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Home Inchieste

Pedofilia, le storie raccapriccianti dei sacerdoti campani

Ignazio Riccio di Ignazio Riccio
25 Dicembre 2019
in Inchieste

Un terremoto ha scosso negli ultimi tempi la diocesi di Aversa, una delle realtà ecclesiastiche più grandi d’Italia, che comprende 19 Comuni tra Napoli e Caserta. Qui le maglie della giustizia si sono strette attorno ad alcuni sacerdoti, accusati di pedofilia e abusi sessuali. Recentemente la Corte di Cassazione ha confermato la detenzione in carcere per don Michele Barone, l’ex prete di Casapesenna, in provincia di Caserta, espulso dalla Chiesa con decreto firmato da Papa Francesco e ridotto, lo scorso maggio, allo stato laicale dopo le denunce per abusi sessuali e maltrattamenti durante gli esorcismi. A suo carico è in corso il processo a porte chiuse davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

L’ex sacerdote, che è in prigione da quasi due anni, è stato arrestato nel febbraio 2018. È accusato di violenza sessuale e lesioni commesse ai danni di tre donne, tra cui una ragazzina di 15 anni, che avrebbero subito gli abusi durante riti di liberazione dal “male”. Barone venne fermato dalla polizia all’aeroporto di Napoli Capodichino, insieme ai genitori della minorenne, di ritorno da un viaggio a Cracovia. Secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere, il sacerdote avrebbe ingenerato nelle vittime la convinzione di essere possedute dal demonio e le avrebbe sottoposte a trattamenti disumani e lesivi della loro dignità dopo essersi approfittato della loro fiducia.

In manette è finito anche don Michele Mottola, il parroco di Trentola Ducenta, sempre nel Casertano, accusato di molestie sessuali su una bambina di 12 anni che frequentava la propria parrocchia. Il prete, nell’interrogatorio con il gip Santoro, aveva di fatto confermato il quadro accusatorio, dicendosi pentito per ciò che aveva fatto e affidandosi alla giustizia “umana e divina”. Dieci giorni prima del suo arresto, il padre della dodicenne presunta vittima del parroco avrebbe anche tentato di picchiarlo, speronandolo con l’automobile sull’asse mediano e aggredendolo fisicamente. Solo l’intervento di alcuni motociclisti evitò il peggio, ma il parroco fu costretto comunque a ricorrere alle cure mediche per le ferite subite. Lo stesso prete aveva già ammesso le proprie colpe al vescovo di Aversa Angelo Spinillo, che lo ha sospeso dal servizio ecclesiastico a maggio scorso. Dopo il suo arresto, intervenne anche l’ordine dei giornalisti della Campania, al quale era iscritto nell’albo dei pubblicisti, sospendendolo a propria volta.

Precedentemente un altro scandalo aveva colpito la diocesi di Aversa e più precisamente la chiesa della Trasfigurazione di Succivo, dove il parroco ha denunciato per estorsione Mario Donadio e Yevheneik Borysyuk, rispettivamente di 22 e 24 anni, dopo che questi ultimi lo avevano minacciato di diffondere un video hard in cui compariva insieme a uno dei due ragazzi durante un rapporto orale. La procura di Napoli Nord, diretta dal magistrato Giovanni Corona, ha disposto il sequestro del cellulare del prete contenente il messaggio intimidatorio per verificare se ci siano implicazioni da parte sua che costituiscano reato. Secondo gli atti, sembra sia stato proprio Yevheneik Borysyuk a filmare il parroco durante il rapporto orale consumato insieme, rapporto che è stato ammesso dal prete stesso in fase di denuncia ai carabinieri. In quell’occasione i militari dell’Arma hanno avuto la possibilità di ascoltare il messaggio intimidatorio ricevuto dal prete, che recitava testuali parole: “Ci devi dare mille euro da questo momento e per ogni mese, altrimenti noi facciamo i cattivi e diffondiamo ovunque il video”.

Gli abusi sessuali ai danni di minori coinvolgono con numeri impressionanti la Chiesa italiana. L’associazione “Rete l’Abuso”, che ha un sito internet sempre attivo e aggiornato, snocciola dati da brividi. La forbice dei sacerdoti pedofili oscilla, stando a quanto si legge sul sito, tra i mille, che è il numero minimo, ai quattromila, che è la cifra massima dichiarata. Sono statistiche presumibili che riguardano la nostra nazione. E il fatto che la natura di questi episodi, per ciò che concerne l’Italia, sia sporadica, rischia di essere smentito. Se è vero che di sacerdoti italiani pedofili ne esistono migliaia, allora è lecito anche parlare di migliaia di vittime. L’equazione, nella sua freddezza, diviene purtroppo semplice. Citiamo tuttavia pure qualche cifra che non può essere verificata in maniera certosina, se non altro perché è abbastanza noto di come insabbiamenti e dubbi di natura morale – questi ultimi attribuiti spesso anche alle famiglie e non solo alle povere vittime – possano influire sia sul numero di denunce sia sulla facoltà di poter analizzare il fenomeno nella sua interezza. Il totale, insomma, è di difficile individuazione. Ma un numero di riferimento viene comunque riportato: “I minori violentati potrebbero arrivare nel nostro Paese fino al milione”, fanno presente sempre da “Rete l’Abuso”.

