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Home Politica

Sant’Antimo, politica e camorra: in anteprima i motivi dello scioglimento da parte della commissione d’accesso

Domenico Cacciapuoti di Domenico Cacciapuoti
19 Aprile 2020
in Politica
regolamento

regolamento

Nel decreto di scioglimento del Comune di Sant’Antimo per infiltrazioni camorristiche nel 1991 poco spazio era dedicato alla questione urbanistica e all’abusivismo edilizio, anche se erano stati gli aspetti intorno ai quali si erano uniti in quegli anni gli interessi della politica e della malavita. Il decreto presidenziale si concentrava sui collegamenti diretti e indiretti tra una parte dei componenti del civico consesso e la criminalità organizzata. Non furono, però, approfonditi abbastanza i rapporti tra imprese-politici-camorra, anche perché nel 1991 si era in presenza dei primi provvedimenti di questo tipo in Italia. Dopo l’approvazione della legge Bassanini, si è ben compreso come non si possa licenziare con un decreto di scioglimento una classe politica senza toccare il suo “retroterra burocratico” rappresentato dalla cattiva conduzione di alcuni uffici, che poi comporta gravi deviazioni e connivenze. La prospettiva, infatti, rispetto al 1991, risulta radicalmente ribaltata con il decreto di scioglimento del Comune di Sant’Antimo per infiltrazioni camorristiche del 2020, in quanto l’attenzione è maggiormente concentrata su numerosi procedimenti amministrativi, che sono stati connotati da una deviazione dell’azione amministrativa senza che i vertici politici abbiano posto in essere al riguardo alcun intervento correttivo.

Nella relazione della commissione d’accesso si legge:

