“Lo sport ad Aversa è agonizzante”, afferma amareggiato Gianni Apicella, che da anni cerca, in solitudine, di mantenere viva in città la passione della pallavolo. Quella della gestione degli impianti sportivi, e di come le “prassi” di un tempo abbiano influenzato le scelte (o non scelte) di oggi, è questione che rientra nelle tante (a)normalità del governo della cosa pubblica ad Aversa.
Le polemiche infinite su di chi è la colpa sono all’ordine del giorno. Il rimpallo di responsabilità fra “vecchio” e “nuovo”, fra passato e presente, è anche questo uno sport, non solo aversano, ma nazionale. Sta di fatto che una decisione bisogna prenderla, mentre le società sportive “indoor” soffrono il fatto di non poter usufruire delle palestre scolastiche e la squadra di calcio gioca le sue partite casalinghe al comunale di Lusciano.
Partiamo proprio dal “Bisceglia”, storico stadio aversano che ne ha “viste” di tutti i colori. La gara per la gestione dell’impianto è stata vinta da Opes, Organizzazione per l’educazione allo sport, ente nazionale con sede a Roma-Eur che, come riportato sul sito ufficiale, “promuove ed organizza, senza scopo di lucro, in collaborazione con le Associazioni Sportive Affiliate, iniziative atletiche e ricreative, a carattere locale, provinciale e nazionale”.
Come ente di promozione sportiva è riconosciuto dal Coni e organizza campionati in varie discipline. Gianluigi Antonini è il presidente regionale del comitato provinciale di Caserta. “Siamo in attesa che il Comune ci chiami per la firma del contratto e la consegna delle chiavi”, esordisce subito.
“Dovrebbe essere a breve, intorno al 20 gennaio. Considerate le festività natalizie, diciamo che rientriamo nei tempi tecnici. Anche a Pietramelara abbiamo firmato il contatto a fine ottobre, dopo alcuni mesi dall’aggiudicazione della gara. A volte i Comuni sono lenti. Ci vogliono tempi tecnici e le verifiche del caso”.
Antonini sembra essere consapevole delle condizioni in cui versa il Bisceglia. “È chiaro che lo stadio è in una condizione pessima, perché da tempo inutilizzato. Noi organizziamo eventi sportivi ed è nostro interesse rimetterlo in sesto. Quindi sistemeremo il manto erboso, cureremo i campi di calcetto, insieme a tutto ciò che c’è da sistemare, come da capitolato. Abbiamo già esperienza di gestione stadi, come a Pietramelara, Pignataro Maggiore e Frosinone”.
Sul rapporto con il territorio e le associazioni sportive locali, Antonini mostra assoluta disponibilità. “La prima società ad essere chiamata per una collaborazione sarà il Real Agro Aversa, la squadra della città. Siamo un ente di promozione sportiva e siamo a disposizione di chi fa sport. Non facciamo questo per lucro. L’importante è coprire i costi e le spese”.
Proprio il Real Agro Aversa, con il responsabile Guglielmo Pellegrino, è sul piede di guerra. La sua battaglia parte dai lavori per le Universiadi. “Ho denunciato pubblicamente la questione. Sono stato chiamato anche dal commissariato di Aversa. Sono stati fatti interventi minimi. La domanda che mi pongo è: come è possibile che si consegnano i lavori e il campo non è agibile? Chi doveva controllare? L’esempio è il manto erboso abbandonato. È chiaro che la verifica è di competenza degli uffici tecnici. Ma i tecnici sono controllati dalla politica. L’errore dell’attuale amministrazione comunale è di non portare avanti un discorso legato al calcio, allo sport”.
Pellegrino, al momento, non ritiene opportuno dialogare con Opes. “Innanzi tutto, ho l’impressione che il bando per l’affidamento della gestione non si è attenuto al regolamento comunale. Il Real Agro Aversa non può sprecare tutte le sue energie per rimettere a posto lo stadio, quando dovrebbe essere già a posto. Quindi, preferisco andare a giocare a Lusciano. Il nostro obiettivo è tornare a giocare ad Aversa, ma al momento chi ha vinto la gara per la gestione non è entrato in possesso dell’impianto. Dunque, è ancora presto per un incontro. Se non riusciamo a tornare ad Aversa, bisogna vedere se cambiare nome e andare a giocare da un’altra parte”.
