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Home Cronaca Caserta

Mondragone, parla l’ex vicesindaco Zoccola: “Violenze fomentate dalla criminalità”

Per l'attuale numero due della giunta comunale di Aversa "c'è anche qualche politico che soffia sul fuoco per fare propaganda"

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
28 Giugno 2020
in Caserta, Cronaca
Mondragone

Benedetto Zoccola è il vicesindaco di Aversa e ha ricoperto lo stesso ruolo, nel recente passato, nella sua città di origine, quella Mondragone assurta agli onori della cronaca nazionale per i casi di Covid-19 e le violenze nei palazzi ex Cirio. Con lui abbiamo approfondito una vicenda che ha origini lontane.

Qual è la storia dei palazzi ex Cirio, dove è scoppiato il focolaio di Covid-19 con i successivi incidenti?
“È un complesso costruito negli anni Settanta dall’ex presidente del Napoli Corrado Ferlaino. Di fronte a questi palazzoni c’era la fabbrica della Cirio, da cui hanno preso il nome. Inizialmente quel parco si chiamava Nuova Florida, quindi immaginiamo cosa doveva essere, quando Mondragone era una città a vocazione turistica: un parco residenziale. Poi, dopo l’arrivo degli sfollati per il terremoto, la zona è man mano degradata. Eppure si trova in una zona centralissima, a ridosso tra la Domiziana e viale Margherita, che è il corso di Mondragone”.

E adesso qual è la condizione di questi appartamenti?
“Oggi si parla di appartamenti occupati, ma in realtà non è così. Sono appartamenti affittati in malo modo. Proprietari senza scrupoli li affittano a persona, o come dicono a cranio, senza rispettare le condizioni abitative di un immobile. In un appartamento di 80 metri quadrati ci vivono dieci o quindici persone, al limite delle condizioni igienico-sanitarie. Nel 2015, quando ero in giunta a Mondragone, con l’allora sindaco, cercammo di far rispettare la normativa in base alla quale secondo i metri quadrati dell’appartamento puoi ospitare un tot di inquilini. Ci rendemmo conto che, all’interno di un appartamento, vivevano quindici persone. In quel caso, come in altri, le condizioni igienico-sanitarie erano inesistenti. Col passare del tempo la cosa è degradata. È una questione che il Covid ha evidenziato in maniera prepotente, ma che esiste da anni”.

Quando sono arrivati i cittadini di origine bulgara?
“I bulgari sono arrivati intorno al 2013. Durante l’inverno ve ne sono di meno, mentre aumentano nel periodo estivo, perché aumenta la richiesta di manodopera. Alcuni di loro vengono da maggio a settembre proprio per essere impegnati nei campi, poi tornano nel loro Paese. Vengono impiegati nei campi perché la manodopera è carente. Non sempre gli italiani gradiscono questa tipologia di lavoro. Sicuramente ci sono casi di sfruttamento e caporalato. Negli anni scorsi c’è stata una grossa presenza della Cgil proprio in quella zona. Facevano un presidio mattutino proprio per cercare di calmierare il fenomeno del caporalato”.

C’è mai stata una vera integrazione con gli italiani?
“Una vera e propria integrazione non c’è mai stata. Molti di loro non parlano neanche l’italiano. È una città nella città. Mi è capitato, più volte, di andare in quella zona durante il periodo in cui ero in giunta e ciò che ho sempre notato era l’assenza di un’effettiva integrazione. Piccoli fenomeni di intolleranza ci sono sempre stati, anche perché loro hanno l’abitudine che le donne vanno a lavorare nei campi e gli uomini no, quindi bivaccano. Passano le loro giornate giù ai palazzi a bere birra. Questo bivacco continuo ai margini della strada in passato ha portato problemi tra italiani e bulgari. Ma bisogna anche dire che un legame c’è stato con la criminalità locale. Ci sono state diverse inchieste giudiziarie che hanno portato ad arresti di bulgari e italiani in merito al contrabbando delle sigarette”.

Secondo lei, è possibile immaginare un’influenza della criminalità negli incidenti avvenuti nei giorni scorsi?
“Ho visto le immagini dei disordini e i volti dei distruttori. Le persone che hanno commesso questi gesti sono la piaga sociale della città. La mia città non è questa e mi auguro che le forze dell’ordine possano fare luce su questi eventi. Ho letto un’intervista del vescovo di Sessa Aurunca, Orazio Piazza, che condivido in pieno. È stato il primo a dire chiaramente che ci può essere un’infiltrazione da parte di gruppi criminali e ritengo che questo sia sicuramente avvenuto. C’è anche qualche politico abituato a soffiare sul fuoco e che, dietro a queste cose, cerca di guadagnare consensi. Non è un modo giusto e corretto di fare politica, perché contribuisci soltanto a dare un’immagine bruttissima della città all’esterno”.

Si riferisce alla visita di Matteo Salvini di domani a Mondragone?
“La visita di Salvini ritengo che sia una vera e propria pagliacciata. Oggi le forze dell’ordine sono impegnate sul territorio a cercare di ristabilire la sicurezza e l’arrivo di un politico che soffia solamente sul fuoco serve soltanto a vanificare il lavoro prezioso che stanno facendo. Il suo arrivo non serve ad aiutare, anche perché il senatore Salvini oggi non ha un incarico di governo e non so in che modo lui possa incidere per risolvere la situazione. Non so, quindi, che viene a fare. Posso solo pensare che viene a fare propaganda, ma la città non ha bisogno di questa propaganda”.

Una volta passata questa brutta situazione, come pensa che possano essere risolti i problemi dei palazzi ex Cirio?
“Oggi chi dice ‘ve ne dovete andare’, chi vuole cacciare queste persone, credo che dica qualcosa di assurdo. Non ho mai visto, negli anni Novanta, quando in città c’era la presenza massiccia della criminalità organizzata, qualcuno alzare la voce e dire al camorrista ‘te ne devi andare’. Così sono due pesi e due misure. Sicuramente bisogna fare un lavoro di integrazione forte. Nessuno deve cacciare nessuno, ma è giusto che le regole vengano rispettate. I bulgari sono cittadini comunitari ed è giusto che seguano le regole. Le istituzioni devono essere brave a far sì che avvengano fenomeni di integrazione e di rispetto delle regole. Ma la mia preoccupazione più grande è rivolta al settore economico, ai commercianti, agli stabilimenti balneari. Insomma, l’immagine della città è stata penalizzata, con tutte queste attività che dopo il lockdown oggi si trovano a vivere una nuova emergenza e rischiano di pagarne le conseguenze”.

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Tags: Mondragone
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