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Home Rubriche Salute e Benessere

Gli eroi dimenticati: i giorni del Coronavirus visti con gli occhi di una farmacista

Dott.ssa Lucia Santoro di Dott.ssa Lucia Santoro
1 Aprile 2020
in Salute e Benessere
Pillole allo iodio

Corsa allo iodio

Da giorni o meglio da settimane tutti si stanno impegnando nella lotta contro il Coronavirus investendo tempo, energie e riponendo tanta fiducia sulla possibilità di vederne presto i frutti. Ogni qual volta si accende la Tv, si ascolta la radio o si naviga in Internet ci si ritrova bombardati da miriadi di notizie che infondono a tratti speranza e a tratti paura, nonché ansia, in quanto nessuno riesce a veder la luce in fondo a questo tunnel. Ogni giorno, com’è giusto che sia, vengono rinnovati ringraziamenti ai nuovi eroi, medici e infermieri per il loro operato in prima linea, a sindaci e più in generale tutti i politici impegnati nella guida del nostro Paese, forze dell’ordine e altre categorie, ma raramente un pensiero di conforto e supporto è giunto ai farmacisti, non comprendendo forse il loro lavoro e impegno quotidiano.

Ho voluto pertanto ripercorrere in pillole con voi lettori l’accaduto dal suo esordio, per mostrarvelo da una nuova prospettiva, affinché i miei occhi diventassero per un attimo i vostri. Siamo a gennaio, dalla Cina arriva notizia di un “nuovo virus” che sta diffondendo panico tra i cittadini. A lavoro, tra colleghe, ne si parla spinte per lo più dalla curiosità e nei brevi momenti di quiete tra un cliente e l’altro ci si documenta su quanto sta accadendo, interrogandoci sul tipo di virus, la sua struttura, la sua virulenza, ipotizzando paragoni con altri virus già noti e discutendo sulle possibili origini. Un nuovo oggetto di studio cui porre attenzione.

A febbraio iniziano a diffondersi i primi messaggi a dir poco surreali, che descrivono quanto il popolo di Wuhan stava vivendo: isolamento, forze armate, morti che aumentavano di giorno in giorno. Coloro che frequentano abitualmente la farmacia iniziano a chiederci informazioni e pareri ma tutto con molto distacco, ancora solo semplici curiosità. A marzo, il virus arriva in Italia, il panico si è diffuso da un giorno all’altro, il terribile film ormai è la nostra realtà. I primi suggerimenti sono l’igiene costante con alcol, amuchina, spray igienizzanti per ambienti e così iniziano le richieste dei clienti. Vendute le prime scorte iniziamo ad adoperarci per contattare i nostri fornitori i quali ci informano che le quantità disponibili diminuiscono di minuto in minuto.

Ne acquistiamo il più possibile per accontentare le domande pervenute, ma data la repentina mancanza di tali prodotti decidiamo di produrne noi in laboratorio. Al solito lavoro si aggiunge quello impiegato nella ricerca delle materie prime, anch’esse introvabili, il cui prezzo ha raggiunto valori decisamente più elevati, la ricerca dei contenitori in cui poi riporre il prodotto finito e lo studio della giusta composizione. Le richieste sono così numerose che a turno impieghiamo ore, giornate intere in tali preparazioni. Manca l’alcol e allora si deve trovare un’alternativa, manca il contenitore di amuchina che tutti sono abituati a vedere e senza il quale sembrano tutti scettici all’acquisto.

Allora si deve trovare il rimedio, si devono preparare etichette e fogli di lavorazione per rispondere alle corrette norme di preparazione e infine, dopo tanto lavoro, ci si ritrova a combattere con i clienti per il prezzo finale, purtroppo più elevato del solito. A fatica si riesce a far comprendere il lavoro che c’è dietro. A quel punto inizia l’estenuante ricerca delle mascherine. Riparte la trafila tra fornitori, ordini, quantità vendibili e prezzi al pubblico. Al mattino arrivano 500 mascherine, dopo un’ora a stento ve ne sono una decina. Da un giorno all’altro non ci sono più mascherine.

Nel contempo fuori dalle mura della farmacia il paese inizia a fermarsi, lo Stato impone giorno dopo giorno norme più stringenti. Inizia la preoccupazione di coloro che fanno uso abituale di medicinali e non si fa in tempo a dire “buongiorno” al lavoro che si deve provvedere alle richieste, vere e proprie “spese” fatte per paura che il farmaco per la pressione o per il colesterolo finisca.      Guai se si impiega più tempo del solito facendo aspettare il cliente nonostante quel “solito” non esista più. Veniamo assaliti da fiumi di persone e oltre al lavoro di farmacisti, tra ricette, consigli, misurazione della glicemia o del colesterolo, preparazioni galeniche, diventiamo anche “psicologi”, “centralinisti” nonché “inviati speciali del Tg” per rincuorare di persona o telefonicamente coloro che si rivolgono a noi e rispondere correttamente alle incessanti preoccupazioni e domande.

Ma di giorno in giorno la situazione peggiora, i casi aumentano ed il numero di morti sale. Ci muniamo di guanti e mascherine, cui avevamo inizialmente rinunciato per non diffondere il panico, e continuiamo il nostro lavoro. Iniziano le domande sul perché del “cambio abito” e muniti di pazienza, come se non ne fosse già necessaria abbastanza per far fronte ad ogni cambiamento, rispondiamo sempre con il sorriso. Ma al peggio non c’è mai fine, i medici non possono più accogliere pazienti nei loro studi e quindi come possiamo erogare farmaci senza ricette e spedire ricette che a noi non pervengono? Troviamo un accordo con i medici facendoci inviare codici, password, mail per poter stampare noi le ricette. Quindi alle domande: “Dottoressa avete l’amuchina? E le mascherine?”, si aggiungono: “Dottoressa vi è arrivata la mail? Avete stampato la ricetta?”, per non parlare di quando a causa di una cattiva comunicazione tra paziente e medico vengono prescritti farmaci non corretti e allora oltre a far capire ai clienti che la “colpa” non è di noi farmacisti si aggiungono telefonate con i singoli medici, annullamento delle ricette e via nuovamente con codici, mail, stampe e farmaci.

Arriviamo ad oggi, molti farmacisti sono risultati positivi al tampone, alcuni non ce l’hanno fatta, ma tutti continuiamo ad affrontare i cambiamenti, a caricarci ogni giorno di nuovo lavoro, a regalare sempre un sorriso a chi si rivolge a noi e una parola di conforto anche se in fondo non siamo “immuni alla paura” oltre che al virus. Ancora oggi non siamo stati forniti di mascherine o mezzi che ci permettano di lavorare in sicurezza. Anche noi stiamo facendo la nostra parte e anche per noi al rientro la sera a casa la stanchezza pesa sulle spalle. Noi siamo ad oggi gli eroi dimenticati di questa guerra combattuta su più fronti, ma continuiamo ad impegnarci urlando a gran voce: andrà tutto bene!

 

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