Dal calcio alla pallavolo. Dall’aperto dello stadio Bisceglie, al chiuso delle palestre. I motivi di “uno sport agonizzante” per Gianni Apicella sono presto spiegati. “Tutte le palestre comunali sono state dichiarate inagibili. Nessuna società sportiva aversana utilizza, quindi, queste strutture, perché senza l’agibilità il Comune non le ha date in convenzione. Gli alunni ci vanno? Secondo il Comune la responsabilità è dei dirigenti scolastici. Il risultato che adesso ho 34 iscritti nel mini volley contro i 100 dello scorso anno. Li faccio allenare nel palestra del liceo “Cirillo”, di proprietà della Provincia. Abbiamo detto no al palazzetto dello sport, per le misere ore in cui ci veniva concesso e con orari assurdi”.
Apicella spiega come sono andati i fatti. “L’amministrazione comunale ha detto di voler rispettare le regole, che in passato non sono state rispettate. È stato un consigliere d’opposizione, l’ex assessore Alfonso Oliva, a porre la questione agibilità. L’assessore allo sport Luisa Melillo ha chiesto per iscritto tutta la documentazione al dirigente Raffaele Serpico. Questi ha risposto, sempre per iscritto, che non ci sono le documentazioni necessarie. Una volta avuto l’ufficialità, l’assessore non ha potuto fare nulla. Quindi le palestre non si assegnano. L’unica soluzione era che il sindaco avrebbe dovuto prendersi la responsabilità di aprire le palestre, così come hanno fatto Domenico Ciaramella, Giuseppe Sagliocco e lo stesso Enrico De Cristofaro”.
Chiamata in causa, l’amministrazione comunale risponde con Paolo Santulli, presidente della commissione sport. “Per quanto riguarda il Bisceglia, ho già segnalato la necessità dei tempi stretti di realizzazione dei lavori da parte di chi ne avrà la gestione. Lo stadio deve essere fruibile anche alla città. Quindi ci auguriamo che questi lavori vengano fatti bene e nel più breve tempo possibile. Anche perché, come si afferma nel bando, bisogna tener conto che la squadra di calcio di Aversa deve avere la priorità per le partite giocate in casa”.
C’è poi il tema dei lavori per le Universiadi. Santulli ha portato la questione in Consiglio comunale. “Ho fatto interrogazione per sapere come stavano le cose. Purtroppo la risposta non c’è stata, perché non c’era il dirigente, ricoverato in ospedale. Da quanto mi è dato sapere, l’ente che ha gestito le Universiadi da 1 milione e 100 mila euro in programma, ne ha spesi 650 mila. Lavori che riguarderebbero gli impianti elettrici, il riscaldamento, attività di servizio, la sicurezza dei locali, la sala stampa e il manto erboso. Lo stesso manto erboso che adesso si dovrà rifare”.
Infine, l’inagibilità delle palestre. “C’è questo problema, è vero. Il dirigente, dopo una nostra richiesta, ci ha detto che non sono agibili. Adesso abbiamo chiesto quali sono i lavori da fare e aspettiamo la risposta. Sono problemi di messa in sicurezza che riguardano l’80% per cento delle palestre italiane. Per ovviare ai disagi delle società, proprio in commissione sport abbiamo approvato una richiesta di ridurre i costi del Palajacazzi e permettere l’attività sportiva a costi molti bassi, 5 euro l’ora. Per i lavori che mettano in sicurezza le palestre, ci stiamo impegnando per trovare le risorse, una parte delle quali è compresa nel piano triennale delle opere pubbliche”.
Insomma, c’è da aspettare e sperare che, nel frattempo, lo sport ad Aversa da agonizzante non passi a defunto.
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