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Home Ambiente

La “Veritas” sulla Terra dei fuochi e i tumori

Ignazio Riccio di Ignazio Riccio
29 Dicembre 2019
in Ambiente, Cronaca

I dati non ci sono o, meglio, si preferisce tenerli chiusi in un cassetto, a doppia mandata. Nessuno può affermare con certezza che esista una correlazione fra l’elevata incidenza e mortalità tumorale nella Terra dei fuochi e la presenza di sostanze tossiche dovute allo sversamento illegale dei rifiuti. Si dibatte e ci si scontra su questo delicato tema da sempre. La regione Campania, più di altre in Italia, è da decenni oggetto di attività di sversamento o combustione, illegale o in deroga alle norme nazionali ed europee, di rifiuti industriali tossici. I ripetuti studi epidemiologici sono concordi nell’individuare nella Terra dei fuochi, a cavallo delle province di Napoli e Caserta, in particolare nella zona dell’Agro aversano, un’area in cui si riscontrano anomali livelli di criticità sanitarie per incidenza, ospedalizzazione, mortalità (relative a tutti i tumori), malattie metaboliche, neurologiche e malformazioni neonatali. Questa evidenza è stata affermata in via giudiziaria dalla Corte europea nella sentenza del 4 marzo 2010, ai punti 93, 94 e 95.

Da queste premesse è nato il “Progetto Veritas”, realizzato con il contributo della Fondazione Con il Sud e Charlemagne Onlus, il cui obiettivo è stato quello di realizzare uno studio pilota volto a chiarire il nesso tra insorgenza di malattie ed esposizione ad inquinanti ambientali e fornire strumenti di denuncia e di advocacy, tali da garantire la integrale effettività della tutela del diritto alla salute delle popolazioni residenti. Il “Progetto Veritas” è partito in seguito a un’istanza della “Rete di Cittadinanza e Comunità”, un gruppo informale campano che raccoglie circa 30 associazioni impegnate sul territorio per studiare e segnalare le emergenze ambientali e le loro ricadute in termini sociali e sanitari.

Per poter dimostrare la presenza di sostanze chimiche nel sangue delle persone che abitano nelle aree a rischio, non esposti professionalmente, il progetto ha reclutato volontari tra i malati oncologici residenti nella Terra dei fuochi. A ciascuno di loro è stato somministrato un questionario anamnesico, svolgendo sul campione selezionato analisi tossicologiche approfondite. Il progetto ha previsto inoltre una fase di analisi dei dati raccolti, attività di diffusione dei risultati e attività di advocacy sulle istituzioni nazionali, per ottenere specifica tutela anche per i cittadini esposti a livelli di contaminazione per ragioni non professionali.

Nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati sono stati presentati i risultati dello studio pilota, che ha messo in evidenza un livello del tutto fuori norma dei metalli tossici nel sangue di malati oncologici residenti nella Terra dei fuochi. Sono stati snocciolati dati che potrebbero servire ad avviare cause legali e a indirizzare nuove ricerche. Un bel passo avanti per un territorio devastato dal “sistema”, quella commistione di cemento armato tra la criminalità organizzata e gli imprenditori del Nord, che ha potuto usufruire del sostegno delle istituzioni corrotte, a tutti i livelli.

Ciò che è stato evidenziato è l’alta concentrazione di metalli nel sangue di malati di tumori nel cosiddetto “quadrilatero della morte”. Sull’argomento è intervenuto il deputato del Movimento 5 Stelle Salvatore Micillo, noto per il suo impegno nel cercare di far diventare legge gli ecoreati. “I risultati dello studio Veritas sulla Terra dei fuochi presentato alla Camera dei Deputati – ha detto il parlamentare – ha fatto emergere dati allarmanti sull’alta concentrazione di metalli pesanti nel sangue di pazienti oncologici residenti in diverse aree territoriali campane. Alcune zone come Pianura, Giugliano, Qualiano e Castel Volturno hanno mostrato livelli del tutto fuori norma”. Con la legge sul registro nazionale dei tumori approvata di recente dal Parlamento è stato stabilito che questo tipo di ricerche a campione siano di dominio pubblico e sempre più presenti.

“Lo sversamento illecito in aria, acqua, terra – ha continuato Micillo – per decenni ha devastato questi territori che conosco bene e che finalmente oggi iniziano a ricevere delle prime risposte concrete grazie all’impegno del ministro dell’Ambiente Sergio Costa che ha fortemente voluto massima attenzione e controlli con ausilio di droni ed esercito nei siti sensibili per lo sversamento illegale di rifiuti. Inoltre, stiamo lavorando per accelerare sulle bonifiche in tutta Italia, per il contrasto ai roghi tossici e per far sì che diventi più fitta la collaborazione tra istituzioni, comitati e organizzazioni sui territori”.

Ma, purtroppo, il territorio racconta una realtà assai meno rassicurante. I roghi tossici continuano a sprigionare diossina, le discariche apparentemente regolari nascondono veri e propri mostri ecologici. Migliaia tra morti e ammalati di cancro si concentrano nella periferia a nord di Napoli e nelle province di Caserta e Avellino, ma continua a non essere accertato il nesso causale tra tumori e inquinamento in Campania. Di tutto ciò sono consapevoli le associazioni ambientaliste e di volontariato: le loro indagini sul territorio non si sono mai fermate.

Il livello di allarme in Campania, seppure sottaciuto, resta alto. Lo dimostrano l’accumularsi di leggi e provvedimenti in materia di rifiuti, sia nazionali sia regionali, e le azioni, a dire il vero sporadiche, di controllo sul territorio da parte delle forze dell’ordine. Eppure, la situazione ambientale nel territorio campano è grave. Sono anni che gli ambientalisti vigilano nelle campagne del Napoletano e del Casertano e continuano a vedere cumuli di rifiuti bruciati dovunque, oltre a quelli industriali interrati.

Pneumatici, carcasse di autovetture, amianto, materiale di risulta fanno da cornice alle coltivazioni di alberi da frutto e di ortaggi. Dopo i dati incoraggianti del 2015, il numero di roghi è nuovamente aumentato. I rapporti dei vigili del fuoco restano allarmanti, nonostante durante il giorno non si osservino più colonne di fumo, come accadeva tempo fa. I balordi che bruciano i rifiuti si sono fatti furbi, operano di notte, quando nessuno li vede. Il problema va ricercato nelle mancate opere di bonifica: non vengono effettuate, benché siano stati messi a bilancio dei fondi. Sia l’ex presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, sia il suo successore, Vincenzo De Luca, alle parole non hanno fatto seguire i fatti.

 

(Le foto sono di Vincenzo Metodo)

 

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Tags: Vincenzo De Luca
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