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Home Italia

Covid, ricercatori italiani scoprono possibili molecole “spia” per predire pazienti a rischio

La ricerca ha evidenziato come alcune molecole proteiche, prodotte da vari tipi di cellule, permetterebbero di identificare, già al momento del ricovero, quali siano i pazienti che rischiano le complicazioni peggiori per il coronavirus

redazione di redazione
23 Aprile 2022
in Italia, Scienza

Delle molecole ‘spia’ potrebbero aiutare i medici a individuare i pazienti Covid che rischiano il decesso o comunque di sviluppare una malattia grave a causa dell’infezione. È il risultato di uno studio condotto da un team di ricercatori italiani. L’analisi sarà presentata durante il Congresso europeo di microbiologia clinica e malattie infettive, che si apre oggi a Lisbona e si concluderà il 26 aprile.

Gli esperti hanno identificato una serie di citochine – molecole proteiche prodotte da vari tipi di cellule – che possono aiutare a identificare chi rischia di più. In molti pazienti Covid si è osservata una reazione eccessiva del sistema immunitario, dove livelli altissimi di citochine vanno a causare infiammazioni che in alcuni pazienti possono portare a insufficienza d’organo e alla morte

Essere in grado di misurare i livelli di tali molecole ‘spia’ quando i pazienti vengono ricoverati in ospedale consentirebbe di identificare quelli più a rischio e di personalizzare la loro terapia. È con questo obiettivo – come riportato da Adnkronos – che sono partite le ricerche di Emanuela Sozio, medico della Clinica malattie infettive dell’Azienda sanitaria universitaria centrale di Udine, e dei colleghi del Dipartimento di medicina di laboratorio. Il loro studio – retrospettivo – è stato condotto su 415 pazienti (65,5% maschi) ricoverati per Covid tra maggio 2020 e marzo 2021

Il nucleo di soggetti esaminati comprendeva sia pazienti con malattia ritenuta grave/critica sia quelli con malattia lieve/moderata, secondo i criteri elaborati dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità). Il 15,7% del totale dei pazienti – di età media di 70 anni – è morto in ospedale, mentre il 23,6% ha comunque avuto un esito negativo (intubazione orotracheale e/o morte). I livelli di citochine presenti nell’organismo dei pazienti sono stati misurati al momento del ricovero in ospedale, per poi confrontarli in un secondo momento, in combinazione con altri biomarcatori (come ad esempio la proteina C-reattiva)

Guardando alle citochine e ad altri biomarcatori presenti nel sangue dei pazienti Covid, i ricercatori sono così stati in grado di prevedere quali persone fossero più in pericolo di altre. È emerso che alti livelli di proteine IP-10 andavano a segnalare una risposta immunitaria che poteva portare a sviluppare fibrosi polmonare, con conseguente necessità di intubazione  

Un’ulteriore scoperta è stata che alti livelli di IL-6, una citochina pro-infiammatoria, possono essere accompagnati da livelli elevati di altre due sostanze, Sil2ra e IL-10, che hanno un ruolo antinfiammatorio. Questo è importante, perché in questi casi, i farmaci immunosoppressori normalmente usati per trattare Covid grave potrebbero fare più male che bene, evidenziano gli esperti

Tags: Covid-19primopiano
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