All’apertura dell’anno giudiziario, il presidente della Corte d’Appello di Napoli Giuseppe De Carolis di Prossedi è stato chiaro: “Una situazione particolarmente critica si registra nel Tribunale di Napoli Nord sito ad Aversa, dove si registrano carenze croniche di organico in relazione alla mole di processi”. I freddi numeri subito dopo elencati dal magistrato sono stati la dura rappresentazione di uno stato di fatto al limite dell’implosione. Ne parliamo con l’avvocato Felice Belluomo, presidente della Camera penale di Napoli Nord e componente dell’Unione camere penali italiane.
Avvocato Belluomo, quali le cause della situazione descritta dal presidente della Corte d’appello di Napoli?
“Il Tribunale di Napoli Nord nasce a carico zero nel 2013. È una bellissima esperienza a cavallo tra due provincie, cosa unica in Italia. Un tribunale con sede ad Aversa che copre un territorio molto esteso, da Villa Literno a Casoria, tristemente conosciuto come Terra dei fuochi e che si caratterizza per una diffusa criminalità. È un tribunale, quindi, che dovrebbe avere molte risorse. Ogni pubblico ministero, invece, ha almeno mille fascicoli contro noti e, a fronte di sessanta unità di polizia giudiziaria necessarie, ne sono presenti solo ventisei. Abbiamo meno organico di Santa Maria Capua Vetere, di Torre Annunziata e Nola, che hanno dimensioni diverse. Napoli Nord è, per carico, il quinto tribunale d’Italia, ma con un disagio esagerato per la logistica: si trova in un bellissimo castello, ma ha delle aule assolutamente inidonee”.
Ci può fare esempi concreti dei disagi che impediscono un normale esercizio della giustizia?
“Ci sono dei chiari paradossi: un processo con minino sette imputati, ognuno dei quali ha uno o due avvocati, più le persone offese, è costretto a spostarsi a Napoli o Santa Maria Capua Vetere. Nato per decongestionare questi ultimi, Napoli Nord si ritrova, quindi, a doverci ritornare. Non ci sono spazi. C’è un’ala dell’ex Opg individuata come aulario, che ha ricevuto anche un finanziamento di cinque milioni euro: l’edificio sta lì in bella mostra, ma i lavori non sono mai iniziati. Un’altra assurdità è la casa di reclusione posta sempre all’interno dell’ex Opg, che può accogliere solo chi è stato condannato a una pena definitiva. Per i nuovi arrestati, quindi, la convalida dell’arresto e gli interrogatori non possono essere fatti a cinquanta metri di distanza dal tribunale, ma avvocati, giudici, cancellieri, stenotipisti e traduttori, nel caso di stranieri, devono trasferirsi a Poggioreale, con uno spreco di risorse e di tempi. Per risolvere questo problema basterebbe, e noi lo abbiamo chiesto, trasformare una sezione della casa di reclusione in casa circondariale. Inoltre, manca il personale anche per scaricare gli atti inviati in maniera telematica dagli avvocati e molto di quello che c’è è distaccato da altri enti, quindi non formato. Il ministero della Giustizia dovrebbe, quindi, investire in risorse e selezionare le persone che ci inviano”.
Come si è arrivati a questa situazione?
“Perché la politica vive di proclami. Una volta creato, non si è investito nel Tribunale di Napoli Nord, lo si è lasciato al suo destino. Forse per giochi di palazzo ci sono stati forti pressioni che hanno impedito il suo decollo a scapito di altri tribunali. C’è stato chi ha fatto campanilismo giudiziario, anche fra la magistratura, ritenendo, ad esempio, che Santa Maria Capua Vetere fosse un tribunale da non sminuire nei carichi di lavoro. Tutto ciò ha portato a questi risultati, con il Tribunale di Napoli Nord prossimo all’implosione”.