Per far fronte alla cospicua carenza di professori disponibili a sedersi a capo delle commissioni durante gli esami di maturità, il ministero dell’Istruzione ha deciso di estendere la partecipazione anche ai docenti universitari e ai ricercatori a tempo determinato. La scelta del Governo, arrivata qualche giorno fa, scaturisce dalla necessità di completare le 13mila commissioni degli esami di Stato che, tra la preoccupazione generale e la fretta di trovare soluzioni, sono praticamente alle porte. Poco più di dieci giorni, infatti, separano il mezzo milione di studenti delle scuole statali e paritarie dall’esame di maturità, scoglio decisamente importante da superare nella vita scolastica – ma anche in quella personale – di tutti quei ragazzi all’ultimo anno di scuola. La carenza di presidenti di commissione, tuttavia, è stata mitigata ma non eliminata: attualmente si è appena al 9%, che significa più di mille poltrone ancora da riempire.
La decisione del Governo, forse l’ultima carta del ministero per risolvere la questione, è nata dall’effettivo clima di incertezza che attornia l’esame di maturità. L‘esiguità di docenti disposti a guidare altri cinque professori all’interno della commissione si era già palesata nello scorso mese di maggio, quando risultavano scoperte duemila poltrone, quasi il 15% del totale. Nonostante la percentuale di vuoti sia scesa, c’è ancora una parte delle commissioni che manca di una figura di riferimento e il rischio che si arrivi alla data dell’esame senza aver completato il sestetto esiste eccome. Per il momento, però, a mettere un’importante pezza sulla mancanza di presidenti, ci penseranno docenti universitari e ricercatori a tempo determinato. Allontanandosi per un breve periodo dal loro consueto ambiente di riferimento, queste figure avranno il compito di rappresentare un’intera commissione per un esame che funge da spartiacque nella carriera scolastica di molti studenti.

