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Home Inchieste

Reggia di Caserta, polemiche sul nuovo logo: è copiato?

Diego Del Pozzo di Diego Del Pozzo
26 Aprile 2020
in Inchieste

Continuano a infuriare le polemiche e a inseguirsi le ironie (in particolare sui social network) a proposito della nuova identità visiva della Reggia di Caserta, presentata mercoledì con una conferenza stampa virtuale dal direttore generale del complesso storico-monumentale vanvitelliano, Tiziana Maffei. A far discutere, in particolare, è il nuovo logotipo che, nelle note ufficiali, viene definito come “realizzato con un carattere tipografico fedele agli stilemi vanvitelliani, con una trascrizione attuale, contemporanea e durevole“. Si tratta delle lettere “R” e “C”, da intendersi come iniziali di “Reggia” e “Caserta”, ma anche di “Re Carlo” e “Real Casa”, con utilizzo di colori primari che, a quanto si può leggere sul nuovo sito della Reggia di Caserta, “si rifanno allo stemma dei Borbone: il blu, per la voce istituzionale; l’oro, per la suggestione del percorso museale“.

Con un iter amministrativo iniziato oltre un anno fa (e formalizzato con l’atto di affidamento diretto del 17 giugno 2019) sotto il direttore ad interim (e attuale direttore generale dei musei al Mibact) Antonio Lampis, coerentemente con le indicazioni contenute nel nuovo regolamento interno della Reggia “per l’affidamento ed esecuzione di lavori, servizi e forniture per importo inferiore alla soglia di rilevanza comunitaria“, questo “servizio di organizzazione del racconto museale” (così viene definito nella determina di giugno 2019) è stato realizzato da un’agenzia di nome Sigla, con sede a Levata, una frazione del comune di Curtatone, in provincia di Mantova, con affidamento diretto secondo il criterio della migliore offerta per una cifra pari a 37.500 euro. Sia detto subito, a scanso di equivoci, che non deve destar scandalo l’entità della somma stanziata – assolutamente ragionevole, anzi – per la realizzazione della nuova identità visiva, poiché è giusto pagare in modo adeguato chi lavora, nel campo del graphic design come in qualsiasi altro, ancor di più se poi i risultati sono soddisfacenti.

Dopo la fine dell’interim di Lampis e l’insediamento della Maffei, dunque, è toccato a quest’ultima nei giorni scorsi presentare il progetto. E per lei, col nuovo brand “abbiamo fatto emergere i caratteri profondi che connotano la Reggia di Caserta. La sua storia, che nasce dalla visione di un monarca; la sua arte, capace di diventare paesaggio; la sua cultura, che si trasforma in valore di produttività nel campo artistico, manifatturiero e sociale“. Le fa eco Valeria Di Fratta, funzionario della promozione e comunicazione del sito casertano: “La parola chiave di questo progetto creativo è ispirazione. Non era semplice trovare un segno che racchiudesse le molteplici identità di questo complesso monumentale. Abbiamo effettuato un’analisi dell’identità visiva attuale, del posizionamento a livello internazionale, dell’efficacia del brand, della qualità degli strumenti di comunicazione, della chiarezza e correttezza delle informazioni ai visitatori“. Ed entra ancora di più nei dettagli tecnici Tiziano Prati, l’amministratore delegato dell’agenzia Sigla: “Il nome diventa logo. La parola Reggia è protagonista, attraverso una distribuzione diversa dei pesi, per sottolineare l’unicità e il valore internazionale della Reggia, ma non dimenticando Caserta. Dall’unione armonica delle due iniziali R e C è nato un monogramma forte e sempre coerente al logotipo da cui trae ispirazione“.

E allora? Come mai tutte queste polemiche? Un aiuto può giungere da un sito specializzato molto stimato come Artribune, che in un articolo dedicato all’argomento scrive, senza mezzi termini, che il nuovo logo “appare con caratteri che sembrano né ‘vanvitelliani’ – e quindi storici – e nemmeno contemporanei. Forse un approccio grafico che poteva essere contemporaneo negli anni Novanta“. D’altra parte, l’articolo lascia poco spazio all’immaginazione fin dal titolo: La Reggia di Caserta presenta il nuovo logo. Talmente brutto che partono le parodie. E, in effetti, in questi giorni i social abbondano di riletture parodiche del lavoro dell’agenzia Sigla, da parte di tanti grafici professionisti, ma anche di studenti e di laureati di corsi universitari in Graphic Design o in Comunicazione. Tante le chicche: da “Mi ricorda un caseificio” a “Rimanda al logo di un hotel a 4 stelle“, da “Mi fa venire in mente Reggio Calabria” a “Sembra il logo di una catena di alberghi“, “Ricorda il marchio di una villa in affitto per matrimoni” o “Ma è l’insegna di un residence?” e via ironizzando. Tra i docenti della scuola di Design della comunicazione dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, per esempio, s’è sviluppato un forte dibattito pensando anche a quanti bravi professionisti presenti sul territorio campano avrebbero potuto realizzare un lavoro di qualità superiore.

