Vive sotto tutela dal 1999 e dal 2003 ha la scorta, che lo segue come un’ombra in ogni suo movimento. Nei confronti del magistrato Raffaele Cantone era in programma un attentato organizzato dal clan dei Casalesi per la sua attività investigativa contro la camorra. Un impegno che gli è costato sacrificio, ma che gli ha permesso di assumere ruoli di rilievo e prestigio a livello nazionale. Cantone è stato, per quattro legislature, consulente della Commissione parlamentare antimafia, partecipando anche alla redazione della relazione sulla criminalità organizzata di tipo camorristico in Campania, e presidente dell’Associazione nazionale anti corruzione (Anac) dal 2014 al 2019. Ha avuto l’onore, insieme a pochi altri italiani, di essere invitato alla Casa Bianca dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Il giudice, in un’intervista esclusiva a Il Crivello, spiega come la corruzione sia diventata un fatto sistemico, perché, come scriveva Alessandro Manzoni, l’Italia è “pentita sempre e non cangiata mai”.
Dottore Cantone, il comune cittadino, quando sente pronunciare la parola corruzione, o pensa alla “tangente” o sovrappone il fenomeno corruttivo con quello mafioso. Oggi, per lei cos’è la corruzione?
“La corruzione è certamente molto cambiata rispetto allo stereotipo della mazzetta e della valigetta piena di denaro. L’immagine classica che la persona comune immagina è quella di Mario Chiesa, il famoso mariuolo di Tangentopoli, che cerca di buttare nel water la tangente che ha appena incassato da un imprenditore per fargli vincere un appalto. Oggi il prezzo della corruzione non si esprime solo con i denari e si è molto diversificato; è divenuto quasi sempre altro (in particolare posti di lavoro) o tende ad occultarsi dietro paraventi formalmente legittimi (ad esempio le consulenze). La corruzione, inoltre, è cambiata anche sotto un altro profilo: è diventata ‘organizzata’ o ‘sistemica’ e vede nello stesso gruppo corruttori e funzionari pubblici corrotti, con lo scopo di impadronirsi delle risorse pubbliche; e poi le mafie ne fanno sempre più uso perché è meglio ‘comprarli’ i funzionari infedeli piuttosto che intimidirli”.
Con le inchieste de Il Crivello abbiamo tracciato una strada maestra, che abbiamo imboccato con decisione: la bellezza come categoria della politica contro le devastazioni dei nostri territori in nome del profitto. Sarà la bellezza, la voglia di alzare la testa contro le ingiustizie, a salvarci dalla corruzione, che è il linguaggio prediletto della camorra?
“Certo la bellezza e la trasparenza sono l’antitesi della corruzione, che è sporcizia e buio; la lotta è, per parafrasare Paolo Borsellino, per il fresco profumo di libertà contro il puzzo del compromesso”.
Da indagini e processi in corso sta emergendo come alcuni paesi, come Sant’Antimo e Orta di Atella, siano stati svenduti alla camorra, che controlla l’edilizia privata e quindi il territorio. Oggi, in Italia, la corsa al mattone selvaggio trova una delle sue roccaforti negli intrecci tra Pubblica amministrazione e camorra. Non crede che gli organi competenti dovrebbero porre maggiore attenzione agli uffici tecnici, alle centrali uniche di committenza, perché spesso è lì che si annida il “sistema camorra”?
“Non mi sento di commentare le sue affermazioni perché non conosco i fatti a cui lei le appoggia e sono abituato, per il mio lavoro, a giudicare i fatti che conosco personalmente. Prescindendo dai casi specifici e restando su un discorso astratto sono convinto che gli uffici tecnici dei Comuni, soprattutto meridionali, rappresentano oggettivamente delle ‘aree di rischio’, perché il ‘mattone’ resta uno dei campi di maggiore interesse delle consorterie criminali, soprattutto di stampo mafioso. Ciò significa che andrebbe alzata al massimo l’asticella delle attenzioni, senza voler affatto generalizzare e anzi per tutelare i funzionari onesti che vi lavorano”.
Consumo di suolo e surplus di costruzioni sono un inequivocabile segnale di un tessuto economico malato. Una parte considerevole dei proventi illeciti della camorra trova allocazione nell’edilizia. Quali rimedi legislativi e amministrativi si potrebbero mettere in campo per contrastare il fenomeno?
