È stato un week-end di tensioni a Berlino: nella giornata di ieri oltre ventimila persone sono scese in piazza nella centralissima via Unter den Linden, nel quartiere Mitte, in direzione della Porta di Brandeburgo. La protesta è stata organizzata per manifestare contro le norme e le restrizioni anti-Covid che ormai, da diversi mesi, sono in vigore in Germania. Quasi nessuno dei manifestanti scesi in piazza al grido del “complotto contro la libertà” indossava i dispositivi di protezione individuale né rispettava le misure di distanziamento sociale, creando una situazione di grave rischio sanitario. La polizia tedesca è stata pertanto costretta a intervenire disperdendo la manifestazione per motivi di ordine pubblico.
Su tutte le furie il ministro della salute Jens Spahn che ha puntato il dito contro l’avventatezza dei manifestanti che hanno violato di proposito tutte le regole sanitarie, un atto di sfida contro la salute pubblica e il buon senso. I negazionisti tedeschi, dal canto loro, hanno dichiarato di rifiutarsi di rispettare le regole e hanno annunciato battaglia contro il governo tedesco, accusato di calpestare le libertà individuali. Sulle proteste di Berlino è intervenuto anche il commissario europeo all’economia Paolo Gentiloni, che ha lanciato l’allarme di fronte al crescere, in tutta Europa, di movimenti che negano l’esistenza del Covid-19 e che rappresentano un grave pericolo per la salute dei cittadini.
Se a Berlino, nel cuore dell’Europa, c’è chi scende in piazza in manifestazioni di protesta pericolosissime, oltreoceano il Coronavirus prosegue nella sua avanzata inarrestabile. Solamente negli Stati Uniti, per il quinto giorno consecutivo, sono stati registrati sessantamila nuovi contagi. Secondo i dati raccolti dalla John Hopkins University, dall’inizio della pandemia negli Usa si contano oltre 4,6 milioni di contagi e 154.319 morti. Si tratta di un vero e proprio bollettino di guerra per la nazione americana e la preoccupazione delle autorità è palpabile. Per la prima volta nella storia statunitense, infatti, la convention repubblicana che porterà alla conferma di Donald Trump quale leader indiscusso alla guida del partito nella corsa alla Casa Bianca è stata chiusa alla stampa per motivi di sicurezza sanitaria. L’evento politico più atteso dell’estate era inizialmente programmato in Florida, diventata però epicentro della pandemia nell’ultimo mese, ed è stato quindi spostato per la fine di agosto a Charlotte, nel North Carolina, dove la percentuale di contagi è minore. La preoccupazione di non riuscire a fermare l’ondata di contagi in vista dell’election day che si terrà il 3 novembre prossimo si fa largo anche all’interno degli ambienti repubblicani.
Sale il numero di contagi e di morti anche in America Latina. Nei Paesi sudamericani, stando a quanto confermato dalle agenzie di stampe straniere, le vittime della pandemia avrebbero superato quota duecentomila. A detenere il record delle nazioni più colpite c’è sempre in testa il Brasile, ma l’allarme riguarda anche gli altri Paesi: nelle ultime ventiquattro ore in Perù sono stati registrati 191 decessi e l’allerta sanitaria diramata dalle autorità nazionali è ai massimi livelli.