Continuano i servizi di controllo delle forze dell’ordine volte al contrasto del traffico di dispositivi sanitari non conformi sul territorio della regione Campania, fenomeno che sta conoscendo una diffusione preoccupante e potenzialmente dannosa a seguito del diffondersi del contagio da Coronavirus delle ultime settimane. L’ultima operazione in tal senso ha avuto luogo nel pomeriggio del 18 marzo a Casoria: qui i falchi della squadra mobile della polizia di Stato sono intervenuti presso un’abitazione privata sita in via Napoli, eseguendo un’approfondita perquisizione della struttura. Dalle ricerche degli agenti sono emerse diverse scatole contenenti ben 875 mascherine, stipate in un box nel giardino della casa e prive di scheda tecnica, di appropriato confezionamento ermetico e di una qualsiasi indicazione sulla data di scadenza. Tutto il materiale ritrovato, giudicato come non idoneo all’uso sanitario, è stato posto sotto sequestro mentre il proprietario di casa, un napoletano di quarantaquattro anni con precedenti di polizia, è stato deferito all’autorità giudiziaria per ricettazione e sottoposto alla misura alternativa dell’affidamento in prova al servizio sociale.
Lo scorso 4 marzo a Varcaturo, frazione costiera del popoloso Comune di Giugliano in Campania, i finanzieri della locale compagnia, coordinati nelle indagini dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, avevano portato alla luce come in una parafarmacia del luogo si vendessero due tipi di mascherine, le cosiddette Life Guard e le monovelo, a prezzi estremamente più alti rispetto alle usuali tariffe di mercato. Dai rilievi effettuati dalle fiamme gialle era emerso che il titolare dell’attività, dopo aver acquistato a buon mercato maxi confezioni di mascherine, le avesse impacchettate singolarmente in bustine trasparenti e rimesse in vendita a prezzi che toccavano un incredibile 6150% di rincaro per le Life Guard e un non meno grave 300% in più per le monovelo. Nelle mani della Guardia di finanza erano finite circa 10mila mascherine protettive, poste sotto sequestro e successivamente donate all’ospedale Cotugno di Napoli.

