Covid-19 ed emergenza sanitaria, per Ugo Trama dell’Unità di crisi della Campania “le difficoltà ci sono in tutte le regioni”
Per il dirigente del settore 'Politica del farmaco e dispositivi' "ci sono carenze nazionali anche nel personale", mentre "l'unica criticità è nella comunicazione degli esiti dei tamponi"
Costituita nel mese di marzo durante la prima ondata dell’emergenza Coronavirus, l’Unità di crisi della Regione Campania ha, tra i tanti, i compiti di monitorare e supportare “le attività dei servizi sanitari locali, con particolare riferimento alle strutture ospedaliere e alle strutture socio-sanitarie”, attivare i “numeri verdi dedicati per fornire informazioni e supporto alla popolazione” e gestire la “comunicazione istituzionale e ai mass media locali sui dati relativi a positività riscontrate, decessi e guarigioni”. Ugo Trama, oltre a essere dirigente del settore Politica del farmaco e dispositivi della Regione Campania, ne fa parte, occupandosi di Dpi e attrezzature, ramo dove assicura che “non abbiamo problemi”. A lui abbiamo rivolto alcune domande riguardanti le difficoltà che, in questa seconda ondata del virus, sta attraversando il servizio sanitario regionale.
Dottor Trama, in questa seconda ondata del Covid quali sono stati i problemi, rispetto alla prima, che l’Unità di crisi ha dovuto affrontare? “Rispetto alla prima fase della pandemia, sicuramente abbiamo fatto più azioni di prevenzione, ad esempio con i tamponi nelle scuole, presso gli aeroporti o nelle Rsa. È chiaro che uno screening di questo tipo porta ad avere più positivi. La Regione, inoltre, ha sempre processato i tamponi secondo le regole dettate dal ministero della Sanità e ha sempre effettuato il contact tracing, cioè il tracciamento dei contatti della persona positiva”.
Da più parti si è avuta l’impressione che il sistema sanitario regionale sia andato in sofferenza. Le faccio alcuni esempi: file delle ambulanze ai pronto soccorso, ritardi nell’esecuzione e nella comunicazione dei risultati dei tamponi, mancanza di personale. Queste situazioni non potevano essere previste nei mesi precedenti? “Le difficoltà esistono in tutte le regioni. Ci sono le file al pronto soccorso perché le persone vi si recano per timore di essere contagiati. Per carità, la paura è legittima, soprattutto in questi periodi, ma molti potrebbero essere curati a casa, con l’ausilio dei medici di medicina generale e delle Usca. Inoltre, siamo la regione che effettua più tamponi: l’unica criticità che troviamo è nella comunicazione degli esiti. Oggi è comunque attiva a pieno regime una piattaforma informatica dove i medici di medicina generale e i dipartimenti di prevenzione possono leggere gli esiti e certificare al paziente il risultato. L’esito del tampone al paziente arriva anche via sms. Per quanto riguarda il personale, in molti ambiti, ad esempio anestesisti e pneumologi, ci sono carenze nazionali e poco può la Regione, oltre a fare uno sforzo enorme per reperirli, cosa che sta facendo in maniera continua. La carenza del personale è storica in Campania ed è dovuta al blocco delle assunzioni dettato dal Governo. Immagini che rispetto alle altre regioni abbiamo fatto uno sforzo doppio per reperire il personale”.
Molti sindaci, ad esempio quelli dell’Agro aversano, hanno chiesto alle Asl un potenziamento del 118 e del personale delle strutture ospedaliere per rispondere tempestivamente alle richieste di soccorso dei cittadini, evase con ritardo. Non ritiene che ci dovrebbe essere una maggiore collaborazione fra gli enti e le autorità sanitarie locali? “Su questo non posso dirle altro che, per la collaborazione con i Comuni, nell’Unità di crisi c’è il referente dell’Anci (il presidente dell’Anci Campania Carlo Marino, sindaco di Caserta n.d.r.). Esiste già, quindi, chi rappresenta gli enti locali nell’Unità di crisi e verso cui i Comuni possono rivolgersi per ogni tipo di richiesta”.
Alla richiesta di 450 medici per la Campania nel bando della protezione civile, hanno risposto solo in 165. Come spiega questa defezione? “Diciamo che per le graduatorie della protezione civile alla fine in pochissimi accettano di presentarsi e non tutti, fra quelli che rispondono alla richiesta, hanno i titoli necessari. Questo è chiaro che crea una serie di problemi facilmente immaginabili”.
Anche sui posti letto disponibili nelle terapie intensive e sub-intensive, nelle scorse settimane, ci sono state polemiche. Com’è realmente la situazione? “I posti letto nelle terapie intensive o nelle sub-terapie intensive ci sono. Il vero problema nazionale è la carenza di professionalità ma, come al solito, la Campania è sempre nell’occhio del ciclone, rispetto alle altre regioni”.
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