“Il primo rimedio sarebbe quello di occuparsi delle costruzioni illecite e abusive; sono migliaia e migliaia i vani abusivi in Campania, vere città fantasma, che formalmente non esistono ma che sono abitate, hanno regolari servizi e spesso dovrebbero essere abbattute, esistendo provvedimenti definitivi. Molti di quegli immobili sono stati costruiti da imprese di camorra, grazie anche alle ‘distrazioni’ degli organi di controllo e nei confronti di esse non si decide cosa fare, perché è diventato un problema enorme, irrisolvibile, nei cui confronti la politica non sa cosa fare per paura di perdere i voti e la soluzione migliore è girare la testa. Ma così si dà l’impressione che l’illegalità comunque paga”.
Spesso il sopraggiungere di interdittive antimafia in capo agli affidatari e ai concessionari di pubblici servizi determina gravi conseguenze sull’espletamento dello stesso servizio. A Sant’Antimo, ad esempio, questo fenomeno si è verificato con il complesso sportivo, chiuso per molto tempo e ora accessibile solo in parte. Non sarebbe auspicabile che in tutti questi casi vi fosse un automatico passaggio della gestione di quel servizio a un ente pubblico costituito per tale finalità?
“La gestione delle imprese oggetto di interdittive è certamente un problema enorme, ma di essi non possono né devono farsi carico lo Stato o entità pubblicistiche. Ci possono essere servizi pubblici esternalizzati e dati in appalto a privati che possono essere reinternalizzati, ma questa può essere l’eccezione e non la regola. Il tema delle imprese interdette è un tema enorme e la soluzione non è semplice; io credo che bisogna distinguere nell’ambito di esse quelle che, per il livello minore di infiltrazione, è possibile riportare alla legalità e quelle, invece, perché totalmente colluse, che è meglio lasciar morire”.
Nel 2019 è aumentato il numero dei Consigli comunali sciolti per infiltrazione della camorra. Le istituzioni locali, sempre più fragili a causa di un inefficace sistema di selezione della rappresentanza democratica, sono permeabili da parte di gruppi di potere. Cosa impedisce la formazione di efficaci meccanismi di difesa, che lei ha definito anticorpi, rispetto al sistema camorristico?
“Le istituzioni locali sono fragili, perché non vi è una politica vera e strutturata che vi fa fronte e i clan trovano porte aperte nei partiti e nelle liste civiche per infiltrarsi nel sistema amministrativo e da lì provare a gestire i propri affari. Lo scioglimento è un istituto sacrosanto, ma i risultati sono non del tutto incoraggianti; andati via i commissari spesso tutto torna come prima, perché nessuna bonifica vera del tessuto amministrativo vi è stata”.
La risposta politica contro la criminalità organizzata tarda ad arrivare: l’utilizzo dei beni confiscati va molto a rilento così come l’abbattimento degli immobili abusivi. È possibile trovare soluzioni giuste su questi aspetti?
“I beni confiscati sono un numero enorme e la gestione deve essere intelligente e bisogna pensare ad utilizzarli come motore di sviluppo; le esperienze delle cooperative di giovani assegnatari che li utilizzano anche per le attività economiche è la soluzione, ma l’attuazione pratica è per cento ragioni complicata. Piano piano però l’Agenzia dei beni confiscati, affidati a un ottimo prefetto, sta imboccando la strada giusta”.
L’ambiente è un valore costituzionale, eppure sulla questione del disastro ambientale e sanitario della tristemente famosa Terra dei fuochi, perché a grandi prese di posizione sul piano programmatico non sono sempre seguite azioni concrete?
“Le bonifiche ritardano spesso per ragioni burocratiche, ma sono uno dei problemi. L’assenza di senso civico di una parte dei cittadini è il vero dramma; quante volte abbiamo visto, in piccolo, una strada ripulita dai rifiuti ritornare dopo due giorni punto e daccapo? E la Terra dei fuochi non finirà fino a quando imprenditori senza scrupoli continueranno a far incendiare gli scarti del loro lavoro per risparmiare”.
Negli ospedali come quello di Aversa, di Giugliano e di Frattamaggiore medici e operatori sanitari sono costretti a lavorare in situazioni al limite. Gli utenti lamentano carenze e disservizi al pronto soccorso. Ma la Sanità è anche pervasa da problemi di corruzione e da pesanti infiltrazioni della criminalità organizzata, perché dove si gestiscono i rapporti con i cittadini, si controlla il consenso. Per il futuro come sarà possibile preservare la Sanità pubblica dalle ingerenze della camorra?
“Sarebbe impossibile provare in poche righe a parlare della situazione della Sanità e dei rischi connessi sul piano della corruzione e della presenza della criminalità. Ci vorrebbero ore per discuterne. So di risponderle in modo superficiale, ma credo che fino a quando sarà la politica a decidere come si gestisce un ospedale e chi dovrà fare il primario, sarà difficile uscire da questo impasse”.
Segui già la pagina il Crivello.it?