Un reato fra i più meschini, figlio di una sottocultura dura a morire. Di femminicidio e della difesa di chi rimane senza madre, si è parlato venerdì 31 gennaio ad Aversa, presso la sala “Guitmondo” del seminario vescovile, nel convegno “Orfani da femminicidio-conseguenze e tutele”.
Organizzato dalla commissione famiglia della Camera civile di Napoli Nord, il convegno ha avuto l’obiettivo di sensibilizzare non solo gli operatori del diritto, ma principalmente i non operatori su un tema così scottante, soprattutto negli ultimi tempi.
Il meeting ha visto l’intervento di relatori competenti e di un nutrita presenza di pubblico. Ai saluti di rito del sindaco di Aversa Alfonso Golia, di Gianfranco Mallardo, presidente della locale sezione del Coa e di Carlo Maria Palmiero, presidente della Camera civile, è seguito il primo intervento della senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio.
Fra i relatori Francesca Sequino, magistrato presso il Tribunale di Napoli Nord, gli avvocati Maria Iorio e Vincenzo di Vaio, Raffaele Cannizzaro, prefetto e commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso e dei reati violenti, la criminologa Antonella Formicola, Roberta Beolchi, presidente dell’associazione “Adela”. A Pierpaolo Damiano, componente della commissione famiglia della Camera civile di Napoli Nord, il compito di moderare gli interventi.
Il seminario è partito da un dato di fatto evidenziato anche dalla senatrice: le leggi vigenti sono valide, ma da sole non bastano. “Il femminicidio è un problema culturale, – ha proseguito la parlamentare – e per risolverlo bisogna partire dalle scuole. Le leggi prevedono fondi a favore dei minori, e non solo, vittime di violenze. Grazie all’ultima finanziaria tali fondi sono aumentati”.