Concessioni balneari “facili” a Napoli: il caso della “Romeo Alberghi”
L’imprenditore casertano Alfredo Romeo, noto alle cronache giudiziarie per occupazione abusiva e violazioni edilizie, si aggiudica l'arenile adiacente alla spiaggia delle “Monache”, a Posillipo. Ma in città monta la protesta dei bagnanti
È iniziata a Napoli la stagione estiva, sinonimo ormai di concessioni pubbliche agli stabilimenti balneari. Le primegare sono avvenute sul lotto riguardante “Baia Donn’Anna”. Il primo se l’è aggiudicato “Bagno Elena Srl”, che ha gareggiato senza contendenti per un canone annuo di circa 53 mila euro. Il secondo lotto, invece, è andato alla società “Ideal”, che ha offerto 67 mila euro. La baia ritorna dunque ai precedenti concessionari, ma con canoni in rialzo di oltre il mille per cento.
La vera “novità” di quest’anno riguarda l’assegnazione dell’arenile adiacente alla spiaggia delle “Monache”, a Posillipo, alla società “Romeo Alberghi Srl”, holding che gestisce strutture ricettive e alberghi di lusso in città. Vince la gara offrendo ben 127 mila euro sul piatto del Comune di Napoli per l’ottenimento di una concessione biennale. Molti di più di quelli offerti da “Bagno Sirena”, storico gestore della zona, che resta così fuori dalla gara.
Le spiagge di Posillipo, a Napoli
Proteste e perplessità
Il deputato di “AVS” Francesco Emilio Borrelli, assieme ai consiglieri della I Municipalità Lorenzo Pascucci e Gianni Caselli, hanno evidenziato l’esistenza di precedenti irregolarità in ambito amministrativo e giudiziario riguardanti le aree demaniali confinanti con il lotto assegnato alla “Romeo Alberghi Srl”. Proprio in quel luogo, si troverebbe già una proprietà privata appartenente all’imprenditore casertano Alfredo Romeo, patron della holding aggiudicataria della concessione.
Secondo i tre esponenti politici, tale precedente doveva essere preso in considerazione dal Comune di Napoli prima dell’aggiudicazione del bene demaniale, nel rispetto degli art. 95 e 98 del Codice dei Contratti Pubblici. La normativa prevede infatti che eventuali illeciti professionali (o richieste di rinvio a giudizio) possano inficiare l’affidabilità del concorrente. “Ci domandiamo come sia stato possibile che la “Romeo Alberghi” si sia aggiudicata la gestione della spiaggia. Parliamo di un soggetto noto alle cronache giudiziarie e amministrative per occupazione abusiva e violazioni edilizie”, denunciano i tre, annunciando un’interrogazione parlamentare a riguardo.
Il manager casertano, originario dell’area aversana, è stato infatti coinvolto in un’inchiesta giudiziaria, condotta dalla Procura di Napoli, per aver costituito, assieme all’ex parlamentare Italo Bocchino, all’ex governatore campano Stefano Caldoro, e al direttore dell’Asl Napoli 1 Ciro Verdoliva, un’associazione finalizzata in delitti contro la pubblica amministrazione, corruzione e turbata libertà degli incanti. Per tale ragione, Romeo è stato condannato a 7 anni e 6 mesi.
Il deputato Francesco Emilio Borrelli
Il mare negato
Durante l’amministrazione del sindaco Gaetano Manfredi, numerose sono state le vicende controverse che hanno riguardato le spiagge napoletane, la loro accessibilità e la relativa gestione. Proprio la spiaggia libera delle “Monache” fu resa inaccessibile al pubblico con avviso di divieto affisso dalla società “Bagno Sirena Srl” a seguito di una controversia con il Comune di Napoli.
Le associazioni di cittadinihanno impugnato dinanzi al TAR le procedure d’accesso e prenotazione delle spiagge pubbliche, vincendo il ricorso. I comitati hanno poi scoperto come, con l’arrivo dell’ “American’s Cup”, il piano di rimozione della colmata di Bagnoli – finalizzato alla realizzazione di una grande spiaggia e di spazi destinati al verde pubblico – sia stato cancellato. Al suo posto sarà costruito un “villaggio olimpico” destinato a diventare porto turistico. I turisti sembrano dunque essere l’unica preoccupazione di Manfredi. E ai napoletani chi ci pensa?
