All’alba della terza decade di quello che molti studiosi non esitano a descrivere come il secolo asiatico, la Cina rappresenta, oramai da tempo, un attore di primissimo piano sullo scacchiere globale, sia sul profilo economico sia su quello geopolitico e, ad oggi, anche solo parlare di Brics – acronimo che raccoglieva Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica in quanto maggiori economie in via di sviluppo – sembra oramai parte di un linguaggio desueto.
L’economia del dragone è una realtà ben consolidata che si espande e, nonostante i problemi interni ed esterni, come la recente guerra dei dazi con gli Stati Uniti o le rivolte a Honk Kong, fa sentire la propria voce nel mondo. Guardando alla Cina dalla prospettiva italiana, non si può non cadere in una profonda riflessione sulla drammatica difformità fra l’economia del nostro Paese, fanalino di coda dell’Ue per crescita, e lo sviluppo inarrestabile del Regno di Mezzo.

