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Home Società

Sciolto il sangue di San Gennaro, ma a Napoli è festa a metà

Compiuto questa mattina il "miracolo" della liquefazione in presenza del cardinale Crescenzio Sepe. Clima surreale in città a causa dell'emergenza sanitaria

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
19 Settembre 2020
in Società
San Gennaro

Nel giorno della sua celebrazione San Gennaro, patrono della città partenopea, ha compiuto il prodigio della liquefazione del sangue. Il “miracolo” è avvenuto questa mattina, qualche ora dopo l’apertura dei portoni di ingresso del Duomo. A sollevare l’ampolla contenente il sangue del santo, mostrandola ai pochissimi fedeli che hanno potuto accedere al tempio, è stato il cardinale Crescenzio Sepe accompagnato dall’abate della Cappella del Tesoro, monsignor Vincenzo De Gregorio. Tra le poche cariche istituzionali presenti, c’era il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. 

Per la prima volta nella storia, le celebrazioni di San Gennaro si sono svolte in un clima surreale, segnato profondamente dall’emergenza epidemiologica causata dal Covid-19, con pochissime persone che hanno potuto accedere al Duomo e assistere al fenomeno della liquefazione del sangue. In totale, infatti, la cattedrale di Santa Maria Assunta ha ospitato soltanto duecento persone tra fedeli, religiosi, rappresentanti delle istituzioni e giornalisti. Gli ingressi nella basilica sono stati severamente contingentati ed è stata misurata a tutti la temperatura corporea con l’utilizzo di termoscanner. All’interno della basilica, inoltre, sono state rispettate in maniera rigorosa le misure di distanziamento sociale e tutte le normative anti-Covid. A subire una battuta d’arresto è stato anche il rito religioso vero e proprio, col cardinale Sepe che, in osservanza delle più rigide regole igienico-sanitarie, non ha potuto baciare come da tradizione l’ampolla contenente il sangue del santo. 

Anche in città s’è percepita la sensazione di celebrare una festa a metà, con poche persone che hanno potuto affollare il sagrato del tempio, mentre lungo via Duomo non vi sono bancarelle, torroni, caramelle o santini e souvenir raffiguranti il santo protettore dei napoletani. Durante l’omelia tradizionale lo stesso cardinale Sepe, agli sgoccioli del suo mandato ecclesiastico, ha utilizzato parole molto riflessive per affrontare il difficile periodo storico segnato da una pandemia tanto atroce quanto pericolosa, capace di mettere in ginocchio il mondo intero e contro la quale – ha spiegato – si può vincere soltanto con generosità e sacrificio, senza mai dimenticare di riporre la fede in Dio. Nonostante il particolare momento storico, comunque, quella di San Gennaro resta una celebrazione molto sentita in città. E a luglio scorso il culto del santo patrono di Partenope è stato addirittura candidato a patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco.

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Tags: NapolireligioneUnesco
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