Anche la movida normanna si ferma per il Coronavirus. I locali di via Seggio ad Aversa sospendono le attività fino al 15 marzo. Lo hanno comunicato con un post sulla pagina Facebook ‘Al Seggio’, in cui affermano che “a seguito di un’attenta e scrupolosa riflessione, nonostante le ordinanze della Regione Campania e del Comune di Aversa non abbiano imposto in modo chiaro la chiusura di suddette attività, i gestori hanno preferito fermarsi temporaneamente. Una scelta coscienziosa – concludono – che ci si augura venga condivisa da tutte le altre attività simili presenti sul territorio”.
I locali che hanno indetto la momentanea serrata fanno parte dell’associazione Condominio del Seggio, ma sembra che abbiano coinvolto quasi tutti i gestori degli esercizi commerciali della via, nel centro storico aversano, famosa per essere diventata la strada della movida.
“Abbiamo preso una decisione in comune, quasi tutti i locali del Seggio – afferma Francesco Cantone, titolare di Belli di mamma – è un momento delicato e ci è sembrato giusto agire così. Ci siamo prima confrontati sul gruppo Whatsapp e con l’associazione, poi oggi abbiamo deciso. Anche perché già da ieri c’era meno assembramento, i clienti erano in calo e la paura si fa sentire. Abbiamo pensato al bene dei nostri clienti e di chi lavora. C’è stata l’ordinanza del sindaco, ma noi avevamo pensato di chiudere già prima. Anzi, forse dovevamo farlo, visto il momento difficile. Cerchiamo di dare il nostro contributo, per non fare espandere troppo il virus. Il 90% dei locali ha aderito e chi non lo ha fatto potrebbe prendere la stessa decisione, anche coloro che non si trovano nel Seggio”.
Un’iniziativa che va di pari passo con quella intrapresa a Napoli dai locali di Chiaia, anche loro pronti a sospendere le attività per “salvaguardare la salute dei clienti”. Lo conferma anche Serena Agosta, titolare di Io tu e boh, che aggiunge a questa altre considerazioni su come sia difficile gestire la movida ai tempi del Coronavirus.
“Personalmente, ieri (domenica n.d.r.) non ho aperto. C’era molta poca gente e altri gestori mi hanno confermato ciò inviandomi delle foto. Quindi abbiamo chiuso, perché è impensabile far entrare due o tre alla volta i clienti in locali che, nella maggior parte dei casi, sono piccoli. È difficile far rispettare la regola della distanza di sicurezza. Io ho un locale grande, ma per chi ha i baretti è impossibile. Non avendo direttive precise dal Comune, se non l’ordinanza anti-assembramento, ci siamo imposti di non lavorare”.
Agosta non nega la possibilità di proseguire la chiusura oltre il 15 marzo. “Questa cosa potrebbe prolungarsi, ma ci sono dei problemi da superare. Siamo in un momento di crisi, ne stiamo risentendo, e diventa impossibile pagare, ad esempio, l’affitto del locale o i fornitori. Ci devono venire incontro. Le spese sono eccessive e si lavora poco, già da prima che uscissero le ordinanze della Regione e del Comune”.