Aldo Masullo non ha mai smesso di intervenire in prima persona nella vita pubblica della sua città elettiva, oltre che in veste di docente e di uomo politico anche come editorialista per i giornali napoletani (Il Mattino e, negli ultimi tempi, l’edizione locale de La Repubblica) e, in generale, come attento osservatore dei vizi e delle virtù di una metropoli che, in una densa intervista di Antonio Gnoli pubblicata quattro anni fa nelle pagine di cultura del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, ebbe a definire così, senza farle alcuno sconto: “Questa città è solo rappresentazione. Ci innamoriamo del nostro apparire belli e singolari agli occhi del mondo. Una forma di narcisismo che spinge una società urbana alla propria decadenza. Ma non possiamo vivere di solo fascino. Perfino la malinconia napoletana è diventata qualcosa di pittoresco“. Ha continuato ad attraversare questa città e l’intera Campania fin quasi alla fine, partecipando con la passione e l’entusiasmo di sempre a convegni, dibattiti, incontri culturali (per esempio, è stato una presenza costante, ogni anno, nelle dodici edizioni del festival culturale L’arte della felicità); e incontrando nella sua bella casa vomerese di viale Michelangelo – come ha sempre fatto, per decenni – tanti allievi e giovani studiosi con i quali amava discutere per ore su qualsiasi argomento, non soltanto filosofico, con totale libertà di pensiero e fiducia intellettuale nel proprio interlocutore. D’altronde, in un suo bel libro del 2011, La libertà e le occasioni, scriveva: “Ciò che, nella pratica del vivere, rende possibile la relazione con gli altri, e rende ognuno responsabile, è la fiducia. L’onestà del religioso si fonda nella sua fede in Dio. L’onestà del non credente si regge sulla sua fiducia nell’altro uomo […]. La tecnicizzazione, sopprimendo la ‘trascendenza’, bandisce la fiducia e la sostituisce con il controllo“.

Tra le tante volte che ho avuto la fortuna di ascoltarlo di persona, ne ricordo una con particolare affetto, poiché mi permise di trascorrere un po’ di tempo da solo con lui. Il 22 febbraio 2013, quindi a una quarantina di giorni dal compimento dei 90 anni, Masullo intervenne nell’aula magna del liceo classico Domenico Cirillo di Aversa per discutere con gli studenti di Etica della scienza e libertà politica. L’incontro, molto atteso e aperto anche alla cittadinanza, era inserito in un bel ciclo intitolato Noi… capaci di rivoluzione, ideato e coordinato dalle docenti Ida Rotunno e Caterina Genualdi su incarico dell’allora dirigente Tommaso Zarrillo, nell’ambito delle celebrazioni per i centocinquant’anni dell’istituto normanno. All’epoca, diedi una piccola mano all’organizzazione, tra le altre cose andando a Napoli a prendere Masullo per portarlo ad Aversa. E ricordo ancora quanto fu piacevole e per me tonificante quell’oretta trascorsa assieme a lui in auto a conversare di tante cose (anche del giornale sul quale, in quel periodo, scrivevamo entrambi), scambiandoci pareri e opinioni, con me che ovviamente ascoltavo rapito mentre guidavo.

Durante l’incontro al Cirillo, Masullo – che, poi, ritornò ad Aversa anche l’anno dopo, a luglio 2014, per una lectio magistralis su Memoria, significato e valore, presso la fattoria sociale Fuori di zucca negli spazi dell’ex ospedale psichiatrico Santa Maria Maddalena, nell’ambito del Festival dell’impegno civile. Le terre di don Peppe Diana – s’infervorò più d’una volta mentre, rivolto alla giovane platea che lo seguiva, sottolineava come la politica dovesse riscoprire l’etica dell’interesse comune. Il nostro direttore Ignazio Riccio, che quel giorno seguì l’incontro per Il Mattino, il giorno dopo riportò nel suo articolo queste dichiarazioni del filosofo: “La virtù più importante per il politico è il coraggio morale, ossia l’atto di responsabilità nei confronti della collettività. Mentre lo scienziato è apprezzato per la veracità delle sue affermazioni, il politico, per avere credibilità, deve lavorare nell’esclusivo interesse comune. Negli ultimi cinquant’anni questo aspetto fondamentale è stato tralasciato, riducendo l’Italia e l’intera Europa a brandelli“. E ancora, a proposito della distinzione tra scienza ed etica come sfere distinte che s’incontrano nel mondo reale: “Entrambe appartengono all’uomo, che è spinto a ricercare la conservazione del proprio essere. Non ci può essere calcolo e misura, senza la passione e il desiderio di conoscenza. Le due anime si fondono, condizionando il vivere umano e anche l’altra sfera della politica, che rappresenta la capacità di ordinare il governo della collettività, permettendo a quest’ultima di vivere anche nel futuro. Il politico è virtuoso quando adempie alle proprie responsabilità nei confronti del vivere comune ed è capace di creare disastri qualora venga meno a questi principi. Purtroppo in questi anni è accaduto tutto ciò e, oggi, analizziamo i disastri operati da politici che hanno agito solo per interessi individuali, senza tenere conto dei bisogni collettivi“.

Sono trascorsi sette anni e queste frasi di Masullo continuano a risuonare nelle nostre quotidianità, attuali oggi più che mai, in tempi di emergenza sanitaria e misure governative di contenimento, a conferma della lucidità anticipatoria del pensiero di un filosofo che, ne sono certo, mancherà tremendamente a tutti noi.

 

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Tags: Napoli
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