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Home Cronaca

Napoli, agguato tra la folla di Natale: ferito a morte il boss Vitale Troncone

La scia di sangue della camorra non si ferma nemmeno di fronte alle festività natalizie. Il ras di Fuorigrotta è ricoverato in fin di vita. È caccia ai sicari

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
23 Dicembre 2021
in Cronaca, Napoli

A Napoli la camorra torna a sparare, e lo fa in pieno giorno, tra la folla di persone che in questi giorni è scesa in strada per fare compere all’indomani della Vigilia di Natale. Erano passate da poco le 11:00 di stamane quando un commando armato ha aperto il fuoco contro il ras Vitale Troncone, capo dell’omonimo clan egemone nell’area di Fuorigrotta, grosso quartiere densamente abitato della periferia occidentale di Napoli. Il boss malavitoso si trovava all’esterno del bar “Troncone”, all’angolo tra via Caio Duilio e via Giacomo Leopardi, due strade molto frequentate e trafficate durante le festività, quando i sicari sono entrati in azione: contro il bersaglio i killer avrebbero esploso almeno quattro colpi di arma da fuoco del calibro di 9×21 millimetri con il chiaro intento di ucciderlo. Nel corso dell’agguato il ras di Fuorigrotta sarebbe stato raggiunto dai proiettili alle gambe e al volto subendo ferite molto gravi, motivo per cui è stato necessario trasportato d’urgenza all’ospedale San Paolo di Fuorigrotta. Successivamente, a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute, è stato trasferito all’Ospedale del Mare di Ponticelli dove si troverebbe attualmente in pericolo di vita.

Sul luogo dell’agguato avvenuto stamane in perfetto stile camorristico sono intervenute le forze dell’ordine al fine di ricostruire la dinamica del raid, sia raccogliendo le testimonianze dei presenti sia visionando le registrazioni effettuate dalle telecamere di sorveglianza presenti in zona al fine di identificare gli esecutori materiali del tentativo di omicicio. L’incursione sarebbe avvenuta con modalità molto rapide e inaspettate tanto che la vittima, nonostante fosse riconosciuta come uno dei vertici della criminalità organizzata nella periferia occidentale di Napoli e in tutta l’area flegrea, è stata presa completamente alla sprovvista fuori al bar di famiglia, nel proprio quartiere di egemonia, in un luogo che all’apparenza sarebbe dovuto essere quantomeno “sicuro”. E invece Troncone è stato raggiunto fin dentro casa, presumibilmente per ordine dei clan rivali che stanno cercando di estendere il proprio controllo sul quartiere. Secondo le prime ricostruzioni fatte dagli inquirenti, infatti, la presenza del boss sarebbe stata comunicata ai sicari da uno “specchiettista” che lo pedinava già da diverso tempo, e alla prima occasione utile avrebbe dato il via libera per l’esecuzione dell’agguato. 

Quanto avvenuto oggi non è che l’ultimo episodio di una serie di tragici eventi che negli ultimi due anni hanno macchiato le strade di Fuorigrotta con una lunga scia di sangue, quartiere attualmente diventato teatro di una violentissima e sanguinosissima faida di camorra, scoppiata per accaparrarsi il controllo di un’area che è sempre stata considerata strategica sullo scacchiere criminale. La pax camorristica tra i clan del posto e i clan rivali dei quartieri limitrofi, in particolar modo con i sodalizi egemoni nel Rione Traiano e a Pianura, si sarebbe infranta proprio in seguito alla scarcerazione del boss Vitale Troncone avvenuta a marzo del 2020, il quale tentò di ripristinare l’egemonia del clan una volta uscito dalla galera. Esattamente in quel mese l’affiliato al clan Gaetano Mercurio, detto Sfilatino, venne raggiunto da due killer a bordo di uno scooter i quali aprirono il fuoco ferendolo a morte mentre si trovava con la mamma all’incrocio tra via Terracina e via Caravaggio, nella zona della “Loggetta”. Mercurio venne raggiunto da tre proiettili all’addome che gli perforarono il fegato e la milza e nonostante venne sottoposto a un delicato intervento chirurgico dai medici dell’ospedale San Paolo morì un mese dopo. Lo stesso atroce destino toccò al fratello, anch’egli malavitoso affiliato però al clan Bianco-Baratto, il quale fu freddato nel 2014 da un commando di sicari i quali lo spararono in faccia.

