Trentotto chili di ricci di mare, corrispondenti a circa mille esemplari, alcuni dei quali di piccolissime dimensioni. Questo l’ingente bottino sequestrato alle prime luci dell’alba dai carabinieri a due uomini residenti a Torre del Greco i quali, a bordo di un piccolo natante, si erano introdotti nell’area del parco sommerso della Gaiola. I pescatori di frodo, che all’arrivo delle forze dell’ordine avevano già riempito due sacche di ricci, operavano con l’ausilio di un compressore in grado di insufflare continuativamente aria al sub in immersione per la raccolta degli echinodermi, le cui gonadi (la cosiddetta “polpa”) rappresentano una prelibatezza estremamente richiesta sul mercato nero.
Il Paracentrotus lividus, questo il suo nome scientifico, è infatti una specie protetta dalla legge italiana, che ne vieta categoricamente la pesca nelle aree marina protette e ne regola, comunque, la raccolta altrove in quanto “specie che necessita di una gestione oculata”. L’operazione del nucleo carabinieri subacquei è avvenuta durante le normali attività di pattugliamento dell’area marina protetta del parco sommerso di Gaiola, svolte in collaborazione con il nucleo tutela del patrimonio culturale su richiesta dell’ente gestore del parco, il centro studi interdisciplinari Gaiola onlus.

