È morto sparandosi con la sua pistola d’ordinanza Andrea Apicella, il maresciallo dei carabinieri del comando della stazione di Calitri, piccolo centro di 4mila abitanti sito in Provincia di Avellino, al confine con la Basilicata. Il militare, 52 anni, si è tolto la vita nei pressi del proprio ufficio, in quella stessa caserma che dirigeva con successo da circa due anni: i soccorsi dei suoi colleghi sono stati tempestivi ma, purtroppo, del tutto inutili. In un biglietto di addio scritto prima di premere il grilletto, il maresciallo si è scusato per l’estremo gesto con la moglie e con l’Arma dei carabinieri. Sul luogo della tragedia sono giunti anche Massimo Cagnazzo, comandante provinciale dei carabinieri, e Maurizio Stefanizzi, comandante della legione carabinieri della Campania. Non sono chiare, per il momento, le motivazioni che avrebbero spinto Apicella a commettere un atto del genere.
Lo scorso 30 maggio, a Napoli, un uomo di 52 anni originario di Pomigliano d’Arco si era lanciato nel vuoto gettandosi dal quarto piano dell’ospedale Cardarelli. L’impatto non aveva lasciato scampo al paziente, ricoverato nel reparto di chirurgia dell’ospedale partenopeo per alcune lievi ustioni alle braccia e al volto causate da un incidente automobilistico. A seguito dello scontro era rimasto intrappolato tra le fiamme, ma l’intervento delle forze dell’ordine gli aveva permesso di uscirne vivo. Un mistero, quello del gesto estremo compiuto dal cinquantaduenne, che si era andato ad aggiungere alle confuse dinamiche dell’incidente in cui era stato coinvolto: le autorità non avevano escluso, infatti, che anche quest’ultimo potesse essere stato un tentativo di suicidio, non portato a termine grazie al sopraggiungere tempestivo dei soccorsi. Secondo questa ricostruzione, il suicidio avvenuto nel nosocomio partenopeo non sarebbe stato, quindi, un gesto improvviso, ma un atto premeditato che l’uomo aveva in mente di commettere già da diverso tempo.