  • Licenze edilizie illegittime: è emerso, in maniera inequivocabile, l’interesse della criminalità al rilascio di condoni e permessi a costruire. Sul punto, la Prefettura di Napoli osserva che la giunta comunale concesse il nulla osta presso il Comune di Giugliano ad un funzionario apicale del settore urbanistica. Per effetto di questo singolare spostamento si concretizzarono quelle condizioni di necessità per assumere, ex art. 110 del Tuel, per il 2019, il funzionario stesso, che poi rilasciò alcuni permessi a costruire a favore di soggetti contigui a contesti malavitosi, in alcuni casi anche in presenza di documentazione, che attestava l’abusività del manufatto oggetto del permesso a costruire. L’analisi dei procedimenti di competenza del citato dirigente ha rilevato la sussistenza di una complessa rete di cointeressenze tra amministratori, componenti dell’apparato burocratico ed esponenti della criminalità organizzata, in violazione dei principi di buon andamento e di legalità dell’azione amministrativa.
  • Appalto per il servizio igiene urbana: la gara e l’affidamento alla ditta gerente il servizio di igiene urbana presentano diversi profili di illegittimità e anomalie. All’esito delle anomale modalità di gara il servizio è stato affidato ad un consorzio amministrato in passato da persone destinatarie di provvedimenti cautelari per associazione a delinquere, tra cui un soggetto imputato anche per falsità ideologica, ricettazione e reati commessi nel settore dei rifiuti.
  • Servizio lampade votive: la determina di affidamento del servizio alla ditta che lo gestiva, seppur annullata in autotutela, continuò nei fatti a produrre effetti con l’affidamento alla medesima ditta nelle more dell’espletamento di una gara, che poi non sarà mai espletata. Si è, nei fatti, aggirato il codice degli appalti per favorire una società i cui responsabili hanno cointeressenze con soggetti controindicati.
  • Appalto per i lavori alla scuola media Giovanni XXIII: gli atti di gara presentano varie anomalie.
  • Progetto di riqualificazione urbana Jessica: una delle società che compongono l’Ati, aggiudicataria del progetto di riqualificazione, è una società schermo per aggirare la normativa antimafia.
  • Lavori di manutenzione stradale: la procedura di aggiudicazione è caratterizzata da diverse anomalie.
  • Servizio di pompe funebri: la commissione d’accesso ha accertato che sul territorio operano agenzie funebri che svolgono tale servizio pur se prive di titoli abilitativi o, comunque, in violazione della normativa di settore. In tal senso è emblematica la vicenda concernente un’impresa i cui titolari sono riconducibili, per stretti rapporti parentali, a elementi di spicco della locale organizzazione camorristica e a carico dei quali figurano gravissimi reati anche di tipo associativo. Nei confronti della ditta in argomento, per la quale non risulta sia stata disposta alcuna verifica antimafia, l’allora comandante della polizia municipale emetteva nel febbraio 2018 un’ordinanza di chiusura. In concomitanza con tale provvedimento l’amministrazione comunale rilasciava un’autorizzazione all’esercizio dell’attività a un’altra impresa (di proprietà della stessa famiglia titolare dell’agenzia destinataria dell’ordinanza di chiusura) resa possibile dall’attestazione dell’attuale comandante della polizia locale che, sebbene non fossero stati effettuati i prescritti controlli antimafia, dichiarava il possesso da parte dell’impresa di tutti i requisiti prescritti dalla normativa di settore. Secondo il Prefetto di Napoli l’omesso controllo antimafia è stato strumentale ad evitare una probabile certificazione interdittiva antimafia. Situazione in parte analoga è stata riscontrata anche per un’ulteriore impresa funebre riconducibile sempre allo stesso nucleo familiare e avente la stessa sede sociale di una delle due ditte sopra menzionate. La relazione del Prefetto pone in rilievo analiticamente che le tre menzionate imprese, attesa la mancanza (originaria o sopravvenuta) dei requisiti richiesti dalla normativa vigente per lo svolgimento dell’attività, si sono avvalse di una ditta prestanome, continuando in tal modo a svolgere, di fatto, il servizio di onoranze funebri. La commissione d’indagine evidenzia, peraltro, che la menzionata ditta prestanome nel 2019 è stata colpita da provvedimento interdittivo antimafia per aver posto in essere le medesime condotte anche in favore di altre imprese i cui titolari sono persone contigue alla criminalità organizzata. Al riguardo è significativo che sebbene la commissione di indagine avesse invitato il comandante della polizia municipale di Sant’Antimo a relazionare sulla complessa vicenda concernente le ditte che svolgono il servizio di onoranze funebri e sui mancati accertamenti e controlli che il suo ufficio avrebbe dovuto svolgere (e che sono stati, invece, effettuati dall’Arma dei carabinieri) il comandante si è limitato a fornire generiche informazioni. La relazione del prefetto, al riguardo, si sofferma poi sul conferimento della responsabilità del settore della polizia locale a un soggetto riconducibile, per assidue frequentazioni, ad ambienti criminali, già responsabile di un’area amministrativa di un Comune sciolto nel 2017 per infiltrazioni della camorra, rinviato a giudizio per i reati di cui agli articoli 110 e 323 del codice penale e indagato, unitamente ad altri amministratori di quel Comune, per il reato di voto di scambio.

E poi incarichi a parenti di consiglieri comunali e anomalie relative ai lavori di somma urgenza. In buona sostanza, secondo la commissione d’accesso, l’amministrazione comunale non solo non ha tutelato gli interessi dell’Ente, ma ha anche permesso che per queste procedure anomale e illegittime venissero liquidati compensi incentivanti ex art.113 del Codice degli appalti. Inoltre, le stesse liquidazioni degli incentivi sono caratterizzate da anomalie con possibile danno erariale per l’Ente. Una vicenda ritenuta, infatti, significativa ai fini degli accertamenti delegati alla commissione d’accesso è quella del comandante della polizia locale Biagio Chiariello, che dal 2019 è in servizio presso il comando della polizia locale di Frattamaggiore.

La figura di Biagio Chiariello emerge nella relazione del Prefetto di Napoli non solo per gli aspetti connotati dalla sua inclinazione a non piegarsi a poteri oscuri e alla camorra, ma anche per le azioni di contrasto all’illegalità, per le quali si è spesso esposto anche in prima persona. In estrema sintesi, secondo la commissione d’accesso, la politica a Sant’Antimo si è disinteressata della camorra, la camorra si è interessata alla politica, cooptandola sistematicamente. Infatti, è emersa la pervasiva e sperimentata capacità di penetrazione criminale attraverso la costante presenza negli anni di politici legati o vicini ai clan di camorra. Questa situazione si riverbera sulla gestione pubblica dell’Ente, aperta alle ingerenze delle associazioni criminali, come testimoniano i molteplici elementi di ambigua gestazione.

 

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Tags: camorra
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