“Mi chiamo Gennaro Santoro, ho solo 19 anni e già mi sono rotto il ca…”. Gennaro è un ragazzo come tanti, anzi forse come pochi: studia alla Luiss di Roma, coltiva interessi vari, tra cui il giornalismo essendo l’animatore dei nostri podcast, ma gli piace anche divertirsi. Lo fa in maniera intelligente, nel rispetto delle regole, non di quelle che vengono imposte ipocritamente dal “sistema”, ma le regole del buon vivere, senza alcuna paura.
Gennaro ha deciso di realizzare questo breve video, un messaggio chiaro, sfrontato, come solo un giovane sa fare. L’ho rivisto un paio di volte, per assaporarne le sensazioni e per trovarne di nuove al secondo ascolto. Un miscuglio di emozioni, soprattutto riflettendo sull’intensità di quella voce matura che scandisce parole pesanti, come macigni.
“Il Coronavirus era quello di cui avevamo bisogno”, dice Gennaro in tono di sfida. “Un nemico comune contro cui poterci unire e schierare. Il Coronavirus ci ha uniti nella paura, nel terrore, nell’odio. Viviamo nell’ignoranza e ancora non sappiamo nulla con certezza. Enti che si contraddicono più volte sul tasso di mortalità e di infezione. Numeri di malati e vittime alterati; c’è chi esagera e chi li nasconde”.
Poi il colpo, fendente, dritto allo stomaco, che brucia come ferita aperta. “Non siamo in grado di capire se il virus si sia originato da un serpente, in un laboratorio o chissà cos’altro, ma con la tecnologia di oggi siamo letteralmente in grado di vedere lo spostamento di uno scarafaggio da qui a un mese osservandolo da un satellite nello spazio. E nel frattempo noi siamo qui, ad indossare mascherine per scaramanzia e a fare scorte di amuchina giusto per sicurezza”.
La sana irriverenza di un giovane si può liberare semplicemente in una riflessione candida e condivisibile. “Il punto è: che del domani non vi sia certezza io lo accetto, che alcune cose nessuno le può sapere io lo accetto, che il nostro futuro si nelle mani di Dio, Allah, Brahaman o comunque si voglia chiamare ciò che non comprendiamo io lo accetto, ma che sia qualcun altro a scegliere se io domani rivedo la mia famiglia o meno; se domani l’economia del mio Paese crolla o meno, se io domani vivo o meno, io questo non lo accetto, non lo accetterò mai”.