Con una relazione pubblicata sul proprio sito web istituzionale, l’Arpac, azienda regionale per la protezione ambientale in Campania, ha offerto una prima valutazione di come i decreti dei provvedimenti restrittivi stiano influendo sulla qualità dell’aria. L’agenzia ha analizzato le cifre fornite dalla rete regionale di monitoraggio, tenendo particolarmente conto dei dati delle centraline delle cinque città capoluogo. I numeri sono relativi alle concentrazioni di polveri sottili e ossidi di azoto (monossido e biossido di azoto, agenti inquinanti) in un periodo di due mesi, che va dal 25 gennaio al 25 marzo.
“Dal confronto fra il periodo precedente e quello successivo all’adozione delle misure per il contenimento dell’epidemia – spiega Giuseppe Onorati, dirigente Uoc Reti di monitoraggio e Cemec – si notano importanti cambiamenti nelle concentrazioni di polveri sottili e ossidi di azoto. Tuttavia queste variazioni sono diverse per ciascun inquinante e risentono delle condizioni meteorologiche molto variabili del mese di marzo”. Un parametro che risulta fortemente influenzato dalle pesanti restrizioni degli spostamenti è, come indica Onorati, il “monossido di azoto, con una riduzione delle concentrazioni di oltre il 50%”, un risultato sicuramente imputabile “alla riduzione delle emissioni da traffico veicolare”.
Anche le concentrazioni di biossido di azoto hanno subito una diminuzione significativa, nonostante il motivo non sia del tutto da ascrivere alla riduzione del traffico veicolare, in quanto le concentrazioni di questo inquinante dipendono maggiormente da molteplici fonti emissive, oltre alle condizioni meteorologiche. Napoli risulta la provincia in cui si nota di più la riduzione delle concentrazioni del biossido di azoto, in cui i risultati sono stati particolarmente positivi anche grazie alla contemporanea contrazione di traffico navale e aereo, oltre che delle attività produttive. Un fattore che ha contribuito a questi risultati, favorendo la dispersione delle polveri sottili, è stata la condizione di instabilità atmosferica registrata nella prima metà del mese di marzo e negli ultimi giorni.
Quando, invece, la situazione meteo non presentava condizioni particolarmente dispersive, si sono registrate concentrazioni elevate di PM10 (una delle tante classificazioni del particolato, ovvero particelle piccolissime di polvere, fumo e aerosol), arrivando addirittura a sforare il limite giornaliero previsto dalla legge. È bene anche notare che una parte significativa di particelle PM10 presente in atmosfera deriva dal riscaldamento civile che, in questo periodo di misure restrittive, potrebbe aver aumentato le emissioni.