Secondo i dati del ministero dell’Interno, reati come rapine e spaccio di sostanze stupefacenti sono crollati di oltre l’80% a seguito delle misure per l’emergenza della pandemia da Covid-19. Mala tempora currunt, anche per i clan. A Marano, un camorrista del clan Nuvoletta è stato arrestato per “contrabbando di zeppole di San Giuseppe” per conto di un pasticcere incastrato dai carabinieri. A Reggio Calabria, il boss Cosimo Borghetto è stato fermato perché in compagnia di un altro pregiudicato: violazione degli articoli 650 (inosservanza dei doveri d’autorità) e 495 (dichiarazioni mendaci) del codice penale.
Ai tempi dell’emergenza da Coronavirus non se la passano bene nemmeno i latitanti, che hanno bisogno di cose ancora essenziali, come bere e mangiare. A Bruzzano Zeffirio, a Reggio Calabria, i carabinieri hanno notato un uomo avvicinarsi a un’abitazione disabitata con una busta della spesa in mano: era destinata al latitante della ‘ndrangheta Cesare Antonio Cordì, immediatamente arrestato. I clan oggi hanno meno facilità di movimento e i loro traffici sono rallentati. Le estorsioni sono impossibili, perché i negozi sono chiusi. Purtroppo, oggi a pagarne le conseguenze sono soprattutto le farmacie, prese di mira dai rapinatori. A Roma ne hanno svaligiate sei in due giorni. In aumento anche i furti notturni nei bar e nei locali chiusi da giorni. A Maddaloni, nel Casertano, ad esempio, tre malviventi, con il volto coperto da passamontagna, hanno completamente svaligiato il lato tabacchi della nota pasticceria Lombardi di via Forche Caudine.

