Scoppia il caso nel carcere minorile di Airola, in provincia di Benevento. Stando alle denunce degli agenti di polizia penitenziaria, i giovani detenuti all’interno dell’istituto avrebbero utilizzato i computer e i tablet messi a disposizione dal ministero della Giustizia non per mantenere i contatti con i propri familiari durante l’emergenza epidemiologica bensì per scambiarsi foto e video di carattere pornografico, oltre a inviare le proprie foto a emittenti televisive locali per restare al centro dell’attenzione mediatica.
Insomma, i giovani detenuti hanno usato in maniera non ortodossa e consentita i dispositivi tecnologici forniti dal ministero della Giustizia, attraverso cui potevano navigare sul web senza alcun impedimento, avendo quindi la possibilità di usufruirne in maniera illecita. Il fatto dimostra come la situazione nell’istituto penitenziario minorile di Airola sia ormai fuori controllo, anche e soprattutto a causa della mancanza di un direttore presente in pianta stabile.
Una circostanza ricordata dal Sappe, il Sindacato autonomo della polizia penitenziara, dal quale è arrivato anche monito per le gravi difficoltà nelle quali gli agenti devono operare ogni giorno nelle carceri, senza tutele né garanzie nei confronti del proprio impegnativo lavoro. Lo stesso sindacato ha focalizzato i fatti accaduti nel carcere beneventano e chiesto un maggior dispiegamento di uomini e di mezzi per garantire più sicurezza. Infine, il Sappe ha evidenziato la necessità dell’assunzione di nuovi agenti, finanziando gli interventi per potenziare i controlli e la sicurezza. Una proposta avanzata è, ad esempio, l’utilizzo dei body scanner che potrebbero aiutare molto gli agenti nella prevenzione e nel contrasto all’introduzione di materiale illecito e non consentito nelle carceri.
Il caso di Airola arriva il giorno dopo quello scoppiato nel penitenziario di Avellino, dove alcuni detenuti della casa circondariale sono stati sorpresi ad usare telefonini attraverso cui comunicavano con l’esterno e a diffondere sul social TikTok video della loro vita nelle celle.