Pagani, ha 227 anni da scontare ma torna libero perché “dissociato”: arrestato per tentato omicidio
Rosario Giugliano, affiliato al clan Galasso, avrebbe organizzato insieme a un complice un agguato, fallito per l'improvviso inceppamento di una pistola
Fin dalle prime luci dell’alba di questa mattina la polizia della squadra mobile di Salerno e i carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore, nell’ambito di una più vasta operazione anti-camorra condotta tra le province di Napoli e Salerno, hanno eseguito a Pagani un fermo nei confronti di Rosario Giugliano detto ‘O minorenne, sodale del clan Galasso di Poggiomarino, e del trentunenne N. F. Entrambi sono gravemente indiziati dalla Direzione distrettuale antimafia di tentato omicidio pluriaggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso nonché accusati di detenzione illegale di armi da fuoco.
Sia Giugliano sia N. F. sono, infatti, accusati di essere gli esecutori materiali di un agguato di camorra consumatosi ai danni di C. A. lo scorso 13 aprile a San Marzano sul Sarno, in provincia di Salerno. L’esecuzione, tuttavia, non ebbe l’esito sperato in quanto lo stesso bersaglio, nonostante fosse stato ferito in seguito all’esplosione di ben quattordici colpi di pistola, riuscì a scappare mettendosi presto in salvo. C. A., anch’egli nativo di Pagani, era uscito da pochi mesi e di sua spontanea volontà dal programma di protezione organizzato per i collaboratori di giustizia, stabilendosi nuovamente nel territorio dell’Agro nocerino-sarnese. Il provvedimento cautelare emesso nei confronti dell’esponente del clan Galasso, oltre che basato sugli elementi raccolti dagli inquirenti in seguito al tentativo di agguato fallito miseramente, va inserito nel contesto più ampio delle indagini coordinate dalla Dda a carico degli esponenti dei sodalizi camorristici operanti nel Vesuviano e nell’Agro nocerino.
Le indagini hanno permesso di far emergere, infatti, il pericoloso ed efferato profilo criminale dello stesso Giugliano, già condannato con sentenza irrevocabile per aver commesso numerosi omicidi ed estorsioni per conto del clan di appartenenza, nonché riconosciuto per essere il luogotenente dell’organizzazione camorristica capeggiata dal boss Carmine Alfieri, il quale aveva a sua volta affidato il braccio operativo e armato del sodalizio nelle mani di Pasquale Galasso. Giugliano è stato condannato per associazione mafiosa di stampo camorristico e condannato nientemeno che a 227 anni, sette mesi e 28 giorni di carcere ridotti tuttavia a 30 di reclusione in base all’ex articolo 78 del codice penale. Come emerso dalla sentenza numero 24 del 2000, emessa dalla prima sezione della Corte d’Appello di Napoli, l’uomo avrebbe messo in atto la cosiddetta “strategia della dissociazione“, consistente nel prendere le distanze dagli interessi e dagli affari della criminalità organizzata, stratagemma usato per ottenere quanto prima la libertà. Giugliano veniva così scarcerato l’8 marzo del 2020, dopo aver usufruito degli arresti domiciliarie di diversi periodi di semilibertà, venendo contestualmente sottoposto alla misura di libertà vigilata per la durata di tre anni. Ciò non aveva impedito di continuare a svolgere l’attività criminaleper conto del clan. Va inoltre sottolineato che già nel febbraio del 2016 il Tribunale di sorveglianza aveva provveduto a revocare la misura dello stato di semilibertà per poi applicare la misura degli arresti domiciliari.
Giugliano, nel frattempo, non era rimasto con le mani in mano e aveva stabilito all’interno di un appartamento mansardato situato a Pagani la base operativa per compiere le proprie azioni criminose e portare a compimento la vendetta nei confronti dei “traditori”. È qui infatti che ‘O minorenne avrebbe ordito assieme al complice N. F., come rivelato dalle conversazioni intercettate dagli investigatori, il tentato omicidio ai danni del pentito C. A., pianificando l’assassinio dell’ex collaboratore di giustizia nei minimi dettagli. L’agguato nei confronti del bersaglio, tuttavia, non andò a buon fine a causa dell’inceppamento di una delle due armi da fuoco utilizzate nell’attentato. I killer, per l’occasione, avevano bloccato la vittima in strada a bordo della propria autovettura, scaricando la prima arma da fuoco sul vano motore ai fini di mettere fuori uso il veicolo. A quel punto, però, la seconda pistola si inceppava e ciò permetteva al pentito di ingranare la retromarcia e di fuggire a tutta velocità nonostante alcuni proiettili lo avessero raggiunto. L’agguato, avvenuto in pieno giorno nelle vicinanze del cimitero comunale di San Marzano sul Sarno si consumava, quindi, nelle modalità tipiche degli assalti mortali organizzati dai clan di camorra.
I gravi elementi accusatori raccolti a carico degli arrestati dalla Dda verranno ora messi al vaglio per consentire al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Nocera Inferiore di valutare la loro posizione. Secondo gli inquirenti l’eliminazione fisica di C. A. era stata pianificata da Giugliano per assicurarsi il controllo camorristico di un’importante porzione dell’Agro nocerino-sarnese in quanto lo stesso bersaglio era considerato un pericoloso elementoche avrebbe potuto destabilizzare gli equilibri criminali nell’area e al tempo stesso ostacolare l’espansione territoriale e interessi economici della camorra.
Questo sito Web utilizza i cookie. Continuando a utilizzare questo sito Web, acconsenti all'utilizzo dei cookie. Visita la nostra Privacy Policy. Accetto