Scrittore, regista, attore ed editore, Alessandro Gallo si occupa da anni di educazione alla legalità attraverso progetti di teatro civile: una modalità che permette ad un ampio pubblico, di giovani e non, di accedere alla conoscenza di una materia spesso bistrattata anche a scuola. Dopo essersi trasferito a Bologna, ha messo in piedi l’associazione Caracò, che si occupa del contrasto alle mafie nel territorio emiliano, come curatore artistico, collaborando assieme agli altri membri alla realizzazione del romanzo-inchiesta Non diamoci pace. Diario di un viaggio (il)legale.
Per l’impegno profuso in tale attività, oltre che nel settore dell’editoria, ha ricevuto nel 2014 la Medaglia d’argento al valor civile del Premio Carlo La Catena, mentre per il lavoro svolto nel contrastare le mafie nel 2016 ha ottenuto il Carlino d’oro da “QN – Il Resto del Carlino”.
Alessandro, ad una prima lettura della sua biografia, è emerso il suo coinvolgimento in tante attività legate al mondo della scrittura e dell’editoria. Potrebbe illustrare le tappe del percorso finora compiuto e le loro finalità?
“Certo. Si tratta di due attività che si muovono parallelamente: undici anni fa io e un gruppo di amici abbiamo fondato un’associazione culturale che si occupa di produzioni editoriali teatrali, che si chiama Caracò. Essa nacque con lo scopo di promuovere nuovi giovani narratori, ma soprattutto iniziare a progettare percorsi educativi nelle scuole dei due territori dove operiamo: Napoli e l’Emilia Romagna. Siamo cresciuti col tempo, iniziando a collaborare con numerose scuole del territorio. Quando è emerso il radicamento del fenomeno mafioso in Emilia Romagna, abbiamo iniziato a raccontare attraverso il teatro storie legate alla criminalità organizzata. Mi ero accorto della scarsa informazione in merito alla tematica: qui a Bologna si tende a considerare la mafia come una problematica legata solo al Sud d’Italia. Per incuriosirli ho deciso di giocare una carta vincente: raccontare la mia storia personale, quella di un ragazzo che all’età di diciotto anni ha lasciato la propria città e soprattutto di un giovane legato a due affiliati alla camorra, perché miei parenti, di cui ho deciso di non seguire le orme. Col mio lavoro di editore teatrale e formatore, quindi, ho portato la mia vicenda nelle scuole con l’aiuto e l’incoraggiamento di Caracò. Successivamente le scuole mi hanno chiesto: ‘Alessandro potresti mettere per iscritto le storie che insceni?’. A quel punto ho inventato diversi racconti legati ai fenomeni mafiosi, tra i primi c’è Scimmie, segnalato poi ad una casa editrice di Palermo per un concorso grazie alla cui vittoria sono diventato uno scrittore, a partire dal 2011”.
Riguardo al progetto di Caracò, sarebbe interessante approfondire quali sono le modalità con cui operate sul territorio emiliano, potrebbe descriverle?
“Noi abbiamo una doppia attività: quella dell’editoria, rilanciando attraverso le antologie storie che raccontino il presente e quella legata al mondo del teatro, con un pubblico che ci permette di poter essere produttori privati e non chiedere pubblici finanziamenti. Siamo una macchina che si muove bene, anche grazie alle risorse economiche e amministrative che il territorio emiliano ci offre”.
Alessandro, quando e come ha maturato l’idea di spostarsi a Bologna?
“All’età di dodici anni ho iniziato a frequentare una scuola di teatro e questa divenne la mia passione, fino a decidere di voler studiare per diventare attore. A Napoli poi ho conosciuto, nel corso dei miei studi, anche la scrittura teatrale, iniziando a produrre piccoli spettacoli. A diciotto anni, dopo il diploma, ho deciso di andare via per trovare un luogo che mi desse una metodologia, che poi ho acquisito al Dams, l’Università di Bologna di Discipline, arti, musica e spettacolo, dedicandomi all’operatività teatrale più che alla recitazione”.
È uscito da qualche mese il suo ultimo romanzo, Era tuo padre. Qual è la sua storia?
“Era tuo padre in verità è nato come opera teatrale per il comune di Bologna. È la storia dei tre figli di un boss napoletano che sarà costretto a latitare al Nord, lasciando la sua famiglia tenendola lontana dal crimine. I due figli maschi, però, crescono ammirando il padre e imitandolo; invece Camilla, la ragazza, decide di allontanarsi da quel mondo. Quando la madre muore i tre fratelli sono costretti a raggiungere il padre per aiutarlo a gestire il suo impero criminale, provocando la ribellione della giovane che inizia un percorso di riscatto e lotta. Il romanzo tenta di delineare le sfumature del fenomeno mafioso, nelle modalità differenti con cui si manifesta al nord e al sud, e di dimostrare che esso necessita anche di un territorio legale per ripulire tutto ciò che viene prodotto in maniera lecita. Dallo spettacolo è nato poi il romanzo”.
Alessandro, alla luce di questi ultimi traguardi, cosa può dirci sui suoi progetti futuri?
“Abbiamo un progetto impegnativo per il futuro: si chiama Di più, è una drammaturgia scritta da Lorenzo Carozzo su una storia incentrata su vicende di bullismo quotidiano. Dovrebbe debuttare tra dicembre 2020 e gennaio 2021 ma ci terrà impegnati per qualche mese in diverse città emiliane, dove creeremo laboratori di scrittura e di teatro coinvolgendo studenti, insegnati e genitori. Al momento sto cercando di apportare il mio contributo per l’emergenza Covid-19 tenendo delle lezioni di dibattito con gli alunni di diverse scuole sul territorio, tentando di fornire informazioni e forza ai giovani attraverso il mio ruolo di formatore”.
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