Anche dai professori dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, quella presente proprio sul territorio casertano, sono arrivate tante critiche. Così, Enrico Bonetti, docente alla facoltà di Economia della Vanvitelli ed esperto di marketing territoriale, intervistato dal quotidiano Il Mattino ha parlato di un logo “privo di elementi di originalità e di personalità per poter rappresentare un luogo che, invece, ha una fortissima identità“. Jolanda Capriglione, che nello stesso ateneo insegna Estetica nel corso di laurea di Design, lo definisce “oggettivamente brutto, inopportuno, scopiazzato, opaco e triste, come d’altra parte è anche il video che racconta la nuova identità visiva del monumento, mostrato in bianco e nero e con un segno color indaco che lo copre“. Addirittura, l’Ordine degli architetti della provincia di Caserta, presieduto da Raffaele Cecoro, ha emesso sulla vicenda un comunicato ufficiale, nel quale si legge: “Il logo scelto per rappresentare il brand ‘Reggia di Caserta’ manca totalmente di ogni riferimento storico-artistico e sembra un vero e proprio plagio in quanto simile se non identico ad altri loghi già esistenti. Sembra essere stato preso in prestito da quello del celebre campione di tennis Roger Federer o ancora peggio da quello della nota società immobiliare canadese Ricco Colinares che utilizza questo marchio da anni. […] Quello che è successo oltre a mostrare un disastro dal punto di vista manageriale rappresenta un vero e proprio danno d’immagine per la Reggia di Caserta e per la nostra provincia“.

Da parte sua, l’amministratore delegato dell’agenzia mantovana Sigla, Tiziano Prati, ha provato a difendersi in un’intervista alla Gazzetta di Mantova di ieri: “Si è trattato di una polemica sinceramente forzata – ha spiegato al quotidiano lombardo – perché si è guardata la punta di un iceberg, il solo monogramma, senza tenere conto della complessità dell’intero progetto. Lo stesso monogramma va visto all’interno del logotipo da cui trae origine, che è quello che caratterizza l’immagine grafica della Reggia“.

Purtroppo, però, basta perdere qualche minuto per fare un po’ di ricerche su internet per accorgersi come i rilievi degli architetti casertani siano tutt’altro che infondati o esagerati, a partire da quello relativo a un possibile “riciclo” di loghi già utilizzati altrove. Con pochi click, infatti, si può arrivare per esempio sul sito di DesignCrowd, una piattaforma australiana di grafica lanciata nel 2008 e che, negli anni, ha costruito una community piuttosto rispettabile composta da oltre 700mila designer, tutti pronti a creare un logo al cliente di turno per cifre abbordabilissime. Su DesignCrowd è possibile trovare qualunque realizzazione grafica per loghi, biglietti da visita, magliette, progettazione di siti web, design di personaggi dei cartoni animati, buste e carta intestata, usufruendo di diversi pacchetti a seconda del servizio richiesto, tutti a prezzi modici, da poche decine a qualche centinaio di dollari. Perdendo un po’ di tempo all’interno del sito, dunque, ci si può imbattere nel lavoro che zimbo, un designer giapponese celato dietro a questo nickname, ha realizzato proprio per l’immobiliare canadese Ricco Colinares citata dagli architetti casertani nel loro comunicato (e non solo da loro, in questi giorni). Si scopre, così, che la società canadese ha investito per il suo nuovo logo la somma di 160 dollari, a fronte della quale, attraverso DesignCrowd, ha ricevuto 41 proposte di logo da 21 differenti designer da tutto il mondo, per scegliere alla fine quella del nipponico zimbo, realizzata il 24 settembre 2014 per un costo di 69 dollari. E – sarà un caso oppure semplice “ispirazione” – il logo, come si vede dalle due foto qui in alto, è praticamente identico a quello “nuovo” della Reggia di Caserta.

 

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Tags: Mantova
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