L’area dell’ex Italsider di Bagnoli
La Napoli “vetrina”
“Dobbiamo capire che cosa significa per una città avere una “vetrina” come può essere la Coppa America”. Così si è giustificato Gaetano Manfredi, mettendo una pezza peggiore del buco. È chiara la visione “manfrediana” della città di Napoli, soprattutto alla luce del Protocollo d’Intesa firmato dal sindaco con la Premier Giorgia Meloni sulla riqualificazione dell’ex Italsider di Bagnoli, con l’ingresso del gruppo “Cementir – Caltagirone” all’interno dell’affaire.
Si tratta di un doppio autogoal. L’amministrazione partenopea non solo si piega ai piani del Governo su Bagnoli, ma dimostra di non avere a cuore le sorti della città, trasformandola in un “parco divertimenti” per turisti. In questa “città vetrina” non c’è spazio per i napoletani, ridotti a semplici “comparse”. Le esigenze dei cittadini e il bene comune vengono scartati per fare spazio agli interessi e agli affari milionari delle grandi imprese che vogliono mettere le mani sulla città senza dare nulla in cambio.
Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi
Interesse pubblico e privato
Il presidente dell’Autorità Portuale Eliseo Cuccaro è stato esplicito sull’argomento: “Le gare di assegnazione ai privati sono un sistema di competitività e di valorizzazione delle risorse. Andremo avanti per questa strada”. Si tratta, a conti fatti, di un approccio “neoliberista” nella gestione delle risorse pubbliche, un approccio che vedrebbe nel mercato, nella competitività e nelle privatizzazioni la soluzione più “efficace” per gestire i beni pubblici. Ma efficace per chi? Sicuramente non per i napoletani.
Le imprese private hanno infatti finalità diverse dagli enti pubblici di gestione. Se per i secondi la tutela dell’interesse pubblico resta comunque prioritaria, per i primi contano invece il profitto e il ritorno economico rispetto agli investimenti iniziali. La tutela dell’ambiente, dei beni comuni e stipendi dignitosi per i lavoratori, ad esempio, non rientrano tra gli “obiettivi primari” degli amministratori delegati e dei consigli d’amministrazione aziendali. Lo stesso dicasi per il “controllo dei prezzi”: a un bene o a un servizio, prima pubblico e dunque accessibile a tutti, vi potrà accedere, dopo la sua privatizzazione, solo chi disporrà di risorse economiche sufficienti.
Da questo punto di vista, l’adozione di politiche di mercato porta inevitabilmente a un aumento dei prezzi (fenomeno strettamente legato anche alla crescita dell’inflazione), nonché al depauperamento delle risorse pubbliche. Ciò non è compatibile né con l’interesse pubblico, né con le esigenze dei cittadini. I beni pubblici andrebbero gestiti “dal pubblico per il pubblico”, per il bene di tutta la comunità. Così, invece, succede che ciò che prima era un diritto del cittadino, ora diventa un “privilegio” solamente per quei pochi che se lo possono permettere. Vi sembra giusto?
Il litorale di Via Coroglio diventerà un porto turistico
“Il mare non bagna Napoli”
Lo stesso Cuccaro ha affermato che le entrate dei canoni potrebbero essere riutilizzate per “Attrezzare il restante 40% di spiaggia pubblica”. Dunque ai privati toccherebbe il 60% degli arenili, mentre ai napoletani resterebbe meno della metà. Senza considerare che in quel 40% rientrerebbero anche tratti di costa non balneabile. Se perfino a Napoli, che è una città di mare, le persone non possono accedere al mare, vuol dire che c’è qualcosa di profondamente iniquo e sbagliato nella gestione privatistica del litorale. Citando il famoso romanzo di Anna Maria Ortese, potremmo dire che “Il mare non bagna Napoli“. Spetta dunque ai napoletani riappropriarsi di ciò che è loro di diritto: tutelare il territorio vuol dire sottrarlo dalle grinfie di speculatori e affaristi.
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