Da giorni o meglio da settimane tutti si stanno impegnando nella lotta contro il Coronavirus investendo tempo, energie e riponendo tanta fiducia sulla possibilità di vederne presto i frutti. Ogni qual volta si accende la Tv, si ascolta la radio o si naviga in Internet ci si ritrova bombardati da miriadi di notizie che infondono a tratti speranza e a tratti paura, nonché ansia, in quanto nessuno riesce a veder la luce in fondo a questo tunnel. Ogni giorno, com’è giusto che sia, vengono rinnovati ringraziamenti ai nuovi eroi, medici e infermieri per il loro operato in prima linea, a sindaci e più in generale tutti i politici impegnati nella guida del nostro Paese, forze dell’ordine e altre categorie, ma raramente un pensiero di conforto e supporto è giunto ai farmacisti, non comprendendo forse il loro lavoro e impegno quotidiano.
Ho voluto pertanto ripercorrere in pillole con voi lettori l’accaduto dal suo esordio, per mostrarvelo da una nuova prospettiva, affinché i miei occhi diventassero per un attimo i vostri. Siamo a gennaio, dalla Cina arriva notizia di un “nuovo virus” che sta diffondendo panico tra i cittadini. A lavoro, tra colleghe, ne si parla spinte per lo più dalla curiosità e nei brevi momenti di quiete tra un cliente e l’altro ci si documenta su quanto sta accadendo, interrogandoci sul tipo di virus, la sua struttura, la sua virulenza, ipotizzando paragoni con altri virus già noti e discutendo sulle possibili origini. Un nuovo oggetto di studio cui porre attenzione.
A febbraio iniziano a diffondersi i primi messaggi a dir poco surreali, che descrivono quanto il popolo di Wuhan stava vivendo: isolamento, forze armate, morti che aumentavano di giorno in giorno. Coloro che frequentano abitualmente la farmacia iniziano a chiederci informazioni e pareri ma tutto con molto distacco, ancora solo semplici curiosità. A marzo, il virus arriva in Italia, il panico si è diffuso da un giorno all’altro, il terribile film ormai è la nostra realtà. I primi suggerimenti sono l’igiene costante con alcol, amuchina, spray igienizzanti per ambienti e così iniziano le richieste dei clienti. Vendute le prime scorte iniziamo ad adoperarci per contattare i nostri fornitori i quali ci informano che le quantità disponibili diminuiscono di minuto in minuto.
Ne acquistiamo il più possibile per accontentare le domande pervenute, ma data la repentina mancanza di tali prodotti decidiamo di produrne noi in laboratorio. Al solito lavoro si aggiunge quello impiegato nella ricerca delle materie prime, anch’esse introvabili, il cui prezzo ha raggiunto valori decisamente più elevati, la ricerca dei contenitori in cui poi riporre il prodotto finito e lo studio della giusta composizione. Le richieste sono così numerose che a turno impieghiamo ore, giornate intere in tali preparazioni. Manca l’alcol e allora si deve trovare un’alternativa, manca il contenitore di amuchina che tutti sono abituati a vedere e senza il quale sembrano tutti scettici all’acquisto.
Nel contempo fuori dalle mura della farmacia il paese inizia a fermarsi, lo Stato impone giorno dopo giorno norme più stringenti. Inizia la preoccupazione di coloro che fanno uso abituale di medicinali e non si fa in tempo a dire “buongiorno” al lavoro che si deve provvedere alle richieste, vere e proprie “spese” fatte per paura che il farmaco per la pressione o per il colesterolo finisca. Guai se si impiega più tempo del solito facendo aspettare il cliente nonostante quel “solito” non esista più. Veniamo assaliti da fiumi di persone e oltre al lavoro di farmacisti, tra ricette, consigli, misurazione della glicemia o del colesterolo, preparazioni galeniche, diventiamo anche “psicologi”, “centralinisti” nonché “inviati speciali del Tg” per rincuorare di persona o telefonicamente coloro che si rivolgono a noi e rispondere correttamente alle incessanti preoccupazioni e domande.