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Home Spettacoli Cinema

David di Donatello: “Selfie” di Ferrente, girato a Napoli sulla tragica storia di Davide Bifolco, è il miglior documentario dell’anno

Diego Del Pozzo di Diego Del Pozzo
9 Maggio 2020
in Cinema, Spettacoli

Ci sono tanti talenti della Campania tra i vincitori dei David di Donatello 2020, durante un’edizione degli Oscar dell’industria cinematografica italiana destinata inevitabilmente a passare alla storia per essersi svolta “a distanza” a causa dell’emergenza sanitaria ancora in atto, col presentatore Carlo Conti nello studio romano di via Teulada e i candidati collegati in video direttamente dalle loro case. In una serata che ha sancito il meritato trionfo di Marco Bellocchio e del suo Il traditore (miglior film, regia, sceneggiatura originale, montaggio e gli attori protagonista e non protagonista Pier Francesco Favino e Luigi Lo Cascio), vanno infatti segnalate le vittorie “Made in Campania” di Valeria Golino come miglior attrice non protagonista per il visionario 5 è il numero perfetto di Igort, di Maurizio Braucci per l’adattamento del Martin Eden di Pietro Marcello (co-sceneggiatore), di Valia Santella e Francesco Piccolo nel gruppo di sceneggiatori de Il traditore, dell’Orchestra di piazza Vittorio del casertano Mario Tronco tra i musicisti. Ma a fare particolarmente piacere è, senz’altro, il sacrosanto riconoscimento di miglior documentario dell’anno attribuito al bellissimo Selfie di Agostino Ferrente, uno tra i film – non soltanto italiani – più importanti, innovativi e coraggiosi dell’intera stagione, capace di oltrepassare gli steccati sempre più stantii tra cinema “di fiction” e documentario rinnovandone le forme, con un budget bassissimo ma il pieno di idee e di talenti.

Interamente girato a Napoli, nel rione Traiano, uno tra i quartieri più degradati e complessi della città partenopea, Selfie prende spunto dalla tragica vicenda di Davide Bifolco, il ragazzino incensurato ucciso nel 2014 da un carabiniere che in piena notte lo inseguì dopo averlo scambiato per un latitante, per proporsi invece come straordinaria riflessione audiovisiva sull’animo di un intero quartiere, di una città, di una nazione tutta che troppo spesso abbandona a se stessi i suoi figli più deboli e, per questo, più bisognosi di protezione. Per mettere in scena tutto ciò, però, il regista pugliese s’è affidato a un inusuale punto di vista, che rende il suo film anche (o soprattutto?) una riflessione meta-linguistica sul potere e sull’etica delle immagini. Dopo essere giunto a conoscenza di quella terribile storia, infatti, Ferrente ebbe un’intuizione e scelse altri due sedicenni del rione, Alessandro Antonelli e Pietro Orlando, affidando loro il ruolo di narratori e al tempo stesso operatori, attraverso un iPhone col quale i due hanno interpretato e filmato questo racconto struggente e politico, poetico e drammatico, girandolo quasi come se fosse un vero e proprio selfie della durata di un’ora e un quarto, ovviamente poi trasformato in materia narrativa grazie alla guida del regista e al lavoro di montaggio.

A introdurre Agostino Ferrente nel difficile quartiere napoletano è stato un giovane filmaker napoletano, Edgardo Pistone, originario proprio del rione Traiano e aiuto regista sul set di Selfie. Laureato in cinema all’Accademia di Belle arti di Napoli, Pistone ha vinto già nel 2015 il Napoli Film Festival col suo notevole cortometraggio Per un’ora d’amore e adesso è atteso a prove più lunghe e strutturate che siano all’altezza del suo indubbio talento. Di quei primi giorni nel rione Traiano, Ferrente – già autore di altri documentari importanti come L’orchestra di piazza Vittorio e, soprattutto, l’altrettanto sperimentale Le cose belle – ricorda il primo faccia a faccia con i due protagonisti Alessandro e Pietro: “Quando venni a conoscenza della tragica storia di Davide, incontrai suo padre Gianni in un bar del rione, per parlargli di come avrei voluto provare a raccontare il contesto nel quale quella tragedia assurda s’era consumata, magari incontrando altri ragazzi del luogo che raccontassero se stessi e il proprio universo. Mentre parlavamo – prosegue il regista pugliese – ci venne incontro l’inserviente del bar, un ragazzino magro, che andava di fretta perché doveva prepararsi per la festa della Madonna dell’Arco. Gli chiesi se gli andava di filmare la cerimonia col mio smartphone, pregandolo di tenersi sempre all’interno dell’inquadratura. Lui accettò e mi colpì perché durante la processione si commosse ma non smise di filmarsi tra le lacrime. Il giorno dopo, conobbi anche Pietro, un ragazzo paffutello e con i baffi, il migliore amico di Alessandro. E mi fu subito chiaro che i protagonisti del film sarebbero stati loro due. Gli consegnai due cellulari, affinché, attraverso l’espediente del selfie ‘responsabilizzato’, si annullasse ogni filtro tra loro e il regista e i due, privati dell’ansia della prestazione indotta da una telecamera usata da un operatore, si potessero concentrare di più su quello che dicevano e facevano. Ma non avevo intenzione di subappaltare, anche solo in parte, la regia del film, non cercavo un documentario ‘partecipato’: chiesi soltanto ai miei protagonisti di essere al tempo stesso anche cameraman, col compito di auto-inquadrarsi, da me guidati, guardandosi sempre nel display del cellulare, come se fosse uno specchio nel quale rispecchiare se stessi e il mondo alle loro spalle, così che quello specchio – conclude Ferrente – potesse diventare lo schermo cinematografico sul quale proiettare il proprio contesto sociale e umano e, in definitiva, le loro vite“.

