Il 24 maggio 1900 nasceva a Napoli Eduardo De Filippo. Straordinario drammaturgo, sceneggiatore, regista e poeta, oltre che interprete memorabile, può certamente essere considerato uno tra gli autori simbolo del teatro italiano. Oggi, a 120 anni dalla nascita, si celebra il suo genio sancito dalle numerose e qualificate tappe della sua folgorante carriera, evidenziate dalle numerose iniziative commemorative organizzate in suo onore. Figlio naturale di un altro gigante del palcoscenico come Eduardo Scarpetta, come i suoi fratelli Titina e Peppino assunse il cognome della mamma, la sarta teatrale Luisa De Filippo, con la quale Scarpetta aveva avuto una relazione extraconiugale. Eduardo iniziò il suo percorso artistico a soli 4 anni, debuttando al teatro Valle di Roma come elemento del coro di un’operetta scritta proprio dal padre, per poi prendere parte successivamente a numerose altre rappresentazioni in veste di comparsa o interpretando piccole parti. Per il suo carattere ribelle e poco propenso agli studi, a 11 anni, con il fratello Peppino, venne mandato in collegio, il Chierchia di Foria dove, tra tentativi di fughe e insofferenze varie, iniziò a dilettarsi nella scrittura, producendo un suo breve componimento in versi scherzosi dedicato alla moglie del direttore. Tuttavia, la vita da collegiale non sortì i risultati sperati sul temperamento del giovane De Filippo, il quale abbandonò definitivamente gli studi due anni dopo.
A intervenire fu allora il padre, Eduardo Scarpetta, che decise di curare personalmente l’istruzione del ragazzo, costringendolo per due ore al giorno a leggere e ricopiare testi teatrali e consentendogli saltuariamente di prendere parte alle rappresentazioni, nelle quali peraltro brillava per innata bravura. E fu così che Eduardo entrò a far parte della compagnia del fratellastro Vincenzo Scarpetta, dove rimase per circa otto anni, lungo un periodo fondamentale, che suggellò definitivamente l’amore e la passione dell’artista napoletano per il palcoscenico. Il resto è storia.
La vita di Eduardo riflette il suo temperamento difficile, oscillante tra la capacità di amare incondizionatamente l’umanità, della quale il suo teatro è diretta espressione, e il rigore e il silenzio tipici della sua dimensione privata. Una grandissima e ricambiata amicizia lo legò a Totò. Si racconta che quando Eduardo, su richiesta di Dino De Laurentiis, deciso a mettere in scena Napoli milionaria, vi si rivolse per convincerlo a prendervi parte, ottenne dal principe della risata una risposta memorabile: “Eduardo, con te lavoro gratis“. De Filippo, intimamente colpito dall’entusiasmo dell’amico, gli scrisse di rimando una commovente lettera: “Caro Antonio – sottolineò – questa collaborazione che io ti ho chiesto ci riporterà, sia pur per pochi giorni, ai tempi felici e squallidi della nostra giovinezza. Ogni qual volta penso a te, amico, te l’ho detto a voce e voglio ripeterlo per iscritto, ho l’impressione di non essere più solo nella vita. Questa benefica certezza mi viene senza dubbio dalle infinite dimostrazioni pratiche di affetto che tu, in qualsiasi momento, mi dai“.
Furono, invece, difficili i rapporti col fratello Peppino, segnati da anni di “veleno amarissimo”, come evidenziò Eduardo in una missiva a lui indirizzata in seguito all’ennesima lite. Sul punto assai eloquenti sono le parole del nipote Luigi, figlio di Peppino: “Non era odio, e neppure rancore. No, era qualcosa che metteva in gioco la loro natura di artisti. Concepivano diversamente il modo di stare nel teatro“. Un amore viscerale, quello tra i due fratelli, ma estremamente complesso. I due presero strade diverse dopo che nel 1944, in seguito a una lite violentissima, la Compagnia teatro umoristico I De Filippo si sciolse. Tornarono a parlarsi solo all’inizio degli anni Settanta, in occasione di un timido riavvicinamento, ma mai si riappacificarono del tutto. Quando Peppino morì, il 27 gennaio 1980, Eduardo, in scena al teatro Duse di Bologna, lo ricordò pubblicamente con queste parole: “Peppino da vivo non mi mancava, mi manca molto adesso. Come compagno, come amico, ma non come fratello“.