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Salerno, guardia di finanza indaga sulla Yele Spa: 29 le persone coinvolte (Video)

I reati contestati sono stati ben 45, dalla bancarotta fraudolenta alla frode fiscale; dal peculato fino al falso in bilancio

Sara Dell'Aversano di Sara Dell'Aversano
28 Agosto 2020
in Cronaca, Salerno
yele

La guardia di finanza di Salerno, con il coordinamento della Procura della Repubblica, è intervenuta sul fallimento della Yele Spa, la società pubblica addetta alla gestione dei rifiuti, tra le più importanti della regione, attraverso un’operazione dal nome “Piazza Pulita”. A destare non pochi sospetti è stato il buco di oltre 30 milioni di euro nei bilanci: in tutto sono stati 29 gli indagati, tra amministratori, componenti degli organi di vigilanza e consulenti. I reati contestati invece sono stati ben 45, dalla bancarotta fraudolenta alla frode fiscale; dal peculato fino al falso in bilancio.

La società, costituita nel 1998, ha svolto il servizio d’igiene urbana in 49 comuni del basso Cilento e più dell’80% del capitale sociale era detenuto dalla Co.Ri.Sa/4, un consorzio nato appositamente per combattere l’emergenza rifiuti in Campania. Nel corso degli anni, la Yale Spa è divenuta una delle realtà più importanti del settore, fino a contare, addirittura, tra il 2010 e i primi mesi del 2017, ben 263 unità in organico, lavorando su un territorio che si estendeva per 1.352 chilometri quadrati. I problemi, però, sono iniziati nel 2013, quando la società ha dovuto fronteggiare diversi debiti, provenienti da mancate riscossioni, attraverso azioni esecutive, dei crediti nei confronti dei Comuni fruitori del servizio di nettezza urbana. Una situazione, questa, che è automaticamente rimbalzata nell’amministrazione finanziaria, con ricorrenti omissioni sia nel versamento delle imposte dovute sia di quelle ritenute (ovvero assistenziali, previdenziali e d’acconto). Per questo motivo la Yele aveva sempre approvato il bilancio d’esercizio e provveduto al rituale deposito, ma, dal 2014, i dati contabili sono stati celati per non rendere noto la cattiva gestione e la scarsa solidità patrimoniale della società stessa. Tale comportamento ha segnato la sua fine: nel mese di luglio del 2018, la Yale è prima arrivata alla liquidazione, disposta dal Tribunale di Napoli, poi ha dichiarato il fallimento, diversi mesi dopo, il 30 ottobre, attraverso una sentenza del Tribunale di Vallo della Lucania.

Da qui sono iniziate le indagini della guardia di finanza. Le vicende societarie hanno riguardato ben 33 diversi procedimenti penali, tradotti in una grande quantità di documentazione contabile ed extracontabile da dover analizzare. Ciò che è emerso dalle verifiche è stata una serie di atti illegali: prima di tutto l’inadempienza degli obblighi verso gli istituti di credito e finanziare che avevano erogato la “cessione del quinto” ai dipendenti della società, un prestito che però sarebbe stato trattenuto dalla Yele stessa per propri scopi. Inoltre, sarebbero stati addirittura riparati veicoli di proprietà di alcuni dipendenti a spese della società. Come se non bastasse, avendo perso i requisiti di regolarità contributiva prescritti per la contrattazione pubblica, la Yale avrebbe affidato parte dei propri servizi, in subappalto, a cooperative create ad hoc, senza autorizzazione da parte delle stazioni appaltanti. L’enorme debito della società si aggirava oltre i 30 milioni di euro, ai quali si aggiungono altri 10 per le condotte distrattive poste in essere in pregiudizio dei creditori. Il risparmio che ne è conseguito da tali condotte sarebbe servito per auto-finanziarsi e per consulenze legali e tecniche, oltre a collaborazioni occasionali spesso non necessarie. Dalle indagini effettuate dalle fiamme gialle sarebbe inoltre emerso che il presidente del consiglio d’amministrazione, anche dopo aver rassegnato le dimissioni, ha continuato ad amministrare il tutto, dando disposizioni a dipendenti e dirigenti circa le tempistiche e i pagamenti.

La grande mole di verifiche e controlli ha quindi portato alla denuncia di 29 responsabili della Yele, tra personale con ruoli direttivi o di consulenza; per 14 persone è stato disposto dal Gip del Tribunale il sequestro preventivo di beni fino a 20.443.892 euro. Sono stati inoltre cautelati circa 100 beni immobili, tra fabbricati e terreni, 25 veicoli e disponibilità finanziarie per un valore totale di 4 milioni di euro. Continuano, ancora adesso, le indagini per terminare l’intero lavoro portato avanti dalla guardia di finanza.

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