L’Istituto dei tumori Pascale di Napoli ha avviato uno studio promettente chiamato Citation per offrire nuove speranze ai pazienti affetti da colangiocarcinoma, una forma di cancro alle vie biliari. Attualmente, le cause di questa malattia sono sconosciute e la chemioterapia, l’unica terapia riconosciuta finora, non è sempre è risultata efficace. La strategia adottata nello studio Citation è la terapia “neoadiuvante” basata sull’immunoterapia. I pazienti, ricevono una combinazione di due farmaci immunoterapici (Durvalumab e Tremelimumab) insieme alla chemioterapia convenzionale, prima dell’intervento chirurgico.
La Commissione europea aveva dato già approvato l’utilizzo di durvalumab, un farmaco immunoterapico, come prima linea di trattamento per il tumore delle vie biliari avanzato. Lo studio di fase III TOPAZ-1 aveva dimostrato che durvalumab, combinato con la chemioterapia, era in grado di ridurre il rischio di morte del 24% rispetto alla sola chemioterapia. Questa approvazione, aveva quindi aperto uno spiraglio e rappresentato un cambiamento nello standard di cura per il tumore delle vie biliari avanzato. Il tumore delle vie biliari, è un gruppo di tumori rari e aggressivi che colpiscono i dotti biliari o la cistifellea. Attualmente, la prognosi per i pazienti con tumore avanzato è sfavorevole, con una sopravvivenza a 5 anni che varia dal 5% al 15%. La combinazione di durvalumab e chemioterapia aveva, quindi, dimostrato di migliorare la sopravvivenza, ridurre il rischio di progressione e aumentare il tasso di risposte, senza compromettere la qualità della vita. Purtroppo, non esistono test di screening o esami diagnostici di routine per rilevare il tumore delle vie biliari in fase iniziale, quindi la diagnosi avviene spesso quando la malattia è già avanzata. L’approvazione di durvalumab come terapia di prima linea ha rappresentato, quindi, un importante progresso nel trattamento di questa malattia e un’opzione terapeutica aggiuntiva.
La nuova terapia, che andrebbe a stimolare il sistema immunitario per combattere le cellule tumorali e potenziare l’efficacia antitumorale della chemioterapia, offrirebbe numerosi vantaggi, come la riduzione delle dimensioni del tumore per consentire una rimozione chirurgica più efficace e il controllo precoce delle micrometastasi. All’uopo, l’obiettivo dello studio dell’istituto partenopeo, è di aprire nuove prospettive terapeutiche per i pazienti affetti da questa malattia insidiosa. Oltre all’Istituto dei tumori di Napoli, cinque gruppi italiani, tra cui università e ospedali, parteciperanno a questo progetto: l’università di Napoli Federico II, l’ospedale Cardarelli,l’ ospedale san Camillo Forlanini/Spallanzani,l’ ospedale Mauriziano, l’Umberto I°, l’università di Verona, l’ospedale Borgoroma. Grande la soddisfazione del direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi, “Sono lieto – dice il manager – che il nostro Istituto ancora una volta offra questa opportunità ai pazienti affetti da tumori delle vie biliari“, sottolineando l’importanza della ricerca e dell’innovazione nel combattere questa malattia complessa.
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