La forte pressione e la speranza che ognuno di noi ripone nella ricerca scientifica ci fanno dimenticare che l’utilizzo di un vaccino contro il Covid-19 deve essere obbligatoriamente preceduto da rigorosi studi, che richiedono tempo al fine di determinarne efficacia e sicurezza. Normalmente lo sviluppo di un vaccino è un processo lungo, che comporta anni di lavoro e notevoli investimenti economici. La sperimentazione clinica sull’uomo inizia dopo un periodo che va dai due ai cinque anni dall’inizio delle prime ricerche. Se il vaccino risulta sicuro ed efficace, ottiene l’approvazione dalle organizzazioni sanitarie, a partire dall’Oms. Nell’attuale emergenza è stato proposto un periodo di tempo di sperimentazione clinica molto più breve, compreso tra 12 e 18 mesi. Inoltre, trattandosi di un’emergenza sanitaria che coinvolge l’intero pianeta, la produzione dovrebbe essere garantita prima della fine degli studi clinici e ripartita globalmente per assicurare anche un’equa distribuzione dell’antidoto.
Anche se in un tempo più ridotto rispetto alle procedure normali, la sperimentazione clinica per il vaccino sul Covid-19 prevede comunque le tradizionali tre fasi di test sull’uomo, precedute da una fase preclinica in cui vengono effettuati solo prove di laboratorio. La prima fase prevede la somministrazione per valutare la tollerabilità e la sicurezza del vaccino: in questo caso il numero dei soggetti coinvolti è molto basso. Se nella prima fase ci sono risultati positivi, il vaccino viene iniettato a un numero maggiore di soggetti. Questa è la seconda fase, che serve per valutare la risposta immunitaria, la tollerabilità, la sicurezza e definire le dosi e i protocolli di somministrazione adeguati. La terza fase coinvolge un numero elevato di persone, allo scopo di valutare l’effettiva funzione preventiva del vaccino. Se tutte e tre le fasi danno esito positivo, il vaccino viene registrato, per poi procedere alla produzione e distribuzione.