Esattamente un anno dopo, nel marzo del 2021, la camorra è tornata a sparare e a uccidere a Fuorigrotta. Questa volta nel mirino dei sicari finì un “pezzo grosso” della malavita organizzata, si tratta di Antonio Volpe, genero del famigerato ras Antonio Bianco, meglio conosciuto negli ambienti criminali con il soprannome di Cerasella, capo del clan camorristico nato dal sodalizio delle famiglie Bianco e Baratto, egemoni a Fuorigrotta e a Bagnoli. Volpe venne ammazzato dai killer con cinque colpi d’arma da fuoco che lo raggiunsero al torace, facendolo tramortire all’esterno della tabaccheria che gestiva in via Leopardi, zona considerata roccaforte del clan. L’affiliato aveva un ruolo di mediatore tra i clan rivali in quanto la sua figura rappresentava una sorta di “paciere” tra le controversie che riguardavano i sodalizi criminali.

L’uccisione di Volpe, infatti, avrebbe fatto saltare in aria tutti gli equilibri diplomatici instaurati in questi anni tra i clan della zona, dando avvio a una sanguinosa faida di camorra per il controllo del quartiere che ha visto coinvolti, oltre ai clan Baratto-Bianco e ai Troncone, anche il clan Iadonisi, egemone nel Rione Lauro, e il clan Zazo, che controlla l’area di Cavalleggeri. All’interno di questa faida si sarebbero però inseriti anche i clan del Rione Traiano, di Pianura e di Bagnoli, con alleanze stipulate ad assetto variabile a seconda degli interessi del momento. Andata a monte la diplomazia, quindi, per i clan non è rimasto altro che impugnare le armi per affermare la propria supremazia per il controllo del territorio manifestata a suon di agguati, di stese, di ritorsioni e di atti intimidatori, diffondendo la paura e il terrore tra gli abitanti dei rispettivi quartieri.

Per ricomporre l’intero puzzle criminale che ha portato all’agguato di quest’oggi, l’ennesimo nella zona, ordito ai danni del boss Vitale Troncone bisogna necessariamente inquadrare, all’interno dello stesso contesto, l’omicidio di Andrea Merolla. Il giovane era a bordo della sua moto la sera del 10 novembre scorso quando venne raggiunto dai sicari, anche loro in sella a una moto, all’altezza proprio di via Caio Duilio: i killer avevano sparato contro di lui diversi colpi di arma da fuoco al torace che l’avevano fatto cadere rovinosamente dallo scooter proprio nella scena della serie Gomorra in cui Tonino Spiderman viene freddato dai rivali. Il giovane, ferito a morte, aveva provato a nascondersi all’interno di una pompa di benzina, per poi essere ricoverato presso l’ospedale San Paolo dove morì dopo poche ore per le gravi ferite d’arma da fuoco subite. In merito all’agguato di Merolla, detto ‘O Turco per via dei suoi lineamenti da mediorientale, tuttavia, gli investigatori non sono riusciti a raccogliere nessuna testimonianza né sono riusciti a reperire le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza presenti in zona. Si tratterebbe altresì di un omicidio difficile da intepretare visto che la vittima non era né incensurata né era affiliata al clan. L’unica “macchia” forse in grado di spiegare la sua condanna a morte sarebbe stato il legame di parentela proprio con suo zio Vitale Troncone, obiettivo dell’agguato di oggi: nipote e zio, dunque, vittime dello stesso misero e atroce destino.

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Tags: agguatocamorraclan TronconeFuorigrottaprimopiano
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