E i successi del cinema campano ai David di Donatello 2020 sono celebrati anche dai rappresentanti delle istituzioni. “La Campania del Cinema – sottolinea il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca – è stata protagonista anche quest’anno, durante una serata speciale che ha confermato la qualità dei nostri talenti, ma anche l’importanza della strategia di valorizzazione della cultura cinematografica che la Regione ha sostenuto e continuerà a sostenere, a partire dai fondi stanziati grazie alla legge ‘Cinema Campania’ del 2016, che ha contribuito a imprimere una svolta all’intero comparto. Un comparto duramente colpito dagli effetti della pandemia, assieme all’intero mondo della cultura e dello spettacolo. La Regione – aggiunge De Luca – è impegnata proprio in questi giorni in un dialogo e confronto costruttivo proprio per affrontare tutte le problematiche e le criticità emerse negli ultimi due mesi. Sono già in corso contatti con le varie categorie e dalla prossima settimana metteremo in campo iniziative di ascolto e confronto con tutti i protagonisti di un settore importante e qualificante della nostra regione.

Fa eco a De Luca anche Rosanna Romano, direttore generale per le Politiche culturali e il Turismo della Regione Campania: “Ai David, motivo di orgoglio, non è solo l’affermazione di Valeria Golino, napoletana, quale miglior attrice non protagonista per 5 è il numero perfetto di Igort, che ha ricevuto un contributo con i fondi del Piano Cinema Campania del 2017; ma anche il riconoscimento ottenuto da Martin Eden per la miglior sceneggiatura non originale firmata da Pietro Marcello e Maurizio Braucci, un film che abbiamo sostenuto grazie al Piano Cinema del 2018. Entrambi i film erano aspiranti vincitori per diverse categorie di premi. Igort era candidato come miglior regista esordiente – aggiunge la massima dirigente regionale del settore – mentre due personalità di spicco della cinematografia italiana, i campani Toni Servillo e Carlo Buccirosso, per la stessa opera, concorrevano rispettivamente come miglior interprete e miglior attore non protagonista. Inoltre, Martin Eden di Pietro Marcello aspirava alla statuetta del David, tra l’altro, anche come miglior film e per la regia. Tutti veri testimoni di eccellenza“.

Anche il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, fa sentire la sua voce, sottolineando anche il successo di Selfie: “L’edizione 2020 dei David di Donatello, l’Oscar del cinema italiano, riafferma la straordinaria forza – spiega – del cinema realizzato e ambientato a Napoli. Valeria Golino è la miglior attrice non protagonista per il film 5 è il numero perfetto che racconta una Napoli inedita e noir. Selfie di Agostino Ferrente ha vinto il premio per il miglior documentario, con un docufilm interamente girato con un cellulare e che racconta la vita dei giovani al Rione Traiano, il quartiere di Davide Bifolco. E ancora, la bravura di Maurizio Braucci premiato per la migliore sceneggiatura non originale per Martin Eden e quella di Valia Santella che ha firmato la migliore sceneggiatura originale de Il traditore. Un David tutto napoletano, insomma, per un nuovo, ennesimo riconoscimento all’estro e alla bravura dei nostri artisti e alla struggente bellezza di Napoli. A tutti vanno i complimenti della Città e l’abbraccio virtuale, anche qui come ieri sera, con l’auspicio – conclude De Magistris – di poterlo fare al più presto a palazzo San Giacomo“.

 

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Tags: Edgardo PistoneNapoli
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