Quando l’attuale amministrazione comunale si è insediata, tra le principali problematiche c’era quella legata al riutilizzo, per fini sociali, dei beni confiscati alla camorra. La città di Castel Volturno è uno dei Comuni italiani con il più alto numero di beni confiscati. Per il pessimo stato di conservazione in cui questi immobili versavano, dopo anni di incuria e degrado, avremmo dovuto parlare di “mali” confiscati. Un lavoro metodico che parte da lontano, che ha visto l’amministrazione comunale, grazie al consigliere Alessandro Buffardi, provvedere ad un censimento degli immobili in questione fino ad allora inesistente. L’indirizzo che l’amministrazione si è data è stato chiaro fin da subito: utilizzare questi beni per rispondere alle specifiche esigenze della comunità, perché possano essere strumenti di sviluppo sociale, opportunità di inclusione, accrescimento culturale e formativo soprattutto per le fasce più giovani della popolazione.
Quando verso la fine del 2017, la Regione Campania ha pubblicato un “Avviso per l’individuazione di interventi finalizzati al riuso e alla rifunzionalizzazione di beni confiscati alla criminalità organizzata” l’amministrazione comunale ha subito percepito l’importanza e la portata del progetto. Tra le proposte ammissibili a finanziamento, oltre che le classiche opzioni come centri di accoglienza, si è optato per misure che hanno posto interventi che soddisfino i fabbisogni della cittadinanza locale. Il sindaco Dimitri Russo e l’assessore con delega ai beni confiscati, Rosalba Scafuro, hanno immediatamente intuito che era possibile usare quei fondi per realizzare momenti di forte aggregazione e stimolare la partecipazione sociale dei giovani castellani, formandoli per l’inserimento nel mondo del lavoro sottraendoli alle organizzazioni criminali e incentivando, così, l’economia locale sana e legale.

