L’Italia intera si è fermata, la stretta contenuta nel decreto del Dpcm ha fatto sì che, per una prevenzione e una gestione più efficace del contagio da nuovo Coronavirus, le uniche attività funzionanti fossero quelle di prima necessità e quelle senza le quali l’economia non potrebbe andare avanti. A quanto pare, però, l’illegalità non ha recepito il messaggio e continua imperterrita a mostrarsi nelle più svariate forme, come quella della prostituzione che, oltre agli elementi di illegalità e di sfruttamento delle donne di cui si compone, porta con sé anche un elevato rischio di contagio del virus, tramite il contatto ravvicinato che può scatenare un eventuale scambio dell’infezione. L’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata nel 1968 da don Oreste Benzi, ha inviato una lettera, tramite il responsabile generale Giovanni Ramonda, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Governo italiano intero per sollecitare operazioni a riguardo e proporre nuovi modelli educativi.
“In tutta Italia – comincia la lettera – da nord a sud, si segnala la presenza di potenziali vittime di tratta a scopo di prostituzione lungo le strade, e molte certamente continuano ad essere costrette a prostituirsi anche indoor. Questo significa che i clienti espongono loro stessi, le loro famiglie e ambienti di lavoro a un possibile contagio”. Sembra chiaro a tutti con quanta facilità e velocità riesca a diffondersi questo virus, ma ci sono ancora persone che ignorano le direttive, mettendo in pericolo tutti. Il mondo della prostituzione, si legge nella lettera, coinvolge milioni di clienti.

