In merito all’emergenza Coronavirus, arriva da Napoli una storia assurda. L’episodio è accaduto all’ospedale Cotugno, dove si combatte da sempre contro le malattie infettive. Un uomo, che era in fila, in attesa di fare il tampone per il Covid-19 in quanto presentava sintomi febbrili, avrebbe perso la pazienza, sputando contro la dottoressa e l’infermiere che cercavano di calmarlo. I due sanitari dell’ospedale Cotugno di Napoli da ieri sera sono in quarantena e il locale dove è avvenuto l’episodio è stato evacuato e sottoposto a sanificazione.
“Ho perso un medico è un infermiere validissimi, che adesso devono stare in isolamento e non possono dare, come hanno fatto finora il loro prezioso contributo. Sputare addosso a una persona quando si hanno, in un momento come questo, sintomatologie e febbre, equivale a sparare, non c’è differenza”. È il commento del direttore generale dell’ospedale Cotugno di Napoli Maurizio Di Mauro. “Sono indignato, ci sono ragazzi che stanno dando l’anima – sottolinea Di Mauro – stamattina ho visto i neo assunti, ragazzine di 23-24 anni che forse non sanno a che cosa stanno andando incontro, pronte a dare il loro contributo in questa battaglia contro il Coronavirus”.
Sulla vicenda dell’uomo in fila al Cotugno è intervenuto anche l’onorevole Stefano Graziano, presidente della Commissione regionale Sanità: “Oggi più che mai bisogna potenziare le misure di sicurezza a tutela del personale sanitario impegnato a fronteggiare il Coronavirus. Quanto accaduto al Cotugno è di una gravità inaudita e priverà l’ospedale di due lavoratori che dovranno osservare un periodo di quarantena. A loro e a tutto il personale sanitario va espressa solidarietà incondizionata e un sentito ringraziamento per il lavoro che stanno facendo. C’è bisogno di utilizzare il pugno di ferro contro questi folli comportamenti e di garantire una sorveglianza 24 ore su 24 del presidio ospedaliero, con una presenza fissa delle forze dell’ordine che supporti la vigilanza privata”.
Oggi medici e infermieri sono un piccolo esercito che combatte in prima linea con turni di dodici ore contro l’emergenza Coronavirus, soprattutto nelle regioni più in affanno. Molti sono tra lo spossato e il disperato e ancora oggi ci sono ospedali che non hanno nemmeno i dispositivi di protezione, mentre l’Oms spiega che i sanitari devono essere dotati non solo di mascherine, ma anche camici monouso, occhialini e guanti.