Le diocesi campane hanno il loro ben da fare per cercare di arginare il fenomeno, non solo quella di Aversa, ma anche le altre disseminate tra le cinque province della regione. Sono tanti i casi conclamati e quelli insabbiati, di cui non si hanno prove certe, ma se si fa riferimento ai sacerdoti indagati e poi condannati per pedofilia, si possono raccontare diverse e raccapriccianti storie. Come quella di don Marco Cerullo, 30enne all’epoca dei fatti, nel 2010. Il sacerdote, originario di Villa Literno, ma con incarico pastorale a Casal di Principe, è stato condannato a 6 anni e otto mesi in Cassazione. Il prelato fu arrestato dai carabinieri di Casal di Principe. Si trovava in macchina con un minore mentre stava compiendo un atto sessuale. Alla vista dei carabinieri, e questo è stato il fatto ancora più grave, scappò con la vettura. Ne scaturì un vero e proprio inseguimento che terminò dopo un chilometro, quando il prete sbandò con la vettura mettendo in pericolo anche la vita del ragazzino. Il piccolo fu ascoltato alla presenza di due assistenti sociali e confermò tutta la vicenda.

Don Hidalgo Edgar Gaudencio fu arrestato, invece, in Messico nel 2002: era ricercato dalla magistratura italiana dal 1999 per abusi su minori risalenti a quando era parroco di San Castrese in Quarto, nel Napoletano. La comunità della parrocchia difese il sacerdote, non volendo dare credito alle accuse. Tra le prove contro di lui, la testimonianza di una bambina di 11 anni che raccontò agli inquirenti di essere stata vittima del sacerdote nel 1997. Giovanni Palmieri, conosciuto come “Padre Ivan”, fu condannato dal giudice civile a pagare un indennizzo di 40mila euro a favore della sua vittima, un ragazzino minorenne all’epoca dei fatti. Lo stesso prete, però, era già stato prosciolto in sede penale perché una perizia psichiatrica lo aveva riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento degli abusi. Una storia torbida e paradossale, che cominciò nel 1999 tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli di Napoli.

Tra i sacerdoti condannati in Campania c’è anche chi è deceduto. È il caso di don Giuseppe Rassello, il parroco della Sanità, simbolo del rione più degradato di Napoli, il prete dei disperati, dei tossicomani, delle sfide alla camorra, punito con 3 anni e 6 mesi di carcere per abusi su un ragazzino di 14 anni, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ‘90. Il prete morì per un tumore nel 2000 a soli 49 anni. Don Pasquale Scarola, invece, 64 anni allora, originario di Curti e parroco della chiesa San Pietro Apostolo di Capua, fu condannato nel 2007 a 2 mesi per pedofilia, per un reato commesso su una bambina di 9 anni. “Telefonavo anche di notte in quell’abitazione però mi interessavo della mamma e non della figlia”, furono le parole che usò in sua difesa. Ammise la debolezza per il sesso femminile, ma non confessò il reato di pedofilia. Il sacerdote venne incriminato per aver molestato con più di 200 telefonate la ragazzina: “Vorrei toglierti le mutandine. Dove vai a scuola? Prima o poi ti vengo a prendere”. Ecco le frasi oscene che ripeteva alla bimba.

A Salerno, don Giuseppe Salomone, sacerdote deceduto nel 2016, fu condannato a 2 anni e 4 mesi per abusi su bambine. Nel 1995 don Tommaso Antonio Tarsia, a Napoli, ebbe una pena di 1 anno e 10 mesi con la condizionale per avere abusato di una bambina con problemi psichici. L’aveva già fatto con una donna disabile. Era stato scoperto e messo sotto processo. Aveva patteggiato una pena di 1 anno e 10 mesi per violenza sessuale. Poi l’ha rifatto protetto dall’abito talare. E per la seconda volta fu scoperto, accusato da una bambina di 10 anni che frequentava la sua chiesa di Pianura e seguiva il catechismo. Abusi sessuali. Peggio: pedofilia, con la piccola palpeggiata, toccata e molestata ripetutamente nella sacrestia. Infine, don Carmine Zaccariello, sacerdote di Ameglio, frazione di Marzano Appio, nell’Alto casertano, cacciato dalla Chiesa. Il provvedimento, voluto da Papa Francesco, è arrivato dopo anni dallo scandalo che ha visto il prete coinvolto in storie di sesso a pagamento con adulti e persino atti di pedofilia.

Un quadro fosco e anche incompleto, poiché il limite delle indagini sui preti pedofili è il numero ridotto di denunce da parte della stessa Chiesa, delle vittime e delle famiglie. Anche per questo Papa Francesco ha deliberato sull’obbligo di segnalazione per tutti coloro che, facendo parte della Chiesa cattolica, vengono a sapere di abusi sessuali, in particolare sui minori. Il Santo Padre ha stilato il Motu proprio “Vox estis lucis mundi” sui sacerdoti pedofili, ma visti i risultati sembra proprio che il sistema di prevenzione continui a non funzionare.

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Tags: Papa Francesco
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