Un’intera città immobilizzata per diverse ore, metà dei suoi abitanti evacuati da case, strutture sanitarie e ospizi. Questo l’inconsueto scenario che offrirà Avellino domenica 19 aprile a causa di un ordigno bellico risalente al secondo conflitto mondiale, rinvenuto sotto il noto ponte della Ferriera. La bomba è stata identificata come residuato inesploso di un bombardamento statunitense e, dopo essere rimasta sepolta nel bel mezzo del capoluogo irpino per ben settantasette anni, verrà rimossa dagli uomini del genio guastatori dell’esercito italiano, nel corso di un delicato lavoro di messa in sicurezza, che si protrarrà per non meno di cinque ore. La decisione riguardante la data dei lavori, caduta infine sulla domenica successiva alla Pasqua, è stata diramata dalla prefettura di Avellino, a capo del coordinamento organizzativo dell’intera operazione.
Nel vasto lasso di tempo fra la diramazione delle disposizioni e la data fissata sarà sufficiente, auspicano le autorità, una preparazione adeguata della cittadinanza del capoluogo irpino, che sarà tenuta ad informare le forze dell’ordine di eventuali loro congiunti, anziani, malati o disabili, bisognosi di assistenza particolare durante le operazioni di sgombero. Il perimetro della zona rossa che sarà soggetta all’evacuazione, nella quale vivono ben ventitremila persone, è stato tracciato attorno all’area compresa tra la caserma della polizia municipale di via Francesco Tedesco, la chiesa di san Ciro sita in viale Italia, via Piave e la struttura carceraria di Bellizzi Irpino.

