Benedetto Zoccola è il vicesindaco di Aversa e ha ricoperto lo stesso ruolo, nel recente passato, nella sua città di origine, quella Mondragone assurta agli onori della cronaca nazionale per i casi di Covid-19 e le violenze nei palazzi ex Cirio. Con lui abbiamo approfondito una vicenda che ha origini lontane.
Qual è la storia dei palazzi ex Cirio, dove è scoppiato il focolaio di Covid-19 con i successivi incidenti?
“È un complesso costruito negli anni Settanta dall’ex presidente del Napoli Corrado Ferlaino. Di fronte a questi palazzoni c’era la fabbrica della Cirio, da cui hanno preso il nome. Inizialmente quel parco si chiamava Nuova Florida, quindi immaginiamo cosa doveva essere, quando Mondragone era una città a vocazione turistica: un parco residenziale. Poi, dopo l’arrivo degli sfollati per il terremoto, la zona è man mano degradata. Eppure si trova in una zona centralissima, a ridosso tra la Domiziana e viale Margherita, che è il corso di Mondragone”.
E adesso qual è la condizione di questi appartamenti?
“Oggi si parla di appartamenti occupati, ma in realtà non è così. Sono appartamenti affittati in malo modo. Proprietari senza scrupoli li affittano a persona, o come dicono a cranio, senza rispettare le condizioni abitative di un immobile. In un appartamento di 80 metri quadrati ci vivono dieci o quindici persone, al limite delle condizioni igienico-sanitarie. Nel 2015, quando ero in giunta a Mondragone, con l’allora sindaco, cercammo di far rispettare la normativa in base alla quale secondo i metri quadrati dell’appartamento puoi ospitare un tot di inquilini. Ci rendemmo conto che, all’interno di un appartamento, vivevano quindici persone. In quel caso, come in altri, le condizioni igienico-sanitarie erano inesistenti. Col passare del tempo la cosa è degradata. È una questione che il Covid ha evidenziato in maniera prepotente, ma che esiste da anni”.
Quando sono arrivati i cittadini di origine bulgara?
“I bulgari sono arrivati intorno al 2013. Durante l’inverno ve ne sono di meno, mentre aumentano nel periodo estivo, perché aumenta la richiesta di manodopera. Alcuni di loro vengono da maggio a settembre proprio per essere impegnati nei campi, poi tornano nel loro Paese. Vengono impiegati nei campi perché la manodopera è carente. Non sempre gli italiani gradiscono questa tipologia di lavoro. Sicuramente ci sono casi di sfruttamento e caporalato. Negli anni scorsi c’è stata una grossa presenza della Cgil proprio in quella zona. Facevano un presidio mattutino proprio per cercare di calmierare il fenomeno del caporalato”.