Due mesi fa Il Crivello ha avviato un focus su Covid-19 e criminalità organizzata. In nove articoli abbiamo ascoltato i testimoni chiave del tessuto politico, sociale ed economico campano, raccogliendo le loro impressioni sui possibili effetti della pandemia, in particolare sul ruolo della camorra e delle mafie nel periodo post Coronavirus. Rappresentanti delle istituzioni, sacerdoti, esponenti del mondo associazionistico e sindacale, professionisti e dirigenti bancari hanno tratteggiato un quadro fosco, prevedendo un impatto violento della criminalità organizzata nell’economia legale.
La relazione del secondo semestre del 2019 della Direzione investigativa antimafia (Dia), uscita pochi giorni fa, ha confermato che l’emergenza Covid-19 aiuta, e non poco, gli affari della criminalità organizzata, non solo in Campania, com’era prevedibile, ma in tutta Italia. Gli analisti della Dia sono convinti che, di fronte alla crisi sempre più pressante, acuita dall’insufficienza dei presidi di assistenza messi in campo dal Governo, potrebbero generarsi dei problemi di ordine pubblico. In questo contesto avrebbero vita facile le mafie.
Per il crimine organizzato, la cui liquidità in denaro non è stata mai in discussione, sarebbe un gioco da ragazzi infiltrarsi nel tessuto economico compromesso, fornendo ai tanti bisognosi un “welfare alterativo” a quello legale. Ne abbiamo scritto proprio in queste settimane della strategia della camorra in Campania, che mira ad esasperare gli animi di quelle fasce di popolazione in debito d’ossigeno, schiacciate da uno stato di povertà crescente. È quello il terreno fertile su cui lavorano le mafie.
Secondo la Dia, nel breve periodo, la criminalità organizzata punterà a consolidare il proprio consenso sociale con tutte le forme di assistenzialismo possibili: prestiti di denaro e sostegno elettorale, per poi prepararsi ad agire su scala globale. L’obiettivo finale delle mafie, in ogni angolo della Penisola, è infiltrarsi nel mercato nazionale e internazionale che, dopo l’effetto del Covid-19, hanno bisogno di denaro fresco. Sarà difficile impedire alle aziende, sia medie sia grandi, di accettare il finanziamento dei capitali mafiosi, una pericolosa spirale che rischia di essere aggravata dalla semplificazione delle procedure degli appalti pubblici. Questo provvedimento studiato per favorire le imprese potrebbe rivelarsi un boomerang, facilitando le infiltrazioni delle mafie anche negli apparati amministrativi.
La criminalità organizzata ha già puntato alcuni settori nevralgici per accrescere il proprio business. Tra i più appetibili c’è quello sanitario, poi la ristorazione e i servizi in genere, tra i più colpiti dall’emergenza Coronavirus. Mentre sono in crescita gli affari di sempre: la droga e il gioco d’azzardo, che rappresenta uno strumento formidabile, prestandosi agevolmente al riciclaggio e garantendo alta redditività. Le mafie, secondo gli investigatori della Dia, nei prossimi mesi potrebbero arricchirsi in maniera abnorme, rendendo ancora più complessa la lotta al malaffare. Una criminalità potente e presente nel tessuto socio-economico a più livelli sarebbe difficile da contrastare.
Abbiamo deciso di fare queste riflessioni proprio oggi, a distanza di qualche giorno dall’uscita della relazione della Dia, per un motivo ben preciso: il 19 luglio è una data emblematica, nel 1992 si è consumata la strage di via D’Amelio a Palermo. Ventotto anni fa, la mafia ha ammazzato il giudice Paolo Borsellino, dopo che, precedentemente, aveva già ucciso il collega Giovanni Falcone. Borsellino e Falcone sono diventati, colpevolmente, solo successivamente due simboli della lotta alla criminalità organizzata. Ma, al di là della semplice iconografia, sembra, alla luce delle relazioni semestrali della Direzione investigativa antimafia, che a nulla sia valso il sacrificio dei due uomini di legge e delle loro scorte.