“Siate indipendenti. Non guardate al domani, ma al dopodomani”. La frase di Aldo Moro campeggia da questo pomeriggio davanti all’ingresso della stazione di Aversa: qui è stata posta una targa ricordo, nel luogo in cui lo statista della Dc rapito e ucciso dalle Brigate rosse si fermava a parlare con gli studenti durante una delle tante soste nella città normanna, in attesa di prendere il treno che lo avrebbe riportato in Puglia. A scoprire la targa sono stati il sindaco di Aversa Alfonso Golia e il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, alla presenza del vescovo della diocesi normanna monsignor Angelo Spinillo. Una cerimonia che ha visto la partecipazione di numerose autorità civili e militari, fra cui il prefetto di Caserta Raffaele Ruberto, di cittadini, docenti e studenti delle università Federico II e Vanvitelli. A porgere per primo i saluti e i ringraziamenti ai presenti è stato il presidente del consiglio comunale di Aversa Carmine Palmiero, che ha ricordato Moro come “uomo che va al di là di ogni ideologia”. Subito dopo aver scoperto la targa ha preso la parola il primo cittadino aversano: “La memoria delle persone ci consente di essere uomini liberi – ha esordito Golia – e la frase riportata sulla targa ricorda a tutti noi che non basta essere impegnati nell’oggi , ma dobbiamo avere la capacità di programmare per il futuro. In questo luogo Moro non perdeva mai l’occasione di incontrare gli amici e i propri studenti. Con queste soste Moro dimostrava un forte legame con la nostra città e la sua curiosità lo portava ad essere attratto dal mondo della psichiatria. Varie volte, infatti, ha visitato con gli studenti l’Opg di Aversa. La città, in ritardo, appone questa targa come ringraziamento all’uomo, allo statista, al professor Aldo Moro”.
Monsignor Spinillo ha legato la figura di Moro a un altro personaggio del suo tempo, che fece un appello per la sua liberazione: “Questa targa significa voler condividere il cammino che la persona a cui è intitolata ha voluto dedicare alla società. È un guardare avanti, ciò che abbiamo bisogno in questo momento. Avendo vissuto quei due mesi terribili di incertezza nel 1978, ricordo che nei messaggi di Aldo Moro c’era sempre il desiderio di voler essere in dialogo con tutti, così come in quel momento ci stava insegnando un altro grande uomo, Paolo VI”. Subito dopo l’intervento del vescovo, il sindaco ha invitato a parlare un testimone di quelle chiacchierate amichevoli davanti alla stazione di Aversa, il docente Alberto Coppola. “Il dialogo con Moro avveniva a tarda ora, verso le 10,30 di sera – ha ricordato visibilmente commosso Coppola – ma in lui c’era una semplicità quasi disarmante rispetto alle prassi. Inoltre, nelle visite annuali all’Opg, che si sono protratte per sette o otto anni, a Moro venne fuori l’intuizione della chiusura degli ospedali psichiatrici. La legge Basaglia nasce dalla condivisione e dall’incontro tra forze laiche e cattoliche”.









