Il Comune di Napoli e la retorica sul “salario minimo”
La società “Napoli Servizi S.p.A.” del Comune di Napoli annuncia l’assunzione di addetti alle pulizie con il CCNL "Multiservizi", corrispondendo un salario di 7,97 euro l'ora. Ma la delibera comunale prevede un "salario minimo" di almeno 9 euro lordi
Nei giorni scorsi la “Napoli Servizi S.p.A.”, società multiservizi in house providing controllata dal Comune di Napoli in qualità di socio azionista per il 100%, ha pubblicato un bando (scaduto il 22 maggio scorso) per l’assunzione di 95 addetti alle pulizie. L’avviso pubblico, reso noto dall’agenzia del lavoro “Umana”, specifica che si tratta di un part-time di 24 ore settimanali, in somministrazione e a tempo determinato. Ai lavoratori e alle lavoratrici neoassunti verrà applicato il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro per la categoria “Multiservizi – II Livello”.
Volantino informativo del bando di assunzione
Il salario del CCNL “Multiservizi“
Fin qui sembrerebbe non esserci nulla di “strano”, se non fosse per il fatto che il contratto offerto dalla società in house del Comune di Napoli offrirebbe ai lavoratori una paga oraria di 7,97 eurolordi, come rilevato anche dal sindacato dei COBAS.
Tabella salariale per i livelli del CCNL “Multiservizi”, calcolato sul full-time
Oltre a non essere “giusto” né a consentire una vita “dignitosa“, il compenso previsto disattenderebbe quanto indicato dalla delibera di indirizzo, approvata dallo stesso Consiglio Comunale e resa pubblica agli atti in data 22 luglio 2024. In essa si stabilisce testualmente che “Tutti gli operatori economici ai quali il Comune di Napoli affiderà lavori, forniture e servizi, dovranno prevedere un trattamento economico per i dipendenti non inferiore ai 9 euro l’ora”.
Qualcuno potrebbe far notare che il contratto preso in esame farebbe riferimento a un part-time, il che spiegherebbe la soglia salariale più bassa di quella prevista. Si tratta di un’osservazione legittima se non fosse che la stessa delibera non farebbe alcuna distinzione tra le due tipologie contrattuali (full-time e part-time). Il Comune di Napoli, tramite la società “Napoli Servizi S.p.A.”, starebbe dunque venendo meno agli impegni presi, contraddicendo l’indirizzo politico assunto dalla delibera.
Il Comune di Napoli si appresta ad assumere 95 addetti alle pulizie
La delibera “smentita”
All’indomani dell’approvazione della delibera, si espresse favorevolmente il consigliere Sergio D’Angelo: “Vogliamo lanciare un segnale dalla più grande città del Sud, dove più che altrove è largamente diffuso il lavoro povero. Basta paghe da fame, soprattutto da parte di chi esegue lavori per conto delle amministrazioni pubbliche”. A sottolineare la necessità del provvedimento fu anche l’Assessora alle Politiche Sociali Chiara Marciani. Parole condivisibili, ma a conti fatti smentite dal bando di assunzione.
Napoli, la Campania e il Sud Italia, in particolare, sono le aree maggiormente afflitte dalla piaga del lavoro povero. Proprio il Comune di Napoli, rappresentato dalla maggioranza di centro-sinistra guidata dal sindaco Gaetano Manfredi, avrebbe dovuto impegnarsi con maggiore incisività nel garantire che i contratti stipulati con l’Ente rispettassero quel minimo salariale che il Governo Meloni si rifiuta di riconoscere. Si tratta di chiedere troppo? Niente affatto. È chiedere il “giusto”.
Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi
Le ambiguità di Manfredi
Rispettare l’indirizzo politico stabilito dalla delibera sarebbe stato non solo un comportamento istituzionale corretto e coerente, un “atto dovuto” nei confronti dei lavoratori e dei cittadini napoletani, ma avrebbe lanciato anche un messaggio politico chiaro da recapitare direttamente alle aule di Montecitorio e di Palazzo Chigi. E invece siamo di fronte all’ennesima occasione sprecata, con il salario minimo diventato ormai oggetto di retorica e di slogan.
Il grande bluff della Giunta Manfredi era già stato denunciato da altre organizzazioni politiche come Potere al Popolo. Per il portavoce del movimento Giuliano Granato, infatti, “Nel regno del campo largo manfrediano 7,97 = 9 euro. Qualcuno ci sta prendendo in giro”, aveva affermato, discutendo nel merito del bando di assunzione. Ma le ambiguità del sindaco di Napoli, che in più occasioni ha annunciato di essere pronto a candidarsi alla guida del centro-sinistra a livello nazionale, non finiscono qui.
Manfredi e Meloni siglano il Protocollo d’intesa su Bagnoli
I limiti del “Modello Napoli”
Oltre al salario minimo, a tenere banco in città è anche il tema della riqualificazione dell’ex Italsider di Bagnoli. Dopo anni di immobilismo, sembrava essere giunti a un punto di svolta. Nell’estate del 2024, però, con la firma del Protocollo d’intesa su Bagnoli, c’è stato un repentino dietrofront da Palazzo San Giacomo. Per non “disturbare troppo” il Governo, il sindaco di Napoli ha preferito adottare una politica improntata sul dialogo e sulla conciliazione, tuttavia con scarsi risultati.
Uno alla volta stanno venendo meno gli impegni che Manfredi aveva preso con il “Patto per Napoli“. Dal lavoro ai salari, dai servizi all’ambiente, dalla viabilità ai trasporti, dallo stop al turismo selvaggio al rilancio delle periferie, l’amministrazione partenopea sembra aver abdicato al ruolo di guida della città. Se questi sono i presupposti della futura azione politica del centro-sinistra a guida Manfredi, con la riproposizione del “Modello Napoli” su scala nazionale, il centro-destra ha poco di cui preoccuparsi.
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